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Ferragosto al Cairo, nell’Egitto dei militari

16 agosto 2013

mcc43                  Google+

#Egitto #Cairo #Golpe #Diritti Umani #Democrazia

Il 51,7 % di coloro che andarono a votare alle ultime elezioni presidenziali in Egitto scelsero Mohamed Morsi. Questi voti non provenivano solo dal Freedom Justice Party, il partito dei Fratelli Musulmani, ma anche da coloro che volevano chiudere con l’era dittatoriale di Mubarak rappresentata dal suo avversario. 

La repressione sanguinosa della popolazione accampata nelle due tendopoli –  in rifiuto del colpo di stato e con  la richiesta del ripristino della legalità – decisa  e attuata dai comandi militari e dal governo, da essi installato, pone una domanda all’intero Egitto.

Come convincere , la prossima volta, metà del paese a “credere” nella democrazia rappresentativa e nei riti elettorali?

E’ una domanda posta anche all’elettorato dell’Occidente che si fa paladino della Democrazia. Quanto crediamo ancora  in un sistema democratico per il proprio e per  “tutti ” i paesi?
Sta affermandosi inavvertitamente ai più una concezione reazionaria che mira a escludere componenti sociali e culturali che mal si attagliano alla standardizzazione del “pensiero unico”?

Il reportage di Jeremy Bowen della BBC nella sera di Ferragosto è in lingua inglese, ma le immagini bastano a far riecheggiare nell’animo la sfida di Primo Levi

“Dite voi se questo è un uomo….” 

J. Bowen BBC from Cairo

The UN Security Council has called on the Egyptian government to exercise “maximum restraint” to end violence which has seen 638 people killed. The deaths occurred when security forces broke up camps of protesters allied to the Muslim Brotherhood. Demonstraters had been staging sit-ins for weeks, demanding the reinstatement of President Mohammed Morsi, overthrown by the army in July.

Jeremy Bowen reports from Cairo.

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9 commenti leave one →
  1. 18 agosto 2013 7:34 pm

    Credo sia anche necessario segnalare quanto scrive VOLTAIRE.NET a proposito delle manovre americane e israeliane congiunte per destabilizzare l’Egitto. MI Meravigli però che la Russia stia zitta e non agisca, ma suppongo che la spartizione del medi-oriente prevede il cosiddetto silenzio-assenso e, come sempre accade, a fare le spese è sempre la gente inerme.
    Meglio un branco di lupi che uno di esseri umani.

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    • 18 agosto 2013 8:31 pm

      Per combinazione, ieri ho trovato un articolo consonante (link in fondo). Robert Ford ha al suo attivo successi come l’organizzazione degli squadroni della morte nel decennio scorso a Baghdad, e vedi il caso era ambasciatore a Damasco nel 2011 quando iniziata la ribellione siriana.
      L’indebolimento voluto dell’Egitto è cosa a cui credo, e la meteora FM ha potuto esistere con la tolleranza degli Usa come esperienza da far fallire, dimostrando che l’Islam politico non regge*** e, nel caos, tirar fuori El Baradei come in Libya stanno usando l’altro fiduciario: Zeidan.
      Non so se hai tenuto conto che l’esercito egiziano è LA potenza locale, il datore di lavoro di gran parte della popolazione, con quadri consapevoli di essere la sicurezza/contenimento di Israele. Che è poi quello che oggi Al Sisi ha detto chiaro a OBama.
      Naturalmente possono dare solo un piccolo disturbo che inorgoglisce gli egiziani , perchè se i fondi non arriveranno, su Sauditi e Monarchie del Golfo non si può contare all’infinito. Significherebbe dover negoziare con il Fondo Monetario e mettere ulteriormente a stecchetto la popolazione significa giocarsi il consenso.

      La Russia ovviamente sa bene cosa sta accadendo. Concentra i suoi sforzi solo dove indispensabile, Siria/Tartus, che altro può fare???

      http://www.strategic-culture.org/news/2013/08/16/egypt-junta-has-nothing-to-lose.html

      *** nessuno cita due elementi che io trovo importanti nel far cadere Morsi.
      I Black Bloc egiziani, anti Fratellanza, ottimi creatori di incidenti al servizio di non si sa chi.

