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Furiosa! La dignità umana è diventata una barzelletta.

25 settembre 2013

mcc43

“Only God knows” in Gaza, under cruel Israeli-Egyptyan siege 

Shahd Abusalama  Freedom Fighter from #Gaza, #Palestine

Shahd Abusalama Freedom Fighter from #Gaza, #Palestine

Ho letto su Reuters Martedì scorso: “Secondo quanto chiesto da Abu Mazen, l’Egitto accetta di riaprire il valico di Rafah Mercoledì e Giovedì per quattro ore lavorative ciascuno.”

La mia prima reazione? Una risata. Dove stava Abbas mentre il confine di Rafah era chiuso per migliaia di pazienti in cerca di cure mediche all’estero, perché non disponibili a Gaza? E i sogni degli studenti di proseguire la loro istruzione all’estero venivano schiacciati?

Noi non stiamo solo pagando il prezzo della situazione instabile in Egitto. Siamo anche diventati vittime della nostra leadership palestinese divisa. Mi fa rabbia pensare che l’apertura del valico di Rafah, un’ancora di salvezza, è avvenuta sotto l’influsso della rivalità interna tra i partiti politici che competono per i favori dei nostri colonizzatori. Le fazioni dominanti sembrano essere diventate esse stesse conniventi con la punizione collettiva di cui soffriamo.

[…]

Vedere che altri esseri umani stanno facendo questo a me e a 1,7 milioni di civili che vivono a Gaza, mentre il resto del mondo sta a guardare, è troppo difficile da credere. E ancora più doloroso e scioccante rendersi conto che il nostro paese arabo confinante, l’Egitto, si sta unendo ai nostri carcerieri sionisti collaborando per stringere l’assedio.

Questo mi fa credere che la dignità umana è diventata una barzelletta. Il diritto internazionale non è altro che una serie di parole vuote e impotenti stampate nei documenti. Ci viene negato il nostro diritto alla libertà di movimento, il nostro diritto a perseguire la nostra educazione, il nostro diritto a una buona assistenza medica, e il nostro diritto di essere liberi o di vivere in pace e sicurezza. Ma nessuno di quelli che ne avrebbero il potere fa qualcosa.

Ho passato settembre a preoccuparmi per la fine dei miei sogni, se Rafah rimane chiuso. Questo consuma le mie energie e mi fa soffrire per la mancanza di certezze, mi ruba il sonno, mi rende difficile sedermi e scrivere o disegnare. La tragedia del nostro popolo per la chiusura del confine di Rafah continua, e la crisi si sta aggravando. Vivere a Gaza in queste circostanze è come essere condannati a una morte lenta. Agire e renderci liberi! E ‘tempo per queste ingiustizie che abbiamo di fronte ogni giorno alla fine.

Shahd Abusalama, 22 anni, è un artista palestinese e una blogger, laureata in Letteratura. Essere figlia di un ex prigioniero palestinese, che ha trascorso 15 anni nelle carceri di Israele, è stata la principale fonte d’ispirazione per il suo lavoro contro l’ingiustizia che affronta la sua gente ogni giorno.

Il suo blog http://palestinefrommyeyes.wordpress.com/   è la piattaforma per raccontare come una giovane palestinese vive sotto il blocco della Striscia di Gaza. Dei  suoi contenuti sta uscendo in Ottobre un libro in versione italiana.  
Potrà venire l’autrice in Italia per la presentazione? E’ il sogno cui allude nel post, ma nulla dipende da lei: sono le autorità di Israele a doverle dare il visto, è il governo d’Egitto che stabilirà se il valico per uscire dalla prigione-Gaza sarà aperto. 

E’ forse strano che si senta furiosa e frustrata? Lei, Palestinese,  sballottata dalla politica internazionale, dall’ipocrisia dei difensori dei diritti umani, dalla rivalità delle fazioni?

DATI DEL LIBRO: “Palestine from my eyes ”   di @ShahdAbusalama 

Formato 14×21 cm | Brossura | ISBN 9788890493669 |
224 pagine (inclusi 21 disegni dell’autrice) | 12 euro |  Lorusso editore |
Distribuzione Nda (www.ndanet.it)
Alla presentazione ufficiale a Roma, 12 ottobre pateciperà Silvia Baraldini

 

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One Comment leave one →
  1. Marc permalink
    25 settembre 2013 5:21 pm

    E Silvia Baraldini di prigioni se ne intende. Concordo con quello che altre volte hai scritto, dividere la causa dei Palestinesi è fare il gioco di Israele e dei paesi arabi, non meno colpevoli di Tel Aviv sulla loro condizione

    Mi piace

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