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  • Crisi e suicidio

  • Consumismo e significato della vita

In questi giorni il paese è stato scosso dal triplice suicidio di Macerata; le condizioni economiche della famiglia hanno immediatamente indotto a inquadrare la tragedia nel novero dei “suicidi da crisi”.

Due suicidi al giorno per la crisi
E’ un vero e proprio allarme sociale
Drammatici i dati dello studio Eures: fenomeno in crescita, nel 2010 si sono tolte la vita 336 persone, tra imprenditori e lavoratori autonomi. Ventitrè i casi dall’inizio del 2012.
Da un’intervista, sembra che nel 2013 siano già ottantanove, in massima parte nel Nord-Est.

Naturalmente vi sono opinioni opposte, anche alla data dell’articolo precedente:

I suicidi non sono aumentati per la crisi
Le persone che si tolgono la vita a causa di difficoltà economiche sembrano solamente in aumento. Andiamoci piano: i dati statistici raccontano un’altra verità

Opinioni contrastanti solo in apparenza, poiché accettano piattamente l’idea del suicidio come una reazione non illogica alle ristrettezze economiche.

Perchè di questo si parla, non di “povertà”. I poveri sono nelle file alle mense delle organizzazioni religiose e alla distribuzione del Banco Alimentare.  Sono i senzatetto nelle stazioni e nelle metropolitane, che muoiono per il freddo e qualche volta per la violenza di bande criminali .

Quelli che attirano gli esperti di statistica, i giornalisti, le personalità delle Istituzioni al loro funerale sono persone che hanno perso lo status economico di cui avevano goduto, che si è improvvisamente dimostrato non più sostenibile.

In qualche modo è entrato nell’ immaginario collettivo che la perdita del potere d’acquisto possa togliere valore alla vita.
Le creazioni della pubblicità, dei film, della televisione che rappresentano un’umanità felice nell’agiatezza hanno una gran parte in quest’aspettativa di aver diritto al superfluo, perlomeno se guadagnato con il proprio impegno.
Su questo mondo inventato s’innesta la comunicazione politica con i suoi non-eventi. Lo abbiamo visto nel “governo di salvataggio” dallo spread. Ben pochi sanno esattamente cos’ è e non dubitano della più semplice definizione ” misura dell’affidabilità di un paese attraverso la differenza nei tassi d’interesse, a identica scadenza, pagati da uno stato, Italia, in rapporto a un altro, Germania.”
Che in realtà nel paese costretto a pagare di più i cittadini non siano largamente indebitati e che lo Stato italiano possegga parte della proprietà di aziende molto importanti e in perfetto stato di salute non interessa a chi calcola lo spread, perché esso è determinato da considerazioni di tipo politico ben più che economico.
Lo spread è finta logica, è  un indicatore ad effetto emozionale nell’ambito di un mondo irreale le cui le dinamiche effettive restano accuratamente nascoste.
Un disvelamento da quest’allucinazione lo si trova in un post del blog unlucano: ogni nostra azione quotidiana, che crediamo libera, inifluente a livello generale, è a nostra insaputa indotta,  e mirata a farci pagare più volte i danni e i guasti reali … che siamo stati indotti a provocare con i comportamenti quotidiani.
Immagini, statistiche, scoop sul nulla, notizie che ci fanno ragionare su ipotesi false, pericoli ansiogeni, spazi dedicati al “di là tua” come i social media agiscono come l’assunzione di una droga, dando  l’illusione di ampliare la propria potenza nel momento stesso in cui ci rendono più schiavi.

Discutere sui “suicidi per colpa della crisi “ è una delle peggiori allucinazioni strumentali al nascondimento dell’incantamento generale: vali se puoi comprare. E’ questo il motivo per cui viviamo? Il battito del cuore è lecito se il conto corrente non è in rosso? Scivolare giù dalla scala sociale equivale alla discesa nella tomba? 

Da quando è iniziata quest’allucinazione?

La logica e  sana volontà di star meglio trasformata in unico significato dell’esistenza umana. La visione prospettica dei nostri due occhi trasformata nell’occhio di Polifemo: si difende la solvibilità per la rata del mutuo nella completa ignoranza del vasto mondo nel quale contemporaneamente muoiono – non per suicidio ma per inedia – migliaia di persone cui è negato il diritto fondamentale di medicine e cibo. Queste persone esistono oggi, esistevano nel 2011 quando questo nostro paese faceva il tifo per l’intervento in Libia contro il fellone che , veniva detto, stava “bombardando” il suo popolo. In questo mondo irreale c’è posto per  un “cattivo” alla volta, mentre i disperati  continuano a esistere e a crescere, e ora il cattivo è la “crisi”.

E’ possibile, allora, essendosi convinti di vivere in un mondo in cui “basta rimboccarsi le maniche” per aver diritto all’agiatezza, diventare così disperati da uccidersi per la cartella delle imposte, la rata del prestito, l’insolvenza di un creditore? Epilogo di una vita falsata dentro un mondo irreale.

Le parole della Presidente della Camera ai funerali delle vittime della crisi di Macerata e le contestazioni che ha ricevuto in risposta sono un non-evento: solidarietà data e richiesta dentro un tragico errore di valutazione. Si piangano i morti da disperazione, riconoscendo che l’esistenza di tutti è da riscattare da un tragico equivoco. Perfino nelle parole del papa che invita alla speranza c’è traccia dell’equivoco. La speranza rimanda al futuro, un futuro che le persone dentro questo sistema che dà valore al potere d’acquisto non intravedono più. E’ nell’ oggi, nel qui e ora, l’urgente mutamento indispensabile, dentro l’animo. Un po’ meno credulità, un po’ più d’intuito personale sarebbe un buon inizio, perfino negli affari.

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