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Immigrazione: la “rivitalizzazione” dell’Europa

21 ottobre 2013
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I futuri italiani

di Julio Monteiro Martins

da LA STANZA DEGLI OSPITI  in ALMA.Blog

Molti anni fa, in un racconto di “La passione del vuoto”, ho fatto dire a un mio personaggio, spaventato dallo scontro ideologico sul futuro dell’Europa, che “l’Europa ciclicamente impazzisce e si divide in due metà che si odiano l’un l’altra mortalmente”, per poi ricordare il monito di Primo Levi alla vigilia del suicidio: “Ci sono spaventose energie che dormono un sonno leggero”.

Nel periodo in cui quel libro è uscito non c’erano ancora i partiti e i movimenti razzisti — di estrema destra che hanno proliferato in Europa negli ultimi anni, favoriti dalla crisi economica nel cercare e trovare consenso in parte delle società dei paesi europei, Italia compresa. Si pensi alla crescita di Alba Dorata in Grecia e di Marine Le Pen in Francia (il Front National è oggi il partito con maggior numero di consensi nel paese), di Geert Wilders nella civile Olanda, ma anche alle posizioni della Lega Nord, degli ex-missini, di Grillo e Casaleggio e di gran parte del PDL riguardo alla presenza di uomini e – donne di origine non italiana sul territorio.
Pertanto, non è scontato che la situazione si evolverà necessariamente verso un’integrazione civile e pacifica. Per fortuna, questa è una forte possibilità, è la tendenza prevalente oggi. Ma realisticamente parlando, non è una certezza. E poi, come dice il personaggio del racconto “Istantanee italiane”, l’Europa ciclicamente impazzisce, e possiamo solo sperare che stavolta si sia sbagliato e che le sue angosce siano immotivate.

Sappiamo che una società che vuole far convivere e che desidera arricchirsi della diversità etnica e culturale creata dall’apporto di altri popoli ha due modelli possibili da adottare. Il modello multiculturale, come negli Stati Uniti o nella Germania contemporanea, dove tutti godono della stessa protezione costituzionale ma ogni gruppo vive isolato tra i suoi compaesani e cerca di preservare l’antica identità di provenienza, della quale è fiero. Pensiamo agli attuali afro-americani, o ai portoricani, o ai pachistani a Londra, o ai turchi a Berlino. Oppure il modello transculturale – del Brasile o di Cuba, nel quale la mescolanza generale, il sincretismo costituito dall’incontro e dalla fusione di etnie diverse, inizia già a partire dalla prima generazione di immigranti. In questo caso, l’identità nazionale precedente al posto di rinsaldarsi scompare e addirittura i cognomi sono praticamente abbandonati a favore dei primi nomi o dei soprannomi, e la neonata identità meticcia diventa il nuovo valore identitario, fonte di orgoglio culturale e anche estetico, puntando più al futuro che alle origini. Tutti si accomunano nella nuova identità – “brasiliana”, “europea”, “cubana” in una convivenza tranquilla nella quale la “bomba identitaria” è stata disinnescata – costruita da matrimoni misti, dalla scuola pubblica aperta a tutti, dalle infinite sfumature razziali che rendono in pratica ogni individuo un’etnia a sé stante.
La questione che mi preme quindi, riguardo all’Europa e all’Italia del futuro, è capire se il modello multiculturale, quello che mantiene le caratteristiche identitarie del passato, e a volte anche la lingua del paese d’origine, non possa diventare rischioso in un improbabile ma non impossibile rigurgito di violenza raziale istituzionale imposto da un’estrema destra eventualmente maggioritaria, così diventata forse a causa della disperazione economica e della delusione politica. Dico rischioso perché in un tale macabro frangente sarebbe più facile identificare, isolare, espellere o chissà sterminare gli immigranti e i suoi discendenti, resi vulnerabili, facili bersagli, proprio a causa della mantenuta diversità.
Non sarebbe invece più saggio e più sicuro prendere come parametro e come modello quello che si è dimostrato vincente, il modello transculturale, nel quale l’umano, e non la razza, è il denominatore comune? Mi domando: non sarebbe nell’interesse delle future generazioni di europei, per avere la certezza di trovarsi d’ora in avanti sempre in sicurezza, creare un’identità europea felicemente diversificata in un grande ventaglio di tipi, in un’esuberante tavolozza umana che guarda al futuro piuttosto che alla “purezza delle radici”, native o straniere che siano? Insomma, – non sarebbe oculato promuovere l’inclusione in modo consapevole e quotidiano, per non rischiare di diventare domani vittime di un’esclusione drammatica?
Un italiano che visiti oggi una delle regioni brasiliane di forte immigrazione italiana soltanto tre o quattro generazioni fa – a São Paulo, a Minas o a Rio Grande do Sul – potrà assaggiare nelle mescolanze riuscite, nei milioni di “italiani tropicali” che troverà, cosa potrà diventare, se saremo saggi e fortunati, l’Italia del futuro.