      La finanza islamica, con le sue obbligazioni legate alla rendita delle attività che andrebbero a finanziare — la loro ventilata introduzione è stato uno dei cavalli di battaglia della propaganda anti-Morsi; mi stupirei che fosse la gente normale a essere tanto … sofisticata! Mi ricorda la moneta unica africana e l’abbandono del dollaro nelle transazioni petrolifere di cui si parlava negli ultimi tempi dell’era Gheddafi, eventualità non gradite alla finanza mondiale.

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  2. 19 agosto 2013 1:05 am

    Esistono diverse teorie: Piano kalergi (per l’Europa) e Piano Yinon (ebraico). Nel primo smembramento del medi-oriente e “rimescolamento” razziale europeo sostenuto dai sempre presenti J.P.Morgan e Warburg Bank. Il secondo, che ebraico più di tanto non è, sarebbe sempre la smembramento dell’islam in tante piccole “enclave” l’una contro l’altra in cui il poliziotto controllore sarebbe israele.
    Personalmente e nella mia limitata visione credo che si stia giocando, in accordo con la Russia la spartizione dell’Africa controllando i due stretti (Suez e quello dello yemen), mantenendo però il controllo delle fonti di energia e lasciando alla Russia il controllo del resto (Iran Iraq e Turchia che verrà fagocitata, si dice).
    Per quanto riguarda quella serpe di Ford ricordiamoci che era anche in Iraq e fu lui uno dei maggiori creatori delle violenze interne all’Iraq, uno che andrebbe sicuramente terminato.
    Credo piuttosto che in gioco ci siano svariate migliaia di miliardi e la vita di alcuni milioni di persone non ha nessun valore, questo è un dato difatto sul quale sarebbe da pensarci. Gli sbarchi di questi ultime settimane mi hanno impensierito, poiché nello stesso periodo dalle varie carceri irachene, afghane e libiche sono fuggiti (casualmente) alcune migliaia di prigionieri….
    Nessuno si aspettava una “guerra civile” in Egitto considerando che l’esercito egizio non conta più di 500 mila militari contro una popolazione di 87 milioni ed una forza di polizia di 1,5 milioni di persone, ma, come altri inducono a pensare, è accaduto…mi viene quasi da pensare che il prossimo paese potrebbe essere un altro rivierasco del mediterraneo….a noi ben conosciuto.

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    • 19 agosto 2013 11:02 pm

      Del piano Kalergi non sapevo nulla, non richiede tempi molto lunghi? Forse atto secondo.

      Mentre quello Ynon mi sembra già in corso. Non so dove porranno il confine a ovest, se fermandosi alla Tunisia o includendo Algeria. Quest’ultima è in una situazione al limite dell’incostituzionalità, poichè sono troppi mesi che Bouteflika è malato e all’estero. Lo tirano fuori ogni tanto per immagine. Ovviamente la direzione del paese è saldamente in mano ai militari, scossa appena un pò dagli scandali della corruzione.
      Per il resto il piano è avanti, Libano che re- inizia, Siria che sta per trovare l’assetto voluto, Egitto che è tornato indietro alla pre-rivoluzione, Libia è quel è. Un paio d’anni e avanti con l’Iran…

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  3. 21 agosto 2013 2:23 am

    Oddio, il Piano Kalergi fa parte del progetto mondialista al quale aderiscono la Merkel, Rampuy e molti altri vari grandi esponenti della politica e della finanza. Esso prevede, ma l’avrai già letto, uno spostamento delle masse del terzo mondo verso l’occidente che ha come primo scopo quello di eradicare usi, costumi e tradizioni, e secondariamente, anche se non meno importante, quello di abbassare la soglia dei diritti acquisiti. Un vero sistema che segue la matematica legge del Liebig. In questo scenario il Progetto di Yinon è propedeutico. Smembramento del medioriente ( e ci stanno riuscendo) e fuga delle masse più povere e meno abbienti verso l’occidente.

