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Albert Nobbs, l’identità furtiva

21 febbraio 2012

mcc43

Una realtà non ci fu data e non c’è, ma dobbiamo farcela noi,
se vogliamo essere:
e non sarà mai una per tutti, una per sempre,
ma di continuo e infinitamente mutabile.

Luigi Pirandello, Uno, Nessuno e Centomila)

Albert Nobbs è un film capolavoro.  Racconto del XIX secolo, affronta l’identità di  “genere” con  rara profondità e sapienza umana.

Una storia en travesti  – perchè i personaggi nell’aspetto appaiono di altro genere da quello biologico –  ma en travesti siamo tutti  per l’impossibilità di mostrare compiutamente all’esterno il nostro volto interiore. Si va per gradi, in ogni ambito della vita non soltanto nella sessualità, chi più chi meno sotto il peso dei propri segreti.

La donna che è diventata  Albert Nobbs è stata troppo provata dalla vita per abbandonare  il travestimento protettivo che ha scelto o per renderlo compiuta espressione di sè.
L’incontro con la donna che è diventata  Hubert Page le mostra un travestimento esterno in raggiunta armonia con l’interiorità, perchè la donna in “Hubert” possiede resilienza non si è nè  spezzata, nè indurita, nè bloccata.
Hubert ha desiderio di vivere. Albert insegue la sopravvivenza, quando tenta di sfidare la vita resta sconfitto, ma proprio la sua sconfitta è la salvezza per altri.

Prestazioni artistiche  superlative.

Sul volto apparentemente immobile di Glenn Close si “legge” lo scorrere dei pensieri di Albert, si partecipa del suo segreto, si percepisce e si condivide l’afflusso delle emozioni.
Janet Mc Teer  ha saputo farsi archetipo: lei è  l’Androgino.
La rara perizia del truccatore non sarebbe bastata a rendere le loro affascinanti figure femminili due creature al di là di ogni stereotipo del  genere. 

Tre nomination che meritano, come poche altre,  di diventare altrettanti Oscar

Glenn Close e Janet Mc Teer

***

“Ricreate” dal make-up artist

Matthew W. Mungle

***

dirette da


 Rodrigo Garcia

che ha ereditato l’arte del raccontare dal padre, Gabriel Garcia Marquez 

*****

parlano in italiano con le voci di 

Ludovica Modugno, Albert

Laura Romano, Herbert

Non sempre si comprende l’importanza della voce che “doppia” quella originale, mentre è fondamentale per il successo di un film, e i doppiatori  italiani sono riconosciuti come maestri in tutto il mondo. 


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One Comment leave one →
  1. 21 febbraio 2012 9:56 pm

    E’ piaciuto molto anche a me, Herbert è perfino inquietante ci ho messo un bel pò a rendermi conto che era un’attrice donna. La padrona dell’albergo anche se leziosa e seduttiva, doveva avere dentro di sè un caporale avido….

    Mi piace

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