Julio Monteiro Martins
Scrittore di lingua materna portoghese, l’italiano è la lingua d’adozione . Tra i fondatori del partito verde brasiliano e del movimento ambientalista “Os Verdes”, è stato avvocato dei diritti umani a Rio de Janeiro, per i “meninos de rua” chiamati a testimoniare in tribunale sulle stragi dei bambini abbandonati.
I
nsegna Portoghese e Traduzione Letteraria all’Università di Pisa e dirige il Laboratorio di Narrativa della Scuola Sagarana, a Pistoia.

°|°|°     *     °|°|°

Migranti Italiani in fabbirca a Sao Paolo. Foto: Wikipedia.

Migranti Italiani in fabbrica a San Paolo.

In molte aziende agricole del Brasile andarono a sostituire gli immigrati africani che avevano ormai acquisito diritti, migliorato la posizione sociale, realizzato l’integrazione nel paese.

E’ deprimente immaginare un’Europa che persista nel considerare il suo passato culturale come sempiterna vetta del Pensiero. Un’Europa che mentalmente invecchi, chiusa nel bozzolo di una malintesa superiorità per  timore di apporti estranei. Concedendo accettazione solamente a chi sia disponibile ad omologarsi, si crea la propria asfissia. A differenza dell’omologazione, l’integrazione è un innesto e la Storia – che altro non è se non lo svolgersi delle migrazioni –  insegna essere creatrice di una fruttuosa mescolanza.    

9 commenti leave one →
  1. 21 ottobre 2013 6:39 pm

    C’è poco da commentare, te lo dice uno che è stato 5 anni in Africa, 15 anni in Svizzera e 15 anni in Francia. Sempre lavorando legalmente e senza sussidi. (Provengo dalla montagna Pistoiese).
    Julio Monteiro Martins utilizza la solita solfa paragonando due realtà e due tempi completamente. diversi. L’America e l’America del Sud erano e sono due paesi immensi e avevano molto posto e possibilità in industria agricoltura ecc.
    Come comparare con l’invasione illegale di un paese alla deriva come l’Italia
    (con 50% di giovani disoccupati)?
    I paragoni si fanno su delle realtà simili. Non su colori opposti.
    L’Italia non è razzista e non rifiuta la “diversificazione”.
    Personalmente spero però che difenda la sua cultura, combattendo l’ignoranza.

    Stefano

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    • 21 ottobre 2013 6:58 pm

      Io lo colgo non tanto come paragone, ma come “cappello” a una domanda legittima che non riguarda la quantità di immigrati da accogliere, ma il modo di considerare il loro insediamento. Pochi o tanti che siano, cosa da definire con considerazioni di altro tipo, politiche ed economiche.
      Multiculturalismo come formazione di ghetti: ciascuno chiuso nella sua lingua e nella sua arte culinaria e nella foggia del vestire, come a Parigi e Londra, dove ogni tanto scoppiano rivolte? E’ quello che in questo articolo Monteiro vuole sottolineare introducendo il concetto di trans-culturalismo e che trovo convincente.
      Abbiamo fatto in piccolo l’esperienza con le migrazioni interne del dopo guerra, e ricordiamoci che fu la televisione ad affermare la lingua comune sull’uso quasi esclusivo del dialetto. Inizialmente le relazioni erano fondate sulla reciproca diffidenza, e peggio. Con le seconde generazioni che hanno smesso di pensare in termini di nord o sud, il problema è evaporato nella reale integrazione.

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      • 25 ottobre 2013 10:11 am

        Con le seconde generazioni che hanno smesso di pensare in termini di nord o sud, il problema è evaporato nella reale integrazione.

