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I Tuareg, il Presidente del Mali e … le mogli dei soldati

5 febbraio 2012

Dalla sera del  21 marzo la situazione politica del Mali è in evoluzione, militari hanno attaccato il palazzo presidenziale, dal governo si è definita la questione come una protesti di disertori.
Il 22, il sito ufficiale del governo è irraggiungibile, AllAfrica riporta una dichiarazione secondo la quale il presidente Touré preferisce farsi da parte piuttosto che rispondere agli insorti con le armi.

Non si comprende la ragione di tutto questo a poche settimane dalle elezioni . Seguirà un articolo

 

 

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I Tuareg sono due milioni di nomadi berberi sparsi tra Mali, Niger, Libia, Algeria and Chad.  Metà di loro vive nel nord del Mali- L’unico governo che non li ha discriminati fu  quello di Muhammar Gheddafi,  per il quale hanno combattuto fino alla fine della guerra con la Nato.
Quelli originari del Mali al ritorno, armati fino ai denti,  hanno formato il Movimento nazionale per la liberazione della regione dell’ Azawad (MNLA) e rispolverato la vecchia ruggine con il presidente  Amadou Toumani Toure che governa dal 1991 da Bamako, nel sud del paese. Lo accusano di trascurare lo sviluppo del loro territorio e da metà gennaio sono iniziati in varie città del nord scontri violenti  con l’esercito nazionale che hanno fatto numerose vittime.

La questione interessa anche i paesi confinanti, in considerazione della presenza sempre più forte e diffusa dell’Aqmi, AlQaeda nel Magheb  che dispone di immensi arsenali, per il  timore di un contagio della ribellione. L’Algeria si è offerta, come nel 2006, di essere  intermediario fra le parti.
I colloqui sono in corso- Gli Usa si dichiarano preoccupati, Toumani Toure ha provveduto a un rimpasto del governo, le discussioni in rete ruotano intorno al  “colonialismo”, poichè la frammentazione del popolo Tuareg è un’eredità della fine dell’epoca coloniale. Molti accusano della  medesima forma di sfruttamento e repressione i governi attuali e, considerando il Marocco e la questione Saharawi, non si può dire che abbiano completamente  torto.

Questo post nasce dall’attenzione che sempre ho per i Tuareg, ma la ragione ultima sta in un articolo di rfi.fr che descrive una situazione nella quale atteggiamenti  e rapporti con le istituzioni, pur nella situazione cruenta in corso, presentano un livello di umanità ed informalità del tutto singolare per noi.

Amadou Toumani Toure, il Presidente

L’esercito del Mali si sta affrontando con i ribelli Tuareg nel nord e  le mogli dei soldati sono preoccupate. Sono state ricevute dal presidente Amadou Toumani Toure giovedì,  poi venerdì mattino e, dopo la pausa pranzo, i colloqui sono continuati nel pomeriggio.
Un’altra delegazione era già stata ricevuta dalla First Lady, Lobbo Toure, nella notte tra giovedi e venerdì. L’obiettivo della coppia presidenziale è  calmare la rabbia delle mogli dei militari dando loro notizie dal fronte, aiutando materialmente e moralmente le vedove  a gestire il loro dolore.  Si vuole stabilire un quadro permanente di dialogo  perché le donne insistono di voler incontrare il presidente in caso di necessità, e questo per tutte le mogli dei soldati da tutte le regioni del Mali.

Immagino cosa succederebbe se una delegazione di mogli dei nostri soldati in Afghanistan chiedesse di incontrare Giorgio Napolitano tutte le volte che lo ritiene necessario, perfino di notte e con la sua consorte!

Lobbo, la First Lady

Troverei geniale mandare ad Algeri, invece di un politico del governo, una delegazione di queste donne,  soprattutto questa dalle idee semplici e chiare “si tratta di chiudere la pagina dell’incomprensione e aprirne una nuova nella quale tutti possano parlare, insieme a Lobbo, la first lady dai terribili cappellini ma in gamba nelle cause sociali. Le probabilità di concludere presto aumenterebbero di molto.
Già ricordo l’attivismo di Mariam, vedova di Thomas Sankara, contro il presidente del Burkina Faso Campaorè giunto al potere grazie al colpo di stato che le ha ucciso il marito, e sono sempre più convinta della validità dell’iniziativa per conferire il premio Nobel per la Pace alle donne dell’Africa.

Una proposta dettata dal ruolo  che le donne africane hanno acquisito nella vita quotidiana, protagoniste e trainanti anche nell’attività politica e sociale, oltre a reggere l’economia familiare e a permettere la sopravvivenza.

E quelle del Mali assediano i vertici del paese per difendere i loro soldatini…  senza nemmeno qualificarsi femministe. Ma diamoglielo il Nobel, anche per la simpatia!

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UNA APPROFONDITA ANALISI STORICA E POLITICA DAL SITO TUAREG TAMOUDRE

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2 commenti leave one →
  1. 6 febbraio 2012 11:02 am

    Come non darti torto, però quelle italiane cosa potrebbero fare sempre attente alla borsa anziché alla loro terra?

    Mi piace

Trackbacks

  1. INDIPENDENZA, sogno e lotta dei TUAREG del Mali « MAKTUB

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