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    • 21 agosto 2013 12:13 pm

      Se il tuo riassunto è esatto, devo aver dimenticato Kalergi perché lo trovo solo una teoria a uso e consumo del senso di superiorità eu/us. Farlo sentire a rischio, scaldarlo nelle più varie occorrenze fino all’ebollizione razzista. Quella sì utile al divide et impera delle grandi concentrazione finanziarie transnazionali.
      A loro riesce utile invece, il piano Ynon. Ma anche se non fosse mai esistito, la nascita dello stato di Israele in “quel” modo lo sta materializzando, con la cieca assurda collaborazione del mondo arabo alla sua propria rovina.

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  4. 27 agosto 2013 1:44 am

    Un interessante visione che ti metto qui:
    Milano, agosto – Gli avvenimenti egiziani delle ultime settimane rientrano in un drammatico riassetto della leadership nel mondo sunnita voluto dall’Arabia Saudita e approvato dalla Casa Bianca. Il rovesciamento del regime dei Fratelli musulmani in Egitto, come pure l’abbandono del trono da parte dell’emiro del Qatar a favore del figlio, e le trasformazioni all’interno della Coalizione nazionale siriana, l’ombrello politico del terrorismo in Siria, segnano senza equivoci il declino di Qatar e Turchia e l’affermazione saudita alla testa del mondo sunnita.

    A cosa è dovuto questo riassetto?

    Al fallimento del tentativo di rovesciare il governo del presidente siriano Bashar al Assad. Il fallimento ha reso necessario il cambiamento, perché oltre due anni di assedio a Damasco hanno provocato una mobilitazione senza precedenti nel mondo sciita, costringendo la Resistenza libanese a intervenire militarmente a fianco del governo siriano e spingendo un numero ingente di volontari sciiti da altri Paesi ad accorrere in Siria per contrastare l’orda fanatica salafita. Il processo, continuando di questo passo, avrebbe portato in tempi brevi all’ingresso dell’Iraq nell’alleanza politico – militare tra la Repubblica islamica dell’Iran, la Siria e la Resistenza libanese Hezbollah.

    L’avventurismo di Doha ed Ankara non ha pagato laddove Barack Obama attendeva i risultati più importanti: cioè in Siria, mentre ha spazzato via governanti cari ai sauditi, come l’egiziano Hosni Mubarak, lo yemenita Ali Abdullah Saleh, il tunisino Ben Ali, issando al loro posto quella Fratellanza musulmana che la monarchia saudita ha sempre temuto e odiato, in quanto giudicata pericolosa per mischiare Islam, politica, facendo ampio uso delle attività sociali.

    Non è un caso che in questi ultimi anni più di una volta esponenti autorevoli del Golfo Persico abbiano tuonato contro la confraternita, accusandola di voler rovesciare i regimi di alcuni Paesi dell’area. Negli Emirati, fedelissimi di Riyadh, è stata aperta anche un’inchiesta contro esponenti islamici locali ed immigrati egiziani con l’accusa di attentato alla sicurezza nazionale. Da questo coro si è sempre chiamato fuori il Qatar che, ospitando da una vita il leader spirituale della Fratellanza musulmana Youssef al Qaradawi, è stato di fatto il promotore di quella che veniva presentata come Primavera araba.

    Ma l’Arabia Saudita non ha mai amato il Qatar, benché fossero alleati nel Consiglio del Golfo, e non poteva tollerare a lungo che un Paese mignon diventasse il riferimento del Cairo, di Tunisi, di Tripoli, dei terroristi che combattono in Siria, di Hamas a Gaza, delle bande armate che seminano il terrore in Iraq, con il sostegno aperto del premier turco Recep Tayyip Erdogan.

    Da qui il golpe al Cairo, sostenuto da Riyadh. Da qui la lotta, vinta, per assumere la guida della Coalizione nazionale siriana, l’ombrello politico del terrorismo in Siria. Da qui i tentativi di rovesciare il governo fratello musulmano tunisino ed azzoppare quello libico, creatura di Doha. Da qui il tentativo di isolare Hamas e restituire ad Abu Mazen, con i colloqui con Tel Aviv, una qualche visibilità. Da qui i sontuosi aiuti di 11 miliardi di dollari promessi ai generali golpisti egiziani, più di quanto il Cairo volesse ottenere dal Fondo monetario internazionale con Morsi presidente.

