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#Egitto #Cairo #Golpe #Diritti Umani #Democrazia

Il 51,7 % di coloro che andarono a votare alle ultime elezioni presidenziali in Egitto scelsero Mohamed Morsi. Questi voti non provenivano solo dal Freedom Justice Party, il partito dei Fratelli Musulmani, ma anche da coloro che volevano chiudere con l’era dittatoriale di Mubarak rappresentata dal suo avversario. 

La repressione sanguinosa della popolazione accampata nelle due tendopoli –  in rifiuto del colpo di stato e con  la richiesta del ripristino della legalità – decisa  e attuata dai comandi militari e dal governo, da essi installato, pone una domanda all’intero Egitto.

Come convincere , la prossima volta, metà del paese a “credere” nella democrazia rappresentativa e nei riti elettorali?

E’ una domanda posta anche all’elettorato dell’Occidente che si fa paladino della Democrazia. Quanto crediamo ancora  in un sistema democratico per il proprio e per  “tutti ” i paesi?
Sta affermandosi inavvertitamente ai più una concezione reazionaria che mira a escludere componenti sociali e culturali che mal si attagliano alla standardizzazione del “pensiero unico”?

Il reportage di Jeremy Bowen della BBC nella sera di Ferragosto è in lingua inglese, ma le immagini bastano a far riecheggiare nell’animo la sfida di Primo Levi

“Dite voi se questo è un uomo….” 

J. Bowen BBC from Cairo

The UN Security Council has called on the Egyptian government to exercise “maximum restraint” to end violence which has seen 638 people killed. The deaths occurred when security forces broke up camps of protesters allied to the Muslim Brotherhood. Demonstraters had been staging sit-ins for weeks, demanding the reinstatement of President Mohammed Morsi, overthrown by the army in July.

Jeremy Bowen reports from Cairo.

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