        E’ proprio questo il piano Khalergi. Far evaporare le caratteristiche culturali e tradizionali delle diverse genti al fine di assoggettarli in un’unica “razza” dominata. Oltretutto se la ricchezza di una popolazione è la sua diversità culturale, di quale ricchezza potremo godere dall’evaporazione delle diversità?

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        • 26 ottobre 2013 7:05 pm

          ops: seconde generazioni di italiani era l’argomento, e intendevo che è svanita la tendenza a pensarsi PRIMA DI TUTTO settentrionali o meridionali. E’ solo materia per gli scherzi o certa propaganda politica di infimo livello.

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  2. 25 ottobre 2013 1:33 am

    Può sembrare sciocco come esempio, ma è utile per far capire anche chi non vuol capire.

    Primo: esistono delle popolazioni “europee” che non hanno nessuna intenzione di mescolarsi agli altri europei ed extra europei e questi sono tutti quelli di religione ebraica. E’ sufficiente capire come funziona inel non-stato per capire come essi giudicano “gli altri”. Ma in tempi di pensiero owelliano è peccato pensare a questo!

    Secondo: il rimescolamento culturale è sempre stato, dal mio punto di vista, un’occasione per una maggior ricchezza interiore e confronto di vita, ma, come in tutte le cose questa azione ha i suoi tempi come accadde nei secoli in Italia, così come in Spagna.
    Ora, al contrario, si sta assistendo ad una migrazione massiccia inondante senza nessun nesso con la realtà con il paese ospitante.

    Terzo: due persone, estranee si incrociano per la strada, uno di questi si avvicina all’altro e incomincia a chiaccherare del pià e del meno illustrando all’altro quello che pensa. Gli si avvicina per prenderlo sottobraccio e fare qualche passo assieme per condividere, ma l’altro si ritrae, lo guarda con sospetto e con un certo timore.

    Ora, siamo pronti ad avere sottobraccio persone delle quali non sappiamo nulla se non che vengono da paesi martoriati dai colonizzatori?
    Quanti avrebbero avrebbero la forza e l’apertura interiore per accettare di farsi prendere sottobraccio da uno sconosciuto? Io credo nessuno e non per la solita mentalità beghina, ma solamente per un istinto prettamente animale: chiarisci chi sei, cosa vuoi, e come ti poni a me. Tutti gli animali usano questo tipo di atteggiamento e l’uomo, checché se ne dica non è certamente diverso.

    Nei tempi delle grandi manifestazioni (anni 70) cercavo di entrare nei collettivi (Lotta Continua, Potere Operaio) per ascoltare e confrontare le mie idee con questi “innovatori”, ma come risposta ricevevo un “vaffa” oppure, nella peggiore delle ipotesi una randellata. E si che erano aperti a dialogo! Mi ritiravo meditando su che basi le loro idee di apertura al diverso si basassero: non l’ho ancora cpito.

    Ora, e mi scuso per occupare uno spazio non mio, ma la questione dovrebbe essere totalmente asettica da concetti di buonismo melenso o da influenze post-catto-comuniste fuori dalla realtà e da un radicalismo cattolico insignificante perché inconcludente. Abbiamo un numero di paesi che cercano vie di fuga per non morire di fame e dalle guerre in atto nei loro paesi.
    Cosa fanno i popoli europei? Aprono le porte per accogliere senza nessun ritegno e senza nessuna politica di controllo. Controllo non solo sulle persone che entrano, ma sopratutto sui paesi che ne permettono l’espatrio. C’è qualcosa che non quadra mi sembra.

    Con la fine del Governo di Gheddafi e con i gravissimi problemi della Siria ed africani si è aperto il vaso di Pandora ed ora ne facciamo le spese, tutti, anche quelli che ne sono la causa: Francia, Inghilterra, Germania, Spagna ecc.ecc.

    Questo è schizofrenia allo stato puro!

    Altra cosa che non condivido dell’articolo. Le comunità stile Usa o America Latina non sollo non rappresentano una vera comunità nel senso stretto del termine, ma non hanno nessuna base culturale sulla quale affondare le proprie tradizioni. Sono e rimangono solo ed esclusivamente dei paesi coloniali, e purtroppo lo sono ancora e la tratta degli schiavi è ancora presente, senza ritegno e senza troppa vergogna. La cosiddetta multi-cultura di quei paesi e gli usa sono l’esempio più classico, è la peggior specie di diritto che possa esistere. Congreghe separate, usanze che non si mescolano, lingue e dialetti che mai si incontrano dove solo il tempo dopo secoli, forse, potrà colmare le differenze.

