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Nel corso del conflitto è stato necessario non lasciarsi fuorviare dalla disinformazione dei media, sistematica, sebbene talvolta in buona fede. In seguito verità tardive e parziali sono emerse nelle dichiarazioni degli organismi internazionali, ma ancora sussistono due trappole. La reticenza del mainstream: è stato abbandonato l’argomento Libia perchè il silenzio accredita, presso un pubblico distratto, bersagliato quotidianamente da emergenze, l’idea di un’operazione riuscita e conclusa,
Per contro, la comprensibile tenacia dei blog verdi nel voler accreditare un’effettiva ed efficace “resistenza” sul campo, ma anche questa versione non corrisponde al vero
.Il paese galleggia nell’instabilità.
Verso
l’estero, perchè le relazioni internazionali mostrano varie incertezze.
All’interno, perché vaga è la data delle elezioni dell’assemblea costituente che dovrebbe coincidere con la formazione di un nuovo governo. Gli scontri che riemergono frequentemente, talvolta come a Bani Walid il mese scorso o più di recente a Cufra, coinvolgono anche dei lealisti, ma i motivi prevalenti sono le preesistenti inimicizie, tribali o etniche, e le attuali lotte di potere.
Le bande armate persistono sul campo e il CNT è sempre più flebile nel chiedere la consegna delle armi.
Nulla accade nell’ambito della Giustizia per i crimini  avvenuti nel corso del conflitto e il contenimento di quelli nel presente.
La riconciliazione nazionale cozza contro il sentimento idolatra dei propri “martiri” .

QUANTE “LIBIA” ?

Pochi rammentano che il primo gesto “rivoluzionario” sortito dalla Cirenaica il 17 febbraio 2011 fu la proclamazione di un califfato islamico indipendente nella città di Derna, in Cirenaica (ved. post del 29 luglio 2011 Libia dove vai? ).
Gesto spontaneo, probabilmente, perchè perfettamente in linea con l’annosa ostilità verso la Tripolitania, prontamente rintuzzato perchè prospettiva indigesta per l’opinione pubblica occidentale del cui consenso l’élite ribelle aveva infinito bisogno.
Come un fantasma, questa voglia secessionista ogni tanto batte un colpo. E’ notizia di oggi, Associated Press: “I leader tribali e i comandanti delle milizie hanno dichiarato regione semiautonoma la Libia orientale, una mossa che si teme essere il  primo passo verso la vera e propria divisione del paese sei mesi dopo la caduta di Muammar Gheddafi.” Mustafa Abdul Jalil non trova di meglio che rispondere accusando i paesi vicini di finanziare i secessionisti.



aggionamento 7 marzo
: a capo del Consiglio delle tribù dell’est, che dà alla regione di competenza il nome Barqa,
è stato eletto Ahmed Zoubaïr, cugino del re Idriss  Al Senoussi deposto dalla rivoluzione dei colonnelli capeggia ti da Muhammar Gheddafi nel 1969.  Il Consiglio chiede uno stato federale, il CNT rifiuta promettendo maggiore decentramento amministrativo. Jalil minaccia, se la richiesta federativa procede, lo scontro armato.

LA VERITA’ A MEZZA VIA

Sull’uccisione di  Muhammar Gheddafi— la Commissione Investigative dell’ONU   ha gettato la spugna, dichiarandosi incapace di determinare la causa effettiva. Lo stesso per il figlio Mutassin, che non fu catturato nella stessa circostanza. E’ stato accertato che entrambi sono stati catturati vivi (e questo lo sapevamo  dai video) e poi uccisi.  Monsieur De La Palisse non avrebbe potuto dire meglio dei detective dell’ONU!
Questo: A_HRC_19_68_en.doc abusi in Libia è il documento integrale e conclusivo della Commissione d’indagine, riguardante tutti gli abusi, da chiunque perpetrati, avvenuti nel corso del conflitto.
Va messo in evidenza, tuttavia, che la Commissione è stata istituita il 25 febbraio 2011, a poco più di una settimana dalla prima grande protesta di Bengasi, il 17 febbraio, ed era in tutta evidenza parte del progetto per ribaltare il regime di Gheddafi,  preparazione mediatica alla risoluzione UN 1973– che un mese dopo avrebbe istituito la famigerata NO FLY ZONE, prontamente interpretata come via libera al bombardamento di Tripoli e di ogni obiettivo civile servisse alla coalizione annientare.
Il documento viene sottoposto ad analisi nel blog The Libyan Civil war  (l’autore è uno studioso americano),  iniziando con la parte che riguarda la condotta militare della  32° brigata comandata da Khamis Gheddafi e le risultanze vengono,con competenza, messe in dubbio.
Su quel che accaduto durante il conflitto sul versante dei ribelli contro la popolazione (a commissione Onu già istituita) rimando a questo articolo nel blog GilGuySparks

