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Libia: il ritorno in campo di Mahmud Jibril, “la volpe”

26 marzo 2012

mcc43

Mancano due mesi alle elezioni in Libia, previste per il 23 giugno e sollecitate da Obama durante la visita negli Usa del primo ministro AlQeeb. Si terranno? In realtà la prospettiva è oscillante.
Si terranno, se teniamo conto della volontà di Obama e del ritorno in campo di Mahmoubd Jibril che di frequente rilascia interviste.

Questa, del video che segue, alla RT è quella in cui si espone maggiormente: nega che vi sia stata una guerra civile in Libia, ringrazia la comunità internazionale senza la quale non si sarebbe potuto rovesciare Gheddafi, ma “la rivoluzione vera deve ancora cominciare”.
Alla richiesta se sia preoccupato per il partito islamico che si è costituito (Giustizia e Sviluppo del paese) risponde che “tutti hanno diritto di esprimersi”, ma non rappresenta la Libia.
Alla richiesta di che cosa pensa di certe affermazioni di Jalil (suppongo la Sciaria), risponde che Jalil parla a titolo personale e non rappresenta la Libia.
Alla richiesta di cosa pensa sulla dichiarazione di indipendenza della regione est, Barqa, risponde … che non rappresenta la volontà della Libia, perchè non si è tenuto un referendum per il tipo di ordinamento statale più gradito ai libici.

Solo con delle elezioni, un governo che governi, un esercito e le armi fuori delle strade si potrà procedere a rivoluzionare realmente i paese. Si lamenta, come già più volte fatto, che dopo l’aiuto militare, la comunità internazionale li abbia abbandonati la Libia; in pratica Jibril auspicava un maternage per lungo tempo.

Lo si può considerare, quindi, in campagna elettorale, personalmente o come sponsor di un partito, ma in ogni caso  contro Jalil.     

Questa sarà, città per città, la composizione in numero di seggi dell’Assemblea Costituente che dovrà nascere
dalle elezioni  e che è stata diffusa in questi giorni dal Governo
:

Ma si possono davvero tenere le elezioni, come desidera Obama?

Come si presenta il paese?
Sul TripoliPost  si leggeva qualche giorno fa, che quello che rischia di minare totalmente l’autorità del governo è il problema dei rifiuti. Tripoli ne è invasa.

Piuttosto noncuranti al riguardo i tripolini già lo erano, forse per necessità: quando soffiano i venti dal deserto, o nei casi di pioggia abbondante che rende certe strade un torrente, si creano ammassi ovunque. Aver dato la caccia ai lavoratori di colore e aver indotto i lavoratori asiatici alla fuga, viene ora pagato com’ era prevedibile: nessuno più fa funzionare i servizi.

Sabotaggio o incuria o mancanza di manutenzione hanno causato un guasto alle condotte del Grande Fiume che porta alla costa l’acqua fossile del deserto. La conseguenza, qualche giorno di interruzione delle forniture e una impressionante colonna di acqua verso il cielo (video)

Quanto è infiltrata la società civile dalla criminalità?

E’ un libico a capo della lobby della droga e con i suoi collaboratori ha una rete che si estende dal Marocco, a sud fino al Niger e al Mali.

Quanto è forte il controllo del Governo sulle bande?

A Tripoli in questi giorni l’hotel Rixos è stato sconvolto da una banda di Zentan alla quale la direzione aveva chiesto di saldare il conto degli ultimi sei mesi. Quello che ha potuto fare il Governo è stato ancora una volta, per bocca del ministro degli interni Fawzi Abdel A’al , è stato sollecitare le milizie a consegnare le armi.

Giovedì 23 un’altra brigata ha assediato la sede del primo ministro AlQeeb chiedendo il pagamento dei compensi arretrati per l’attività insurrezionale dell’anno scorso. Non è confermato il dettaglio  dei media locali secondo il quale lo stesso Primo Ministro ha dovuto lasciare il suo ufficio, mentre funzionari governativi,  incluso il portavoce Nasser Al-Mana, sono rimasti intrappoalti mentre i miliziani sparavano raffiche in aria. [notizia da Tumblr; utente kero39]

L’atteggiamento rivoltoso, però, è diventato generale – forse per reazione ai decenni di controllo poliziesco della società- ed è  spesso irragionevole.
A Istanbul settanta libici sono stati arrestati dalla polizia per aver attaccato e invaso  il consolato libico. Il “loro” consolato, terrorizzando gli abitanti del quartiere e i reporter accorsi, per chiedere fondi a saldo delle cure mediche ricevute in Turchia per le ferite riportare durante l’insurrezione e la guerra civile.

Nel sud ci sono scontri innescati dalla tribù dei Tebu (una etnia dislocata dalle proprie terre). Secondo le fonti “verdi” questi combatterebbero contro il CNT,  ma è più plausibile la versione de quotidiano NOW-Lebabon   che parla di scontri tribali. In ogni caso sono 10 morti e i combattimenti si sono estesi alla zona di Murzuq e all’aeroporto della città di Sebha.
Questa continua rivalità tribale – qualche settimana fa di scontri simili ne erano avvenuti nell’oasi di Cufra – è un serio handicap sul futuro dello stato, anche quando sarà in carica un governo eletto e autorevole questo genere di conflitti non si placherà, perchè la sua natura non è politica. Probabilmente è più economica e solo un piano di ridistribuzione delle ricchezze potrà far tornare con il tempo la coesistenza in molte zone del paese.

Come è visto il paese sul piano internazionale?

Da Ginevra, il Consiglio dei diritti umani, ONU vota: una risoluzione esorta i nuovi governanti della Libia a indagare sugli abusi commessi, pur rigettando la proposta russa di porre un fine alle  detenzione arbitrarie.  Sarebbe stato l’equivalente di “consegnate Saif Gheddafi alla Corte Penale”, ma i libici continuano a promettere un processo equo e nessuno sembra disposto a dire apertamente che, allo stato attuale e per chissà quanto tempo, non sono in grando.

Libya’s elections must be postponed  Rimandare le elezioni , scrive il Telegraph, riportando le opinioni di un paio di analisti politici specializzati nel Medio Oriente.

E cosa accadrebbe posponendole?
Continuerebbe quel vuoto di potere che impedisce di riportare l’ordine nelle strade, riorganizzare i servizi, scrivere una Costituzione.
Si darebbe ulteriore spazio ai rivoltosi islamisti, che sempre più, dall’Egitto alla Tunisia, alzano la voce per richieste e minacce.
Bisognerà affrontare culturalmente la richiesta che essi considerano qualificante e a fondamento dell’unità della comunitù islamica transnazionale: la legge della Sharia. E’ assurdo identificarla solo con la poligamia (e senza aver minima conoscenza di che cosa essa significa in ambito islamico e a quale esigenza rispondeva un tempo) o la lapidazione (pratica tribale e non prescritta dall’Islam).

Chissà quando i media si decideranno ad archiviare i ritornelli e passare alle informazioni.

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