    Chiudo. Io non sono d’accordo con queste cose e non mi piacciono. Sono assurde, insignificanti e portano gli abitanti di uno stato ad avere un atteggiamento ostile. L’esempio delle destre che rinvigoriscono e delle sinistre che nicchiano sono una spia d’attenzione, ma i governati che fanno melina queste cose le sanno benissimo e cavalcono la bestia dell’immigrazione per trarne i loro sporchi affari.

    Si cominci a buttare le basi per una politica estera di rispetto, non si riconoscano i criminali che gettano nella fame e nel sangue milioni di persone, si perseguano quelli che giocano sugli scambi econoimci e finanziari delle derrate alimentari, si azzerino le missioni di pace in paesi che mai hanno minato la nostra sovranità, ma al contempo, colpiamo duramente quelli che dal di dentro delle nostre strutture lavorano per distruggere (leggasi BCE-FMI-WB).

    Giusto perché molti non ne saranno a conoscenza. L’Italia ha acquistato oltre ai 90 F35 altri 10 da aggiungere ed inoltre ha perso una commessa di manutenzione dall’Olanda, inoltre, siccome noi siamo sempre in missione di pace abbiamo adesso, con il placet della Nato (Usa) una nostra base militare a Gibuti nella quale si prevede una spesa di circa 24 milioni di euro. La giustificazione è la pirateria, ma a Gibuti ci sono Francesi, Inglesi e ovviamente Usa.
    Ora se l’Italia e l’Europa NON vuole l’immigrazione di disperati all’interno dei quali sicuramente ci sono i cosiddetti terroristi silenti, perché mai apre una postazione fissa (!) a Gibuti invece che controllare le coste del Sudan, della Libia, della Siria e della Turchia e del non-stato?

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  3. 25 ottobre 2013 1:43 am

    Ultima questione. L’emigrazione italiana dal sud verso le Americhe fu possibile grazie al grazioso apporto dell’Inghilterra e della massoneria europea. Il versamento di sangue italiano in quelle terre fu causato proprio per i disastri economici e finanziari che ci stanno attanagliando ora, gli stessi: predazione, rapina, zero credito, banche speculanti sulle valute e sulle obbligazioni e economia reale che lentamente diventa asfittica; apertura smodata a mercati fuori controllo, annullamento delle regole.
    E nel frattempo, l’europa della BCE ha concluso il trattato di apertura di scambio con il Canada, ma a sensi unico.

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  4. 26 ottobre 2013 6:50 pm

    Caro Pitocco, grazie del contributo. Di spazio prendine sempre quanto ne vuoi. Rispondo
    Primo, Anche i Rom sono europei (Romania) e non so come ci giudicano perché nessuno glielo chiede
    Secondo, migrazione massiccia inondante senza nessun nesso con la realtà con il paese ospitante. Distinguerei quello che è da quello che reiterano i media, perché sono i media a creare la sensazione di subire una invasione, E’ una sceneggiata che ci ammanniscono una volta l’anno, più o meno, come un focherello acceso per far sobbollire l’indignazione e distrarre da altro.
    Terzo, Il contatto fisico non è gradito per principio se l’altro è uno sconosciuto. Io non lo gradisco da un bergamasco esattamente quanto da un nigeriano. Di entrambi penso la stessa cosa: maleducati. Occorre si sia stabilita almeno una consuetudine, se non una famigliarità perché non sia spiacevole sentire violato lo spazio psichico che circonda ognuno di noi. Se sei a una tavola calda e una persona come te si siede di fronte noterai che spontaneamente si avverte un confine invisibile che nessuno supera con i suoi oggetti.

    Lo stesso per il senso di “invasione”; questo lo puoi avvertire se giri per Milano o un’altra città economicamente sviluppata perché lì si trovano le occasioni di vendere o questuare o lavorare, ma ciò non va preso come tasso di presenza straniera sul suolo nazionale.
    Me li ricordo anche io i tempi della partecipazione politica militante: nemmeno potevi dire buongiorno a qualcuno di una diversa corrente senza essere guardato dai tuoi con sospetto. E’ stata perfino la rovina del sindacalismo unitario. Tutto questo è un limite, non ha da essere una giustificazione.

