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segue da LIBIA 2012: una società traumatizzata

Ben prima della chiusura delle urne,  i media hanno scritto che le elezioni del Congresso Nazionale, che avrà anche  la funzione di Assemblea Costituente, avevano visto un alto afflusso di votanti ed erano state vinte dal “liberal”  Mahmoud Jibril. In realtà, approfondendo l’analisi dei dati, questo appare solo un desiderio della Coalizione che ha rovesciato Gheddafi mentre la realtà mostra  un quadro confuso ed in evoluzione, che lascia intravedere finora  l’avanzata nei posti  chiave di una diversa cordata politica .

**** I NUMERI DELLE ELEZIONI ****

I numeri ufficiali delle elezioni tenutesi dal 7 luglio 2012 per coprire 200 seggi: 120 ai candidati indipendenti, 80 ai rappresentanti dei partiti,  sono i seguenti.

Aventi diritto (3-)3,5 milioni / Registrati per votare 2,8 milioni = 80 %  degli aventi diritto
Votanti effettivi 62% dei registrati: 1.764. 840  (maschi 61%, femmine 39%)

Ne consegue che quanti  effettivamente hanno inserito la scheda nell’urna  per la prima “storica” elezione sono stati solamente il  49,6 % degli aventi diritto.

I  risultati promulgati il 17 luglio sono i seguenti:

39 seggi al National Forces Alliance (NFA), leader  Mahmud Jibril, non candidato
17 seggi al Justice and Construction Party (JCP), dei Fratelli Musulmani, leader Mohammed Sawan
3 seggi al  National Front Party, leader  Mohammed Al  Magarief
2 seggi ciascuno a Union Party for Homeland, Wadi Al-Hayat Gathering,  Central National Current.
1 seggio caduno a piccole formazioni  fino a raggiungere il previsto totale di 80 seggi  riservati ai partiti

Mahmoud Jibril, molto popolare presso i media, come tutti i componenti del CNT non era entrato direttamente nella competizione, né si era presentato come liberale e laico bensì dichiarando la sua osservanza  islamica, ciononostante, come ricordato prima  è stato unanimente incoronato vincitore e liberal  dai media.
Come Jibril,  altri leader dei partiti maggiori hanno  un background estero, principalmente Stati Uniti o Canada, per studio o professione. Quelli di cui si è parlato meno, ma sono i veri vincitori com’era intuibile a priori, sono gli Indipendenti,  candidati che hanno avuto successo in base alla notorietà locale.
Un dato onorevole delle elezioni è l’esclusione dal Congresso dell’Islamist National Party, fondato dal jihadista comandante militare di Tripoli Abdel-Hakim Belhaj. Congratulazioni ai libici.

Gli Indipendenti, tuttavia, sono la grande incognita. E’ improprio supporre che, una parte almeno, sia facilmente conquistata da offerte, non politiche ma materiali, dei magnati  nazionali e internazionali?
Un magnate delle telecomunicazioni è già papabile per la poltrona di Primo Ministro  e quest’articolo illustra diffusamente il suo attivismo affaristico: Mustafa Abushagour, gli interessi, la successione, la Telecom
Gli Indipendenti creeranno dei gruppi intorno ad un programma?  Per ora si sa solo che un numero imprecisato, tra 25 e 35, ha formato un blocco accreditato a sostegno di un candidato di Misurata, Mohammed Barween.

**** POTERI E DOVERI DEL CONGRESSO NAZIONALE ***

§ – Il Presidente del Congresso

Il primo atto del neo-eletto Congresso è stata la scelta del Presidente:  Mohammed Al-Magarief,   leader del  Nation Party, nato dalle ceneri del Fronte di Salvezza della Libia (National Front for the Salvation of Libya: NFSL) , il più noto movimento d’opposizione a Gheddafi forse perché finanziato dall’Arabia Saudita e dalla CIA, fondato a Khartum nell’81. Al-Magarief era stato in precedenza ambasciatore libico a New Delhi e presidente della Corte dei Conti.
Tutti i media senza eccezione  hanno riportato la notizia della sua nomina reiterando la definizione  “storico oppositore di Gheddafi”, dimenticando o ignorando che la sua opposizione si realizzava con attentati. Come  quello a  Tripoli rivendicato nel maggio 1984 di cui si può leggere in questo articolo di  La Stampa  Archivio storico- attentato a Gheddafi 1984: L’opposizione: Ci riproveremo”, mancando così di rilevare un’altra interessante coincidenza di cui diremo tra poco.

