mcc43

L’antefatto

Le mosse jihadiste e la furia francese

L’ingenuità, la manipolazione, il razzismo

.

L’antefatto

dal post Il complotto dalle mille incognite  

Il 20 dicembre, come promesso:  la nuova risoluzione,  n. 2085  con la quale il Consiglio di Sicurezza approva l’intervento e  lo denomina African-led International Support Mission in Mali (AFISMA), la esplicita: Mission in Mali for Initial Year-Long Period,  richiede che il dispiegamento di truppe per l’offensiva sia preceduto sia dalla continuazione degli sforzi di mediazione, sia dalla ricostruzione dell’esercito maliano con il contestuale addestramento dei soldati.  La durata prevedibile di questa fase preparatoria è quantificabile in un anno, come precedentemente anticipato dal mediatore incaricato dall’Onu, Romano Prodi, in varie interviste.

Le mosse jihadiste e la furia francese

La galassia terrorista non  sta ferma. Il suo scopo è terrorizzare la popolazione  e creare vie per i suoi traffici, sebbene  i media preferiscano insistere sull’imposizione della “sharia”. In qualsiasi momento è possibile dire che essa pone in pericolo l’intero stato, ed è quello che a Hollande è piaciuto fare il giorno 11 gennaio, al riparo della richiesta d’aiuto del  suo uomo, il presidente Traore e di  una riunione urgente  del Consiglio di sicurezza per vedere  sancita la situazione “d’emergenza” . Tutto questo ricorda l’inizio pretestuoso dell’operazione Libia nel 2011.

Alle ortiche tutte le raccomandazioni dell’Onu: dialogo con le forze non jihadiste che operano nel nord e preventivo rafforzamento del disastrato esercito maliano.

Sebbene gli osservatori reputino   che le forze legate ad AlQaeda sovrastimino  se stesse, la ferocia delle loro azioni,  la direzione verso il sud, in direzione quindi della capitale di Bamako, delle ultime conquiste sono state il pretesto del momento per lanciare un’operazione militare francese che anticipa e snatura la decisione Onu dell’invio di truppe dei paesi vicini (Ecowass o Cedeao secondo la dizione per comunità economica Africa occidentale). Ora questi paesi,  nominalmente indipendenti e praticamente vassalli della Francia, si apprestano essi pure ad inviare truppe, ma il comando è ormai direttamente in mani francesi.

E’ cominciato male l’operazione: una carneficina di jihadisti (non vedo il motivo di esultare) e la morte di un pilota francese la cui vita vale assai di più  per l’opinione pubblica e per  Hollande, ciò a fronte della modesta rivendicazione di aver “liberato” la città di Kona. Bombe intelligenti che hanno colpito solo in fondamentalisti in armi o al popolazione civile?  Di ciò al momento nessuno parla.

Altrettanto poco si rileva che la Francia ha contestualmente lanciato nella notte tra venerdì e sabato un blitz in Somalia per liberare il suo agente segreto catturato dagli islamisti locali nel 2009 (!) . Il commando francese si è trovato  di fronte a una  resistenza sorprendentemente forte. Due soldati francesi sono morti, insieme a 17 terroristi , e sulla vita dell’ostaggio al momento le versioni sono discordanti.

Tutte queste operazioni sono state decise da Hollande senza consultarsi con il Parlamento, che sarà ufficialmente informato solamente lunedì 14 gennaio. Questo consente il sistema del presidenzialismo: la volontà di un sol uomo, sia pure eletto direttamente dai cittadini, può portare un paese in guerra, senza consultarsi con l’assemblea dei parlamentari, essi pure eletti. 

Hollande ha la sua guerra in Mali, una guerra che non era riuscito a far approvare, e che inizia curiosamente lo stesso giorno in cui si doveva aprire a Ouagadougou l’incontro  tra i rappresentanti del governo del Mali da un lato, e il MNLA  e Ansar Eddine dall’altro. E’ il  colpo di grazia al processo  politico.

L’ingenuità, la manipolazione, il razzismo

Vi è qualcosa di peggio di un  intervento imperialista, ed è quando  questo intervento è caldeggiato dalla nazione stessa.  Non solamente l’asservito presidente Traore chiedeva l’intervento,  la popolazione stessa era stata preparata a invocare aiuto immediato e molti sono i “Merci la France” che si leggono in rete. 

E’ facile indurre l’opinione pubblica in errore, la Libia insegna. Alcuni lo avevano compreso subito (ben pochi appartenenti alla classe politica) ma solo ora  Silvio Berlusconi lo ammette a chiare lettere  in un’intervista  a AdnKronos   

Roma, 11 gen. (Adnkronos) – In Libia ”non era primavera araba, non era una rivoluzione della gente, Gheddafi era amato dal suo popolo”, perche’ mancava la liberta’ ma il popolo aveva il pane e la casa gratis. E’ stata ”una decisione del governo francese di andare a intromettersi in una disputa interna, fatta passare come una rivoluzione”.

Ora il Mali è in guerra e il governo ha ordinato la chiusura delle scuole nella capitale, nella quale sono dispiegate le truppe francesi. Il razzismo della popolazione  trova alimento e anziché vedere che nei fatti l’avanzata islamista in Mali è avvenuta dopo il colpo di stato del capitano Amadou Sanogo, che ha impedito si tenessero le previste elezioni,  l’attribuisce ai Tuareg del MLNA che nel marzo scorso avevano dichiarato l’indipendenza della regione (tutti gli articoli che ricostruiscono gli eventi della destabilizzazione del Mali sono alle Tag: Mali, Tuareg). La popolazione maggioritaria del sud  sono i Mandinga, detengono le leve del paese e non hanno alcuna simpatia per i recidivi ribelli Tuareg che vivono al nord. Uno dei costi umanitari più alti di questa “invocata” aggressione francese saranno altre migliaia di profughi in fuga dal conflitto dilagante.

Annunci