    Io non mi spavento degli stranieri, né se lavorano, né se accattano e non sono buonista (che parola d’intenzione svalutante, bisognerà bilanciare con cattivista!) e nemmeno mi sento “buona”. Mi sento realista: la Terra è tonda, caro mio, i confini sono le montagne e i mari, non le dogane!
    Quello che dobbiamo dire chiaro e onestamente è che con l’attuale sistema economico mondiale possiamo essere “ricchi” solo se loro sono poveri e smetterla di trovare motivi per giustificarci.
    Non abbiamo posti di lavoro per i giovani? Che ridere! Ne hai mai visto uno a scopare i marciapiedi, spostare il pattume, lavare i vetri, o pulire un anziano incontinente? Non c’è un pizzarolo che non sia egiziano, una badante che non sia dell’est, una colf che non sia filippina o sudamericana, a montare ponteggi vedo arabi, e sto parlando di gente inquadrata secondo la legge, non di gente pagata un terzo del dovuto. Se stanno qui solo pochi anni e poi tornano al loro paese, i contributi pensionistici restano nelle casse Inps, e ora che con la crisi se ne stanno andando, altro che invasione!, già l’Erario piange per mancati introiti.

    No i paesi europei non hanno affatto aperto le porte: si sono fatti tappare i buchi. Da decenni. Quello che è cambiato è che negli anni 50 -60 andavamo noi italiani, coi portoghesi e gli spagnoli, a tappare i buchi in Svizzera, Germania, Inghilterra, nei cantieri e negli ospedali. Poi – grazie alle nostre “bolle” immobiliari e industriali che ci hanno fatto credere definitivamente arricchiti – sono arrivati da Sri Lanka, Balcani, Africa, Maghreb ma siamo così ottusi o ipocriti da fargliene una colpa.
    Come dici tu a proposito delle Americhe: schiavismo. Ma uno schiavismo temperato dalla nostra schizzinosità verso le piaghe esposte, Ben lo sanno quelli che citi, FMI, BCE ecc Con i loro capestri posti ai paesi più poveri mantengono aperto il rubinetto della mano d’opera da importare, con la connivenza di tutti i politici che la gente crede/vuole eleggere. Non ce n’è uno fra quelli che strillano più forte che non sia un emissario Trilaterale/Bilderberg che differenza c’è se si chiama Monti o Letta? La buriana contro Berlusconi è montata perché era così presuntuoso da non capire che si resta in sella solo se si è totalmente obbedienti.

    Non c’è nessun piano che porti la gente verso di noi, c’è la globalizzazione che ha stravolto gli equilibri produttivi locali, ci sono le tv e la rete che creano l’assurda immaginazione che tutti debbano essere classe media: casa di proprietà, due auto, seconda casa, ferie all’estero, settimana bianca e week-end al mare. La radicata convinzione che abbiamo diritto a realizzare tutti i desideri (indotti, il più delle volte). Vuoi un figlio anche se madre natura vorrebbe rallentare un’altra miliardata di umani e non ti ha messo (più?) in grado di concepirlo? Te lo fai impiantare a Barcellona al modico prezzo di 10000 euro e nemmeno si pensa a quanti bambini già esistenti si salverebbero con cibo e vaccini. Siamo gente progredita noi, perbacco e che nessuno minacci il “nostro stile di vita” !

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  5. 27 ottobre 2013 12:42 pm

