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L’ingiusta Giustizia della nuova Libia [aggiornato marzo e settembre 2013]

29 novembre 2012

mcc43

Tutti gli articoli sul caso dell’Imam Musa Sadr scomparso  di cui si parla in questo post  sono  nella raccolta in Storify

Maghreb Confidential informa:

Gaddafi henchmen could face trial Time could be running out for cronies of Muammar Gaddafi. Libya’s new justice minister, Salah Merghani, wants to stage a major trial for all of the former regime’s top officials who are being held in growing numbers in Tripoli

E’ la promessa di un processone, una Norimberga faidate, che arriva dal nuovo Ministro della Giustizia per i sempre più numerosi esponenti del regime nelle carceri libiche.
Son lontani tempi in cui Mustafa Abdel Jalil,  unico e  vituperato, propose una Commissione per la riconciliazione nazionale.

L’odio si respira nell’aria in Libia e c’è bisogno del nemico. La debolezza delle Istituzioni accompagnata all’inanità di molti personaggi chiave richiede di cercare consensi rivaleggiando in vendetta con le milizie armate. Gli avvenimenti denunciano, come armi a disposizione delle  Istituzioni, la corruzione e il ricatto, anche usando i famigliari per strappare “confessioni”.

§§§

Il Padre: Abdullah al Senussi, ex capo della sicurezza interna e dell’intelligence militare nell’era Gheddafi, rifugiato in Mauritania.
Una delegazione di alti funzionari libici visita il governo della Mauritania. Il giorno seguente, poliziotti si recano nell’abitazione di Senussi invitandolo a conferire con le autorità locali. Non ritorna. Senza  un’apposita sentenza di estradizione da parte del Tribunale locale e aggirando il mandato di cattura della Corte Penale Internazionale, il 5  settembre  Senussi vien fatto riapparire in manette a Tripoli. Rapimento, denuncia una delle figlie:  Sarah

 La Figlia:  Anoud Abdullah Senussi. Preoccupata, perché il padre in carcere non riceve le cure  Anoud decide di recarsi in Libia ed entra senza difficoltà in possesso di un passaporto rilasciato dalla Mauritania.
Il 6 ottobre Anoud viene arrestata nell’albergo di  Tripoli.
L’accusa: essere entrata in Libia con passaporto falso in contravvenzione all’articolo 350 del Codice Penale libico. Pena prevista 5 anni di prigione.
La “falsità” del passaporto emesso dalla Mauritania consiste nell’omissione dell’ultimo nome.

Amnesty ai primi di novembre esprimeva preoccupazione per la sua sorte e c’è chi avvertiva da subito pericoli di ricatto
Triste da dire, non ci sarebbe da stupirsi se il procedimento contro la figlia fosse usato contro Senussi per per divulgare segreti dell’era Gaddafi.”

&&&

Come d’abitudine in Libia, l’accusata Anoud, 20 anni, viene interrogata dai magistrati senza la presenza di un avvocato. La sorella dichiara a Reuters

My sister was referred to a criminal court last Sunday without her or her lawyer being present at court,” We don’t know how she is doing in jail because her lawyer can’t visit her.”


Il 20 novembre Anoud ammanettata
compare in aula davanti al Giudice. Processo aggiornato all’11 dicembre.


Il 24 novembre – a ridosso dell’udienza della figlia – la notizia: Senussi “confessa”

La “confessione” del prigioniero  malato e angosciato per la figlia  riguarda uno dei crimini di cui venne  accusato il regime: la scomparsa – poiché il corpo non è mai stato rinvenuto né i fatti chiariti – dell’imam libanese Musa Sadr e dei suoi due accompagnatori . Un caso internazionale che ha coinvolto anche l’Italia: vedere post  “Il caso Sadr-Gheddafi: le inesistenti certezze”

La versione data da Senussi  sarebbe:

“ l’Imam Musa Sadr è stato ucciso in Libia. Per ordine di Gheddafi, il quale non l’ha mai incontrato; l’esecuzione a colpi di arma da fuoco è avvenuta nel deserto poco fuori Tripoli ecco perché la sua tomba non è mai stata trovata.”

La successione temporale, nonché la promessa del Governo libico di fornire “aiuti finanziari” alla Mauritania,
pone la vicenda dentro una cornice  di corruzione e di ricatti.

Innanzitutto la “confessione”   non fa cenno delle due persone che accompagnavano Sadr: un altro Imam e un giornalista.
Soprattutto  contrasta nettamente con un’altra confessione  che venne rilasciata a una tv l’anno scorso  dal capo del  
“Servizio segreto della Guida”: Ahmed Ramadan anche lui in condizioni di detenzione ed estremamente malato.

“Testimonio che Sadr è arrivato in Libya. Gheddafi l’ha ricevuto nel suo ufficio, dopo che tre ufficiali (Taha Sharif Bin Amer, Maj. Gen. Faraj Abu Ghaliah , Maj. Gen. Bachir Hamid) lo hanno accolto all’aeroporto. Due sono ancora vivi e sono gli assassini (Bachir Hamid e Faraj Abu Ghaliah).
Gli viene chiesto come ne è a conoscenza, risponde di aver ascoltato dei discorsi. Gli si chiede se conosce il luogo dove sono sepolti i corpi, risponde: o in un quartiere di Tripoli o vicino a Sebha (più di mille km. a sud.

Come si vede è tutt’altra storia e occorre chiedersi:

Gheddafi ha ricevuto oppure no Sadr? Il corpo o i corpi è/ sono in sepoltura nel deserto vicino a Tripoli o in un quartiere di Tripoli o nel profondo Sud di Sebha?

L’importante  per i media locali è  poter dire “ Gaddafi’s fault”.  Colpa di Gheddafi, argano che tiene sollevata  la nuova classe politica libica.

Che poi in Libia  i corpi delle vittime degli efferati crimini, contro Sadr come contro  i detenuti della prigione di Abu Salim, non vengano mai trovati sembra non preoccupare l’opinione pubblica traumatizzata. Neppure esser  messo in questione dai media che appoggiano i governi membri della  Nato, la “Madre” della nuova Libia.

 

MARZO 2013 – Aggiornamento

Anoud è tuttora detenuta. In questo articolo una  intervista che è stata concessa a Libya Herald – quotidiano in lingua inglese fiancheggiatore del Governo – il che  significa che si trova in discrete condizioni, ma le domande vertono su tutti gli argomenti della sua vicenda esposti già in questo post. Nessun cenno sulla sua posizione giudiziaria e su quella del padre

Exclusive: Interview with Abdullah Senussi’s imprisoned daughter

3 settembre: si diffonde la notizia di  Anoud – rapita
da un commando di uomini armati

segue nel post Don’t forget Libya … anche se della Libia i media non vogliono parlare

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