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Con Yellow Journalism, giornalismo giallo, si indica quel tipo d’ informazione che poco o nulla ha a che fare con gli eventi reali. Un giornalismo che architetta le notizie, utilizza titoli altisonanti e toni enfatici per suscitare emotività. All’inizio del ‘900, lo scopo era semplice: vendere un maggior numero di copie del quotidiano o della rivista. Con il tempo le esagerazioni dei fatti di cronaca, il sensazionalismo e l’ingegneria dello scandalo sono entrati in sinergia con gli obiettivi dei grandi registi della geopolitica. Poiché gli USA sono protagonisti della scacchiera mondiale, e loro è la più grande industria dell’informazione su carta via web e televisiva,  il Giornalismo Giallo ne è diventato il valletto, il grande manipolatore dell’opinione di massa,  la fabbrica delle fiction pro-guerra.

Le grandi guerre bugiarde  dell’America

Prima Guerra MondialeLusitania
Gli Stati Uniti sono entrati nella prima guerra mondiale dopo il naufragio del Lusitania, il transatlantico britannico che trasportava passeggeri americani, silurato dai sottomarini tedeschi al largo delle coste irlandesi; morirono più di 1.000 dei suoi passeggeri. Quello di cui il pubblico non fu informato era una lettera della settimana precedente l’incidente, nella quale l’allora Primo Lord dell’Ammiragliato Sir Winston Churchill ordinava di attrarre verso le coste inglesi navi di paesi neutrali, specialmente Stati Uniti, perché potesse verificarsi l’occasione di un coinvolgimento nella guerra con la Germania. Né venne detto agli americani che il Lusitania trasportava munizioni e altre forniture militari. Si raccontò, invece, di un attacco inaspettato e immotivato messo in atto da un nemico folle e l’opinione pubblica si convinse della giustezza di entrare in guerra.

Seconda Guerra Mondiale:

PearlHarborIl coinvolgimento degli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale fu di nuovo in seguito a una deliberata disinformazione. Anche se l’Honolulu Advertiser aveva scritto con giorni di anticipo dell’attacco a Pearl Harbor -perché i codici navali giapponesi erano già stati decrittati – e persino Henry Stimson, del Segretariato per la guerra, aveva annotato nella sua agenda della settimana precedente l’incontro con Roosevelt su ” come manovrare i giapponesi per fargli sparare il primo colpo senza troppo danno per gli USA”, gli Americani vennero indotti a credere che l’attacco fosse del tutto imprevisto. Di recente una nota declassificata dalla segretezza ha rivelato che il Presidente Roosevelt era stato avvertito di un imminente attacco giapponese alle Hawaii tre giorni prima dell’effettivo attacco, ma i libri di storia ancora indicano Pearl Harbor come lampante esempio di un attacco a sorpresa.

Guerra del Vietnam:

Lyndon Johnson
Lyndon Johnson

Nell’agosto 1964, il pubblico americano venne in formato che il Vietnam del Nord aveva attaccato i cacciatorpedinieri degli Stati Uniti nel Golfo del Tonchino “in due diverse occasioni”. Gli attacchi vennero presentati come palese esempio di “aggressione comunista “. Seguì immediatamente  la risoluzione del Congresso che autorizzava il presidente Johnson a dispiegare le truppe e attaccare il Vietnam del nord senza preventiva dichiarazione di guerra. Nel 2005 è stato pubblicato un documento interno del NSA (Agenzia per la Sicurezza) nel quale si legge che il secondo attacco in realtà non ebbe mai luogo. Pertanto: 60.000 militari americani e fino a tre milioni di vietnamiti, oltre a 500.000 cambogiani e laotiani, hanno perso la vita a causa di un incidente che non si è mai verificato.
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Nayirah al-Sabah

Guerra del Golfo:
Nel 1991 il mondo intero si commosse per la toccante testimonianza di  “Nurse” Nayirah (ved.VIDEO), ragazzina kuwaitiana che raccontava le atrocità commesse dalle forze irachene in Kuwait. Quello che al mondo non venne detto è che la testimonianza era stata confezionata da una società di pubbliche relazioni e Nayrah era la figlia dell’ambasciatore del Kuwait.  Con questo stratagemma da schermo televisivo s’indusse il pubblico allo sdegno furente contro il regime di Saddam Hussein.

Sorprendentemente, il grande pubblico non impara dalle manipolazioni storiche documentate e ben pochi mettono in discussione il quadro dipinto dal telegiornale o dalla prima pagina del quotidiano preferito. Tutti sappiamo ormai della menzogna di Colin Powell che all’Onu mostrava il contenitore delle inesistenti armi di distruzione di massa di Saddam, molti sanno del film della finta caduta di Tripoli montato negli studi di Al Jazeera, altri ricorderanno l’eccidio di Timisoara creato disseppellendo salme per mostrarle in televisione e giustificare la condanna a morte senza processo del dittatore romeno Ceausescu e della moglie.
Nonostante tutto questo, ben pochi oggi chiedono approfondimenti  sulla Siria e l’episodio dei gas  nella città di Ghouta” . Occorre passare indenni attraverso il martellamento dei media ufficiali che  non informano sull’evidenza medica: lo stato dei cadaveri non corrisponde a una morte per asfissia da sarin  [vedere Siria: il veleno nella coda. Il Rapporto degli ispettori ONU sui gas a Ghouta e  Sirian Sarin ] , né che gli ispettori  [rapporto Onu] non hanno cercato e trovato i cadaveri che le foto e i video mostrano, che l’indagine è stata breve e tardiva, che le fonti da cui sono state raccolte le testimonianze sono di non verificata attendibilità.

Elena Petrovna Blavatsky, un’avventuriera russa diventata un’autorità morale
per migliaia di seguaci nel campo dell’esoterismo, affermava
“Che si può fare se la gente vuole essere ingannata?”
 Già, che si può fare?

 

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