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“E’ strage!” esclama Lucia Goracci, corrispondente dal Cairo di RaiNews24.
Già l
‘8 luglio  cecchini e militari sparando sulla folla, che chiedeva la liberazione del presidente Morsi,  avevano causato la morte di  almeno cinquanta persone, oltre a decine di feriti .

Ieri, 26 luglio,  in tutto l’Egitto si contano (al momento)  un centinaio di morti e migliaia di feriti.

Ma la gravità dei fatti non sta tutta nei numeri. Il venerdì di sangue è stato provocato dal Ministro della Difesa, generale Abd al-Fattah al-Sisi con il suo appello al popolo e la richiesta di manifestare per legittimare la sua volontà di “ripulire le strade dai terroristi”.

Terroristi sono, per definizione, i gruppi jihadisti eversivi che compiono attentati, ma Al Sisi si riferiva al partito dei Fratelli Musulmani, forza politica vincente alle elezioni del giugno 2012 quando Mohammed Morsi sconfisse con quasi il  52%  l’avversario, un vecchio arnese dell’era Mubarak.

Se piazza Tahrir si è riempita di festanti sostenitori dell’esercito efficacemente protetti dal dispirgamento di forze dell’ordine, piazza Raaba si è riempita di manifestanti anti-golpe. Qui le forze dell’ordine assistevano all’accendersi degli scontri senza intervenire per dividere i contendenti. Le accuse dei dimostranti e dei reporter, però,  sono molto più gravi:  militari e/o polizia hanno sparato sugli oppositori ad altezza d’uomo, per colpire non per disperdere, e ciò già prima del raduno, mentre la folla era in cammino verso piazza Raaba.

Ad accendere ulteriormente gli animi, con un tempismo decisamente sospetto, è arrivata la comunicazione giudiziaria delle accuse contro Morsi e l’ufficializzazione dell’arresto  (finora la detenzione era definita misura di sicurezza) per la durata di due settimane.  Una chiarezza improrogabile, viste le pressioni internazionali per la sua liberazione, ma che si palesa pretestuosa in quanto i fatti contestati ufficialmente sono antecedenti addirittura alla caduta di Mubarak. Gli viene imputata l’evasione dalla prigione (I Fratelli Musulmani erano perseguitati sotto il regime) con  l’aiuto  dei palestinesi di Hamas. Da registrare che in queste settimane è cresciuta nel paese l’avversione verso i Palestinesi e anche verso i rifugiati Siriani. 

L’eccidio ha indotto  la UE a uscire dalla catalessi e oggi “condanna con forza la perdita di vite umane causata degli incidenti avvenuti durante le manifestazioni di ieri e segue con preoccupazione quanto sta avvenendo in Egitto.”  Catherine Ashton, l’Alto rappresentante Ue per la politica estera e la sicurezza, con inconsapevole umorismo “invita le autorità responsabili della guida del Paese a garantire lo svolgimento di pacifiche dimostrazioni e rivolge un appello a tutte le parti affinché si astengano da atti di violenza.”

Obama si nasconde dietro il parere emesso dagli avvocati del Dipartimento di Stato, secondo il quale non sarebbe “legalmente necessario” determinare se in Egitto è avvenuto o meno un colpo di stato, concludendo che “ tagliare l’assistenza finanziaria [attenzione: fondi all’esercito!] potrebbe destabilizzare l’Egitto in un momento già fragile e porre minacce per i vicini come Israele.”

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Nessun commentatore esperto si azzarda a fare pronostici, più probabilmente non c’è il coraggio di dire che la linea seguita dal generale, nel silenzio dell’impotente governo di transizione,  prelude ad arresti di massa ed epurazioni.

Poichè ho la fortuna di non essere un esperto, bensì un osservatore abbastanza attento della situazione nel mondo arabo e nel medio Oriente,  oso dire che la collera crescerà e anche nei sostenitori del golpe. E’ facile, infatti, galvanizzare le piazze contro un nemico, ma via via che i “successi” si accumulano riemergono i problemi concreti. Se fino a giugno il problema per la gran parte era la povertà, ora sta per diventare la fame, perchè la mancanza dei fondi mai erogati dal FMI al governo Morsi – perchè la situazione sociale era inquieta! –  ha impedito l’acquisto di scorte di grano. Non vi saranno certamente incontri a breve termine del Fondo con un governo di transizione che ha un’agenda breve e intensa: far redigere una nuova Costituzione e indire elezioni. 

Non è da escludere, tuttavia, che stiano avvenendo incontri segreti per trovare una via d’uscita onorevole dalla situazione in cui è stato messo il partito dei FM per evitare una guerra civile di lungo termine; per esempio il rilascio e immediato esilio di Morsi e degli altri leader imprigionati per indurre il partito a rientrare nella dialettica istituzionale.

A breve, però,  mentre l’Egitto continentale ribolle la penisola del Sinai è in fiamme. L’esercito ha ottenuto il permesso di Israele (in ottemperanza alle clausole del precedente accordo di pace) di dispiegare un maggior numero di soldati per combattere gli jihadisti. Gli scontri sono quotidiani e ovviamente Israele è in allarme.

Eilat si è svegliata sabato mattina al fragore delle esplosioni. Israele ed Egitto hanno imposto un rigoroso blackout sui combattimenti scoppiati venerdì sera nel nord del Sinai, quando salafiti armati hanno attaccato tre strutture militari egiziane a Rafah e Sheikh Zweid. L’esercito egiziano ha dispiegato gli  Apache contro gli assalitori, dopo che tre veicoli blindati erano stati attaccati. Alcune fonti riportano tre morti , altri dicono che il bilancio delle vittime è molto più alto.

Non vi è paragone fra l’efficienza dell’esercito, pur ben armato, dell’Egitto e l’IDF israeliano, non vi sono dubbi sulla tempestività capacità d’intervento del governo di Tel Aviv  quando sente minacciata la sua sicurezza. 

***

Malauguratamente nel nostro paese la politica estera è l’argomento negletto. Una battuta di Grillo o i bizantinismi del PD appassionano più di un colpo di stato  nel Mare Nostrum, immemori delle 113 basi militari Nato che costellano il nostro paese, nelle quali si è appena spento il rombo dei cacciabombardieri in missione sulla Libia. 
La nostra opinione pubblica non è molto diversa da quella dell’Egitto: ama un avversario che abbia una faccia contro cui sputare. Un panorama più vasto, anche se ci troviamo collocati al centro,  sfugge.
Riposto il mandolino, smanettiamo sui device, ma non è stato un progresso.

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La ricostruzione dei mesi preparatori del golpe 

Exposing the Hypocrisy of ElBaradei and His Liberal Elites

The Grand Scam: Spinning Egypt’s Military Coup

by ESAM AL-AMIN

Every coup d’état in history begins with a military General announcing the overthrow and arrest of the country’s leader, the suspension of the constitution, and the dissolution of the legislature. If people resist, it turns bloody. Egypt is no exception. continua a leggere

aggiornamento continuo nella raccolta multilingue Egypt/ Egitto e la destabilizzazione del mondo arabo 

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