§ –  Il Primo Ministro

Ora si tratta di scegliere il Primo Ministro, cui spetterà di formare  il Governo, tra gli otto candidati della lista ufficiale.
In testa nelle aspettative è  Mahmoud Jibril, del National Forces Alliance, che astutamente si è tenuto fuori dal caos di questi mesi,  e Awad Barasi del Justice and Construction Party. Nel terzetto dei papabili è anche il già citato Indipendente Mustafa Abushagour che – ecco l’interessante questione – era collaboratore di Al  Magarief nel  National Front for the Salvation of Libya  negli anni ’80 e ’90. I reduci di questo gruppo che non disdegnava il terrorismo si stanno riciclando saldamente ai vertici della nuova Libia.

§ –  La Costituzione

Il compito principale del Congresso Nazionale sarà poi quello di dare al paese la Costituzione. Come?
Di certo si sa che il compito sarà affidato a una Commissione di 60 esperti, 20 per ognuna delle grandi province (Tripolitania, Cirenaica, Fezzan) ma non è definito  il metodo con cui verrà composta. In base a un’elezione nazionale (come aveva deciso il CNT quando ancora deteneva la leadership) o con una nomina dell’appena costituito Congresso Nazionale?
Con slancio ottimista, era stato previsto che la bozza di Costituzione venisse redatta entro 60 giorni dalla prima riunione della Commissione e che entro i 30 giorni successivi venisse indetto il referendum per la conferma.
Dalla società civile emergono pressioni sul Congresso per dilazionare i tempi; altri chiedono che il  referendum avvenga dopo l’approvazione da parte del Congresso.
In merito ai contenuti,  c’è chi  propone di rimettere in vigore  la Costituzione promulgata in occasione dell’indipendenza della Libia nel 1951, e redatta con l’assistenza dell’Onu. Ciò meraviglia dal momento che allora si istituiva un regno e ora una repubblica, e che prevedeva un sistema federale con tre governi sub-nazionali dotati di potere esecutivo, legislativo e fiscale. Tenendo conto che all’epoca non si era ancora scoperto quanto grandi sono i giacimenti petroliferi del paese, applicare questo ordinamento  al presente sarebbe di fatto accettare una partizione del paese che molto piacerebbe alla Cirenaica.

Altrettanto complicata la questione della tutela dei diritti umani, che immediatamente metterebbe fuori legge sia la pratica ufficiosa che le normative tendenti ad escludere i sostenitori di Gheddafi dall’esercizio dei diritti; e renderebbe  istantaneamente perseguibili per crimini contro i diritti umani le centinaia di potenti miliziani che detengono prigionieri senza accuse formali  ricorrendo, non saltuariamente,  alle torture.
Per quanto riguarda le donne, con la richiesta da molte parti di una parità nella successione ereditaria si entra in collisione con le norme tradizionali dell’Islam, incuneandosi nella problematica del rapporto stato-religione,  sul cui esito è impossibile oggi fare previsioni. Non tanto per i 17 seggi conquistati dai Fratelli Musulmani dell’ JCP  e per la conclamata fedeltà del rampante Mustafa Abushagour alla medesima corrente religiosa, ma per l’incognita dell’orientamento personale dei 120 Indipendenti. Tutto ciò mentre nel paese sono in atto attacchi di (sedicenti) salafiti contro le moschee Sufi, corrente mistica dell’Islam.
Un altro argomento che si fa sempre più scottante è quello delle minoranze linguistiche che non avevano tutela sotto Gheddafi (sebbene la sua lingua materna fosse una forma dell’Amazigh), insieme a quello del  ritorno dei profughi al  luogo di origine. Permetterebbe forse  Misurata, che già ha esteso i suoi confini su Tawarga,  il ritorno dei sopravvissuti alle sue sanguinose epurazioni?

a seguire dopo la nomina del Primo Ministro e le decisioni sulla Commissione dei 60

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