    Tutto questo, perché la prepotente azione turco-qatariota, basata esclusivamente sull’uso della forza pura, non ha dato risultati in Siria, ma ha messo seriamente in pericolo i regimi autoritari sunniti, monarchie soprattutto, ed ha creato una mobilitazione sciita di un livello mai visto.

    L’Arabia Saudita, che ha tristi trascorsi in Afghanistan nell’aver creato il terrorismo islamico di stampo talebano al qaedista usato inizialmente contro l’Armata Rossa, segue un modus operandi più sofisticato di Doha ed Ankara ed ha ottenuto il tacito consenso della Casa Bianca proprio perché ha saputo convincere Barack Obama che la Grande alleanza della fermezza (Iran, Siria, Hezbollah) andrà presto ad ampliarsi all’Iraq se gli errori qatarioti turchi, che hanno accompagnato la cosiddetta Primavera araba, persistono.

    Mai i golpisti egiziani avrebbero avuto il coraggio di compiere i massacri che hanno commesso se non avessero avuto la certezza di godere dell’appoggio di ambienti internazionali forti, quali le monarchie del Golfo Persico, escluso il Qatar, monarchie quali il Marocco e la Giordania, l’amministrazione statunitense, e Tel Aviv.

    Non è un caso che persino di fronte all’uccisione di cinquecento manifestanti della Fratellanza musulmana il sovrano saudita abbia espresso pubblicamente sostegno ai generali egiziani nella loro lotta al terrorismo, mentre la stessa monarchia ha ripetutamente chiesto alla comunità internazionale di fare la guerra al governo siriano che per Riyadh massacrerebbe il proprio popolo.

    Non è un caso nemmeno che l’unico capo di Stato ad essersi recato dai golpisti al Cairo sia stato il sovrano giordano, la cui alleanza con Riyadh ed asservimento ai sauditi sono noti a tutti.

    In che cosa consiste l’azione saudita?

    Oltre a riprendere in mano le redini del mondo sunnita, si tratta di fare rapidamente il vuoto attorno al governo siriano, minando le forze che lo appoggiano nei loro rispettivi Paesi.

    E’ per questo che l’Iraq sta soffrendo a causa di un’inaudita campagna terroristica con l’obiettivo di far saltare il governo di Nouri al Malki, trascinare i curdi iracheni in uno scontro con Baghdad e costringere i volontari sciiti iracheni a rientrare in patria dalla Siria.

    E’ per questo che i terroristi cercano di minare la sicurezza in Libano, compiendo massacri con le autobombe ai danni di Hezbollah, mentre l’ambasciata saudita di Beirut tenta di far saltare la cooperazione politica tra cristiano maroniti e la Resistenza libanese, in modo che Hezbollah si veda costretto a disimpegnarsi dalla Siria.

    Ed è per questo che il capo dei servizi segreti sauditi si reca dal presidente russo e si intrattiene con lui per quattro ore per promettergli fiumi di denaro provenienti dall’Arabia Saudita in cambio dell’abbandono da parte russa del sostegno al governo siriano.

    Ref: http://www.arabmonitor.info/dettaglio.php?idnews=38637&lang=it

    Riyadh e le sue ruote di scorta, Bahrain, Emirati, Kuwait, Giordania, giocano con il fuoco.

    Chissà …

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    • 27 agosto 2013 11:33 am

      Completamente d’accordo. Non solo: da tempo vedo i segni di una “guerra tra religioni” fomentata dal finto laicismo dei guerrafondai.
      Vedasi il recente clamore per “le chiese bruciate in Egitto” senza che nessuno aggiungesse ” nell’assenza delle forze di polizia anche quando chiamate ad intervenire” oppure “senza che avvenissero vittime”. Il miglior modo per tenere legati i Copti al colpo di stato e al governo della transizione, ma non so se questi hanno fatto un buon investimento…
      .

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