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Egitto: faziosità e ricerca dell’identità

10 luglio 2013
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mcc43

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Report e commenti sull’evoluzione dei fatti in Egitto, iniziano in questo blog con : Egitto e i nuovi Faraoni, proseguono con l’aggiornamento multilingue  in tempo reale da varie fonti nella raccolta : Egypt/Egitto e la destabilizzazione del mondo arabo

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Cartina EgittoEgypt’s split personality and battle over identity

autore Dan Murphy 

Tradotto da fonte 

Un’Egiziana in questa fase di turbolenza 

La giornalista egiziana, del Cairo,  Sarah Carr scrive oggi (8 luglio) di come gli Egiziani parlano di sè: concentrandosi più sulle aspirazioni malvage / illegittime degli avversari che su come guarire le ferite nazionali. Quando si legge negli articoli sull’Egitto la parola “polarizzazione” è di questo che si sta parlando.

La politica egiziana e la società in generale sono attualmente divise lungo linee di identità in un modo sconosciuto rispetto agli ultimi tre anni. Questo problema è talmente cronico che i meriti o demeriti di un argomento sono quasi interamente determinati dalla persona che parla, attraverso una nebbia di rabbia e sospetto.

Per tutta la settimana passata, ho fatto la spola tra dimostranti pro-e anti-Morsi. Come viaggiare tra due pianeti! Il campo pro ha un numero significativamente maggiore di uomini che donne – anche se ce ne sono e anche bambini – e manca la diversità sociale del campo anti. Non ho mai visto lì una donna senza velo che non fosse una giornalista. Non ho mai incontrato un cristiano né l’ha mai incontrato un altro giornalista (da notare che i manifestanti pro-Morsi e i media che li fiancheggiavano hanno spesso sostenuto che dei cristiani frequentavano i loro sit-in). Allo stesso tempo, sostengono che la chiesa assecondava il complotto “sostenitori Mubarak-USA-sionisti” per spodestare Morsi.

Il punto è: la folla pro-Morsi è in gran parte omogenea. Gli avversari utilizzano quest’omogeneità come prova che i Fratelli Musulmani, nella migliore delle ipotesi, sono un’organizzazione che non è riuscita a commercializzare se stessa presso gli avversati e, nel peggiore dei casi, un gruppo chiuso, indifferente a chi non è dei loro. Mentre l’opposizione dei F.M. potrebbe aver ragione in quest’affermazione, molti vanno oltre, qualificando tutti i sostenitori di Morsi come membri della Fratellanza musulmana, androidi programmati dalla Guida Suprema. Il termine popolare dispregiativo per loro è khirfan (pecora). L’obiettivo è di disumanizzare e negarne l’autonomia, allo stesso modo in cui i Fratelli Musulmani respingono gli avversari come tutti kuffar (infedeli) o feloul (approfittatori del regime di Mubarak).

Sarah Carr aveva votato per Morsi – alla resa dei conti la scelta migliore dell’ex servo di Mubarak Ahmed Shafiq, arrivato secondo – ma ha antipatia per il progetto dei Fratelli Musulmani ( partecipa alla gestione del blog “Fratelli Musulmani in inglese” che si concentra sulle loro sparate e commenti infiammatori)  e per l’atteggiamento di Morsi ,particolarmente tollerante della retorica settaria della volontà di potenza. Tuttavia si preoccupa del danno fatto dal risorgente establishment militare:

“La mia posizione sugli eventi pre-30 giugno [giorno della grande manifestazione anti-Morsi] non è modificata, pertanto: si sarebbe dovuto lasciare fallire i Fratelli Musulmani poiché non avevano (ancora) commesso atti che giustificassero la rimozione di Morsi da parte dei militari.
Il prezzo che l’ Egitto ha pagato e pagherà per le conseguenze di questa decisione sono troppo alti.
Ha creato una generazione di islamisti che ovviamente  crederanno che la democrazia non li include.
Le ricadute del dopo-30 giugno ribadiscono questa convinzione, specialmente perché sono stati chiusi i canali islamici e i giornali che erano la voce degli islamisti, perché sono stati arrestati i leader e tenuti in isolamento. Da trent’anni, Mubarak ripeteva che il “giusto processo” non si applicava a loro (FM) e ora una “rivoluzione” popolare lo sta confermando.

E’ la società egiziana che pagherà il prezzo delle rimostranze che questo causa e il fatto che, con i media silenziati e nessuna copertura indipendente essi sono stati lasciati praticamente senza canali per far sentire la loro voce. “

Video dell’uccisione dei dimostranti davanti alla sede della Sicurezza Militare,
dove si ritiene sia detenuto Morsi,
attaccati dall’esercito durante la Preghiera dell’Alba.

nota sulla libertà d’informazione sugli eventi di questi giorni:

8-7: Alla conferenza stampa dei militari nel pomeriggio il corrispondente di Al Jazeera Arabic, che era stato generalmente indulgente con i FM in precedenza nelle sue corrispondenze è stato cacciato dalla sala dai corrispondenti pro-esercito. La  CNN  ha dovuto ritirare la sua troupe dalle strade ieri davanti alla rabbia dei manifestanti perché intolleranti di ogni critica dei media stranieri verso  l’esercito.

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