Sulla sorte di Khamis Gheddafi  Dopo essere stato dichiarato morto un numero incalcolabile di volte dai ribelli, dopo che Aisha Gheddafi ne ha dato indiretta conferma nominandolo fra le vittime della sua famiglia, il 24 febbraio il TripoliPost  esce con uno scoopKhamis è stato catturato dalla tribù Zentan (sempre quella: la stessa che trattiene prigioniero Saif al Islam) e, secondo il report medico, avrebbe una gamba amputata. Il giorno seguente, sul quotidiano online la  smentitanotizia era priva di fondamento, parola del Presidente Mustafà Abdul Jalil-
Ciascuno può intendere ciò che preferisce: dabbenaggine o psyop, passando per la probabile via di mezzo: di Khamis si sono perse le tracce. Il cadavere non è mai stato esibito, per questo anche da fonte lealista saltuariamente emerge la promessa del suo ritorno o la notizia che sta dirigendo la resistenza. Oppure, versione più macabra, lo si può pensare caduto prigioniero degli acerrimi nemici della brigata di Misurata e, del suo corpo, non rimasto nulla di riconoscibile.

RAMBO CNT

Contestualmente alla smentita della cattura di Khamis, Abdel Jalil si è rivolto a muso duro ai governi dei paesi confinanti.
“La Libia non perdonerà nessuno stato che fornisca sicuro rifugio ai criminali pro-Gheddafi, poiché devono immediatamente estradarli perché affrontino il processo” . Messaggio chiaro
– alla Tunisia, che ha appena assolto l’ex primo ministro libico Baghdadi al-Mahmudi dall’accusa di essere entrato illegalmente nel paese,  ma non ha ancora accolto le due istanze di estradizione presentate dal CNT.
– al Niger, che dà asilo a Saadi Gheddafi; le cui minacce di tornare in armi e cacciare il CNT erano state rumorosamente riportate da tutti i media verso il 12 febbraio, ma che, stante la situazione e le caratteristiche del personaggio, non meritano un minimo di credibilità.  La richiesta è stata perentoria: consegnatelo immediatamente, ma il governo nigeriano fa orecchie da mercante.
– all’Algeria che dà asilo all’intera famiglia Gheddafi. I ministri degli esteri dei due paesi  si stanno scambiando visite ufficiali, per la “concertazione di interessi comuni” e ,dopo la visita del 5 marzo a Tripoli, il ministro degli esteri algerino ha dichiarato “Abbiamo discusso la questione con chiarezza, sincerità e trasparenza”, aggiungendo che i Gheddafi dall’Algeria non hanno alcuna possibilità di torcere un capello a nessun libico.
Resta comunque minacciosa, la dichiarazione di Jalil “Dobbiamo assumere una posizione di forza con i nostri vicini” fatta in durante una intervista alla AP, e sui lealisti: “ li tratteremo con il pugno di ferro” .
Toni mutati, dalla dichiarata e mai concretizzata intenzione di aprire una conferenza per la riconciliazione nazionale, forse anche in conseguenza della violenta contestazione che ciò gli aveva provocato da parte dei bengasini.

Achour Ben Khaya, ministro degli esteri rincara Le regole del gioco cambieranno. Dalla gente comune gli africani sono mal visti” dice al Financial Times, assicurando che la Libia  non s’intrometterà più negli affari degli altri paesi. Il che, tradotto, significa “non scuciremo più un soldo a fondo perduto ” per tutti quei progetti con cui Gheddafi ha alleviato la condizione di poverissimi stati africani, a partire dalla messa in orbita del satellite per telecomunicazioni che ha dato copertura telefonica e internet a milioni di persone. “ Noi non abbiamo manie di grandezza, non vogliamo essere dei re” conclude. Verissimo, hanno l’orizzonte di un bottegaio avaro, un genere di macchietta che credevo estinta almeno da un secolo.

Anche con l’Occidente il CNT non usa riguardi a giudicare dal permissivismo con cui tratta la questione dei rapimenti. Due giornalisti britannici dell’iraniana Press.tv  sono nelle mani di una brigata di Misurata dal 23 febbraio.
L’accusa? Beccati a fotografare obiettivi sensibili nella città di Misurata.
La detenzione presso una milizia? Niente di strano, dice un membro del CNT originario della città, poiché la brigata rappresenta la rivoluzione. “Siamo tutti parte del governo, milizia e Governo stanno dalla stessa parte” .  Dettagli della vicenda in questo articolo del blog GilGuySparks

Protette dall’impunità, le bande allargano la sfera delle azioni violente profanando, a Bengasi, tombe di defunti britannici e italiani. Il massacro, intanto, continua. “Una strage che si sta consumando nel silenzio. Sono oltre 130 i morti provocati in Libia da cruenti scontri scoppiati negli ultimi giorni tra tribù da sempre divise, ma le cui rivalità erano rimaste sopite durante il regime del colonnello Gheddafi. Un Paese che vive, dunque, una difficile transizione e che continua a confrontarsi quotidianamente con la violenza” scrive nel suo sito Radio Vaticana.

Oserei dire che in Libia è in atto un esperimento inedito di ordinamento statale, nel quale il potere non è esercitato da un autocrate nè dai rappresentanti eletti dalla popolazione, ma direttamente da cittadini armati (dall’estero) cui il gruppo dirigente riconosciuto (dai paesi esteri) dà sia copertura sia obbedienza.


prosegue in  REBUS LIBIA. 2) il “derby” Misurata-Zentan e la caccia alle streghe

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