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Bombardamenti USA: in Pakistan con i droni, in Siria con le bufale

19 febbraio 2012
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mcc43

DRONI IN PAKISTAN

Che male ci ha fatto il Pakistan? Non mi sono accorta di niente, per questo mi meraviglio della mancata indignazione per il continuo scarico di bombe dai droni americani sugli obiettivi civili pakistani.
Volontà di Obama? Anche, ma non è lui ad aver cominciato:
Il think-tank New American Foundation di Washington dice che gli attacchi con i droni sul Pakistan hanno ucciso tra  1715  e 2680 persone negli ultimi otto anni”
Lo scrive l’Herald Tribune nell’articolo
Twin attacks: US missiles kill 13 in N Waziristan.

Doppio attacco: i missili USA uccidono 13 persone, aggiorniamo il conto… ma forse sono di più
“Sedici persone sono state uccise e altre quattro hanno riportato ferite in due distinti attacchi missilistici da parte di un drone statunitense nel Nord Waziristan giovedì.”
Così inizia l’articolo nel blog Gilguysparks , la lettura continua cliccando sulla foto

***** 

BUFALE IN SIRIA

Ci hanno raccontato la triste storia del cantautore Ibrahim Qashoush. Scriveva  l’Huffington Post nel luglio scorso:

Ibrahim Qashoush  con i suoi versi ha mobilitato migliaia di manifestanti in Siria, cantando  “Bashar Assad, è ora di andartene”. Così quando il suo corpo è stato gettato nel fiume che scorre attraverso la sua città natale, i suoi uccisori aggiunto un messaggio chiaro: il taglio della gola.
L’uccisione di Qashoush sottolinea come brutale è la repressione in Siria e come le autorità cerchino di schiacciare la persistente rivolta. I suoi compagni attivisti sono convinti che è stato ucciso dalle forze di sicurezza e temono che potrebbe segnare una nuova campagna per liquidare i leader della protesta.”

Terribile. Ma oggi un post del sito The Truth about Syria, racconta la vera storia del cantautore che aveva mobilitato le folle. Cercando Ibrahim Qashoush  in Google si trovano decine di articoli e di video,  ma si scopre che non è mai possibile vedere il suo viso o perché ripreso da lontano o perché il video è in bassa risoluzione.
C’è solo una sua foto ed è post mortem. Non ci sono immagini che lo ritraggono vivo perché, dice l’articolo, Ibrahim Qashoush  è un media-bubble, una invenzione mediatica diventata popolare solo dopo la sua morte. L’articolo continua:

“Chi era Ibrahim Qashoush? era davvero ciò che ha sostenuto l’opposizione siriana? Le forze di sicurezza siriane sono riuscite ad arrestare il terrorista “Fadi Zreik” e quello che ha rivelato negli interrogatori è davvero soprendente.
“Ibraheem Qashoush” era una persona normale, non sapeva niente nè di musica nè di canzoni, ed è stato macellata dai ribelli siriani, perché si pensava che fosse un informatore del governo siriano. Il vero compositore delle canzoni per i manifestanti era un uomo presente quando venne fotografato il corpo morto di Qashoush, che trovò così un’opportunità per nascondere la propria identità.
Sappiamo tutti chi è che ammazza la gente tagliandogli la gola, abbiamo già visto dozzine di video con questi crimini in Iraq. Non è lo stile dell’intelligence o dei militari, è lo stile dei Wahhabiti (ndr. corrente islamica fondamentalista che è al potere in Arabia Saudita fin dal 1932) e di Al Qaeda.”

Ironia della sorte, leggendo i sottotitoli dell’interrogatorio (il video è nell’articolo di The Truth about Syria, che elenca anche vari altri casi di menzogne) si scopre che il terrorista stesso accusa i media di aver gonfiato tutta la faccenda.
Infatti, ancora in questi giorni in America si scrive: “Per onorare la memoria di Ibrahim Qashoush, un attivista siriano che fu brutamente ucciso dopo aver ripetutamente cantato canzoni contro Bashar Al-Assad”   un musicista di Atlanta ha scritto una composizione e con quella va in tour per raccogliere fondi per i ribelli siriani. Il povero Ibrahim è stato ucciso due volte dai ribelli, nella realtà e nell’identità.
Già era famoso, e poi sbugiardato,  il caso di Amina, la bella blogger simbolo della “rivoluzione” anti-Assad. Risultò  essere questo robusto giovanotto negli Stati Uniti, ma all’epoca i social network grondavano ammirazione e ansietà per la sorte della ” coraggiosa” quanto inesistente, Amina.

In rete si può scrivere quello che si vuole e lì resta per sempre.
Quando è un falso politico, nell’immediato serve a screditare gli avversari.
Quando la verità viene a galla “dovrebbe” screditare chi se ne è giovato e ristabilire la verità: se una protesta è autentica, che bisogno c’è di mentire?
Ma il condizionale è d’obbligo perché pochi riescono a sopportare l’idea di essersi lasciati raggirare.  Caratteristica dell’internauta è ritenersi informato e sveglio, proprio perchè “naviga”.
Difficile, allora, guardarsi allo specchio e dirsi: sono un pollo.
Meno che mai, chiedersi se si è in qualche misura corresponsabili delle nefandezze alle quali le menzogne intendevano spianare la strada.

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