problemi di comunicazione

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La contrapposizione pura fra “noi e “voi” del linguaggio dei grillini rispetto ai giornalisti sta completamente intasando il tentativo della stampa di capire elettori ed eletti del Movimento 5 stelle. E dove i M5S mutuano parole d’ordine dai movimenti internazionali, nell’utilizzo che ne fanno essi sembrano soltanto ingredienti di una retorica di sapore futurista.
Intanto, i giornalisti cadono nella trappola ritrovandosi ad inseguire l’uomo mascherato su spiagge toscane. Luca Sofri, direttore del Post, ha scritto in questi giorni sul suo blog sui punti deboli della categoria che Grillo riesce a colpire, mentre Pietro Salvatori, giornalista politico, parte da lì per scrivere sul suo blog di che cosa si interrompe nella “traduzione” fra grillini e stampa, e oggi Serena Danna scrive per Corriere.it di quanto sia poco moderno e interattivo – in realtà – l’utilizzo che il grillismo fa della rete.

Segue a questa presentazione sul blog Alaska, sentieri digitali   l’audio della puntata del 6 marzo:

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Il 6 avete sentito accostati tre punti di vista attenti sulla complicata relazione fra il Movimento 5 Stelle e i media, e sul falso mito della “modernità” di questo movimento in fatto di strumenti e comunicazione sul web. Vi dicevo anche di come mutuare parole d’ordine dai movimenti internazionali degli ultimi due anni (es: acampadas, Occupy) non corrisponda di per sé a soluzioni simili a livello di consultazione, elaborazione e auto-organizzazione, tanto più di fronte all’enorme sorpresa di ritrovarsi dopo il voto al 25%, non più agitatori esterni e commentatori per contrapposizione ma scagliati invece con una grossa rappresentanza nelle istituzioni formali. Ieri sera Pietro Salvatori ha scoperto che di questo problema di funzionalità si è accorto anche qualcuno all’interno dei Cinque Stelle, e ha pubblicato il suo racconto sull’Huffington Post.

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Marina Petrillo intervista Pietro Salvatori e dal suo blog TUTTE COSE traggo questa considerazione sugli eletti del M5S

Bisogna sbrigarsi

Su tutto il resto (sia dal punto di vista politico-istituzionale, sia da quello dei contenuti), la formazione è poca o comunque disomogenea e l’interesse è scarso. Ma soprattutto manca una linea condivisa. I meccanismi di democrazia partecipativa sono farraginosi e poco oliati, e richiedono tempi lunghi anche all’interno del solo gruppo parlamentare, il ruolo di Grillo e Casaleggio in relazione alla comunicazione dei gruppi parlamentari è da definirsi e rischia di generare contraddizioni disgreganti. Insomma, se parlano, i deputati del M5S parlano dei loro temi, della loro linea condivisa, Punto. Tutto quel che esula da questo, ricade nel campo del “vedremo”, “valuteremo di volta in volta”. Nella maggior parte dei casi non perché si sia valutata una reale disponibilità a vagliare nel merito l’oggetto, ma semplicemente perché, esulando dai temi riconosciuti e riconoscibili come patrimonio del movimento, si è molto cauti nello sbilanciarsi in un senso o nell’altro.

Sono osservazioni importanti soprattutto oggi in cui , secondo un sondaggio del Corriere, gli estimatori del M5S sarebbero in aumento dopo le elezioni.  Impone di chiedersi se l’opinione pubblica nel nostro paese è pronta per porsi i problemi contestualmente alle ipotesi di soluzione o se “vedremo!” è la massima elaborazione circa il futuro di cui è capace nel momento della protesta.

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