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Siate brevi! E’ l’era delle 140 battute

18 marzo 2013

 mcc43

Ci avete fatto caso quanti significati possiede il vocabolo “battuta”? Il dizionario  italiano ne elenca ben nove! Parlando di blog ci interessano solo due varianti. Le battute come spiritosaggini, tanto gradite a me che non le so fare – a patto siano schiette e non foglie di fico su gratuite cattiverie-  e  le battute in quanto caratteri che compongono le parole dei post.[ I’m sorry that with the translator  the meaning is lost…]

Pare che 400, all’incirca, per comporre un massimo di 220 parole sia il non plus ultra.
Ha pensato di consigliarmelo un blogger esperto, presumibilmente lo scopo è favorire il gradimento dei lettori e/o la loro iscrizione al blog, la disponibilità a commentare…. o chissà che.

Nel suo piccolo, l’episodio conferma l’intuizione di quelle religioni, buddismo tibetano e Islam, che parlano dell’esistenza di più “mondi”, non di uno soltanto.  Il mio mondo chiaramente non è quello del blogger ammonitore.

A lungo ho tenuto Maktub fuori dai motori di ricerca, non mi occupo del numero delle iscrizioni, guardo il dettaglio degli accessi quotidiani perché m’informano sulle atmosfere della rete. Preparando un articolo non mi occupo proprio della lunghezza , scrivo il necessario per spiegare …. a me stessa.  Sì, io scrivo per me dopo aver letto tanto di altri.

Affermo esplicitamente: sono grata a tutti quelli che passano in questo blog, sento la responsabilità di mostrare il mio rispetto scrivendo nel modo più chiaro a me possibile, ma non cambierei argomenti, stile,  volume dei post per moltiplicare le visite.

Sono un’estimatrice del notebook (il modello con lo schermo più ampio che ho trovato in commercio!) e sono ignara del funzionamento di smart e phone; mi stanca anche solo pensare d’esser continuamente collegata alla rete e fissare schermi grandi quanto un pacchetto di sigarette.
Nonostante questo sia il “mio” mondo, comprendo bene che in altri mondi occorra brevità. Si va di fretta, si legge alla luce incerta della metro o di nascosto sul posto di lavoro. Tutto ciò che supera le 140 fatidiche battute, un contagio degli sms a Twitter, può essere “troppo”.  Ognuno ha i suoi guai, l’importante è non aspettarsi che gli altri mondi si omologhino al proprio.

In completa coerenza, i miei preferiti sono i blog che hanno spesso articoli lunghissimi, densi di link, ricchi di ipotesi, generosi di sfaccettature nelle analisi.  Valgono il lungo sforzo visivo e mentale richiesto.
Ultimamente mi appassiona la scrittura in lingua “modificata”. Ho cominciato con Moorbey e il suo Black-inglese che mescola termini slang e altera lo spelling delle parole per adeguarlo al suono pronunciato. Bellissimi neologismi!   L’italiano non si presta a tanta creatività, però  nel blog unlucano la pirotecnia verbale rende interessanti problemi locali che, ahimè, dovrebbero essere delle preoccupazioni nazionali. Fuori dal mio mondo le melasse in 400 battute, quanto è carino il mio micetto, e le vampe dei nipoti di Caligola, liberiamo le donne dal burqa. Ci provassero davvero, che stupore un calcio là dove fa più male.

§§§

Questa volta ho scritto appositamente per  chi ha avuto voglia di arrivare fin qui, attraverso le 3500 battute (spazi inclusi) delle 500 parole, circa.  Che tempra!

Premio: altre battute, ma spiritose e sagaci.

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