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Sudan: maledetto petrolio!

4 gennaio 2013
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mcc43

AFRICA…E’ come se un  gigantesco brigante impugnando un coltello dalla lama affilata  avesse inciso sul continente a forma di cuore dei tagli, separando popolazioni affini, e poi li avesse chiamati “confini” di stato.
QueLle incisioni sanguinano e s’infettano via via che il suolo rivela petrolio, gas,  preziose materie prime. Il brigante, che è la rapacità dell’Occidente evoluto nei consumi e sofisticato negli strumenti di dominio, continua a muovere le sue pedine, a volte chiamandole governi legittimi, altre volte bande ribelli, in una danza di morte fame paura sfruttamento che  spinge a esodi forzati verso  campi profughi centinaia di migliaia  di persone.
Ai confini tracciati in modo vantaggioso per sé le grandi potenze europee diedero il nome di “decolonizzazione dell’Africa” .  Significò l’arrivo di altre grandi potenze, come Stati Uniti e  Cina, e di innominati assembramenti criminali.
L’Africa ribolle di conflitti e ai vecchi assurdi “confini” se ne aggiungono di nuovi. Questa è la recente tragedia delle popolazioni del Sudan.

da Buongiorno Africa

Storia e Attualità del Grande Sudan

 di  Raffaele Masto

I presidenti del Sudan, Omar Al Bachir, e del Sud Sudan, Salva Kiir sono ad Addis Abeba per rilanciare gli accordi di settembre sullo sfruttamento del petrolio e sui confini tra i due paesi. Le intese non sono mai state applicate perché tra Nord e Sud ci sono continui scontri di frontiera che rischiano di degenerare in guerra aperta.

La questione è paradossale: il Sud ha il petrolio, quasi tutti i giacimenti di greggio sono nel Sud. Ma il Sud non ha sbocchi al mare, non ha terminali, non ha oleodotti e non ha strade. Il Nord invece non ha il petrolio, ma ha il terminale di Port Sudan, sul Mar Rosso, e ha oleodotti e strade. L’intesa è obbligata: il Sud ci mette il petrolio, il Nord i terminali. Ma i due paesi (che fino a quasi due anni fa erano un unico grande paese) non trovano una intesa sebbene entrambi abbiano un estremo bisogno dei proventi del petrolio.

Il Nord è in una gravissima crisi economica e il presidente Omar Al Bachir vacilla perchè tutta l’opposizione, facendosi forte anche della crisi, lavora per una sua caduta. Una iniezione di denaro fresco sarebbe un toccasana.

Anche il Sud ne avrebbe un estremo bisogno. Oltre il novanta per cento delle entrate sono prodotte dal petrolio che oggi non viene sfruttato. Dunque il Sud Sudan è praticamente un paese senza entrate. La vendita del petrolio è indispensabile.

Eppure Nord e Sud non trovano un accordo. Questo la dice lunga su cosa è la questione Sudan. La storia in questi casi aiuta a capire.

All’inizio del secolo scorso il Sudan era un condominio egiziano-britannico. Più che egiziano però era una colonia britannica. Londra aveva un unico interesse: riunire sotto il suo dominio la più vasta porzione di territorio possibile. Non importa se all’interno vi erano contenute popolazioni con interessi inconciliabili. Anzi, meglio! Divise erano più facili da governare.

Il Sudan è appunto il frutto di questa logica colonialista. Se i territori che hanno composto poi il Sudan avrebbero potuto svilupparsi liberamente il Sudan non sarebbe mai nato. La zona settentrionale farebbe parte dell’Egitto, al quale è legata culturalmente ed economicamente, e quella meridionale apparterrebbe al Congo e all’Uganda. L’Egitto sarebbe diviso dal Congo e dall’Uganda dalla frontiera naturale del deserto del Sahara e dei bacini dell’Alto Nilo, frontiera che oggi divide lo stato sudanese nelle sue parti settentrionale e meridionale.

Tutto questo per dire come il colonialismo ha cambiato il corso della storia. E come lo ha fatto incurante dei popoli, della geografia e della storia. Non sono fatti lontani o superati. No, niente affatto. Come si può vedere influenzano ancora pesantemente l’attualità e la politica.

via  Storia e Attualità del Grande Sudan | Buongiorno Africa.

§§§§§

Mappa dei due stati

 Mappa del petrolio sudanese

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2 commenti leave one →
  1. Orazio permalink
    5 gennaio 2013 3:05 pm

    Nessun media italiano ha mai voluto parlarci della sanguinosa guerra che ha interessato il paese per anni. Una vergogna facendo il paragone con gli strilli per la ribellione dei bengasini in Libia, ma quel paese interessava l’Eni. Del Sudan i tg si sono interessati un pò, solo un pò, quando un cooperante italiano è stato rapito nel Darfur e per fortuna liberato incolume, ma dopo mesi di prigionia.
    Assistiamo impotenti ai genocidi taciuti e forse nessuno dei più giovani sa cosa accadde in Ruanda negli anni 90, allora come adesso ad accendere la miccia c’è sempre un paese occidentale.
    Nel tuo articolo sulla giustizia “colorata” dell’ipocrita della Corte Penale internazionale, che non processa mai i capi di governo dell’Europa o dell’America, c’era anche la foto di Bashir che era accusato di genocidio della regione del Darfur, ma l’accusa è stata alleggerita e lui se ne sta alla presidenza del Sudan invece che in galera.
    Grazie perchè parli dell’Africa dimenticata.

    Mi piace

  2. 21 giugno 2013 7:32 am

    Way cool! Some extremely valid points! I appreciate
    you writing this post and the rest of the site is
    very good.

    Mi piace

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