    Ho l’impressione che abbiamo due approcci al problema abbastanza differenti. Tu sul piano puramente umano/sociale, io sul piano politico-sociale. Le due cose non sono disgiunte ma debbono incontrarsi per camminare assieme. Odio quelli che si ritengono i depositari delle verità assolute (a volte mi odio).
    Come già ho sostenuto le cause di tutti i mali nascono per le connivenze delle grandi imprese industriali, rottami del colonialismo, nel proseguire l’immane depauperamento di tutte quelle risorse che “devono” mantenere alto lo stile di vita occidentale, ma oggi anche orientale; nel far credere, illusoriamente, che questo sia lo stile di vita più adeguato e corretto per ogni famiglia.
    Così, tramite i media vari, si inonda la mente della gente con dei totem sui quali sublimare una vita senza senso, priva di qualsiasi riferimento etico e tradizionale, si abbattono le tradizioni locali, perché la vulgata comune vuole che queste siano barriere impermeabili alla nuova moda. Ma non vero, perché la tradizione non è impermeabile, ma è costruita su secoli di sedimentazioni storico-sociali che hanno cementato un piccolo o grande gruppo di persone. Ma nulla è eterno, se non l’eterno stesso, così che si convincono migliaia di persone a camminare sulla terra promessa del consumismo/sfruttamento/povertà/illusione mescolando e rimescolando fino a sgretolare cultura e tradizione. Ma perché? Qual’è lo scopo?
    Avevo già parlato del piano Khalergi, ma senza pensare a questo personaggio ed ai suoi piani condivisi dalle più alte cariche degli stati occidentali credo che nel tempo ogni asperità, ogni suddivisione sparirà dalla faccia della terra. E’ una legge che non prevede sconti. La natura è così: un fiume tortuoso trova la sua via breve per il mare ed ogni ostacolo verrà, nel tempo abbattuto. Un grande picco di montagna, nei secoli sarà ridotto a pianoro appena percepibile per l’azione combinata del vento, della pioggia e del ghiaccio e così anche le culture mondiali saranno un grande guazzabuglio uniforme grigio e indifferenziato, nel colore della pelle e nella lingua, un po’ meno, forse nelle menti e nei ricordi.
    Ma da questo ad oggi vi sono secoli che ci separano.
    Come spesso ho detto la differenziazione culturale è orgoglio e ricchezza di una nazione, anche se soventemente è il punto più debole. Il caso della Bosnia-Erzegovina come crogiolo di razze e culture diverse, con religioni diverse fu luogo di grande ricchezza culturale, ma al tempo stesso, volutamente o meno, innesco sempre pronto per il fuoco.
    Quando fu bruciata la la biblioteca islamica di Monster e distrutto il su antico ponte che rappresentava il simbolo del contatto tra cultura occidentale e mediorientale piansi, prima perché la distruzione dell’arte e della cultura è il peggior crimine che si possa commettere, secondo perché i simboli sono la più alta espressione ed atto di comunicazione che anche la più impermeabile cultura può capire. Gli ebrei d’America e del non-stato sapevano questo e attuarono proprio quanto è la pratica della loro cultura: escludere tutte le altre.
    Inoltre, ritornando alla vita di quegli immigrati e pur compatendoli della loro situazione cosa rappresentano essi? Chi sono? Come han vissuto nel loro paese?
    Io non vedo gente rinsecchita dalla siccità, dalla mancanza di cibo, ma vedo persone giovani, robuste, ben nutrite con cellulare e scarpe alla moda. Son questi i disperati?
    Gli italiani che venivano tenuti come bestie a NYC erano segregati in quarantena, così come gli spagnoli, i portoghesi, i polacchi, gli irlandesi e tutti gli altri, esclusi gli olandesi, i tedeschi, i francesi, e ovviamente gli inglesi ed approdavano su quelle rive dell’atlantico con la vera disperazione di chi in patria non poteva avere nulla.
    Anche questi magrebini appaiono essere simili ai nostri espatriati, ma con la differenza che ce li andiamo a cercare e senza un motivo apparente, ma solo per un ordine che non si conosce da chi sia venuto. L’Europa è senza lavoro e il tasso di disoccupazione è elevatissimo, in America al contrario erano necessarie braccia e manodopera a buon mercato e i noti schiavisti sapevano come fare.
    Ripeto: perché non c’è la volontà di bloccare quei governi fantoccio dai quali questi disperati provengono? Gheddafi aveva un’idea geniale che avrei sostenuto a spada tratta: unire l’Africa in una grande confederazione, ma purtroppo fallì e non per causa sua, ma per le immense ricchezze che essa ha ancora.

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  6. 27 ottobre 2013 4:21 pm

    Sottoscrivo con gratitudine la chiarezza del tuo incipit sulla differenza della ns impostazione. Siccome nessuna delle due dà la completezza, solo il confronto serve e si vedrà – almeno io già lo intravedo – che finiremo per convergere sullo stesso pessimismo. C’è una “macchina” economico-culturale che crea la standardizzazione cancellando tradizioni, valori, culture specifiche. C’è una connivenza degli stessi sfruttati nel concepire questa standardizzazione come progresso, come civiltà desiderabile a tutti i costi, e chi sta indietro è represso dai suoi stessi connazionali. Ci sono popolazioni indotte a negare se stesse, a inviare le coordinate alla Nato perché possa centrare edifici e persone, ci sono altri che gioiscono delle rivoluzioni per entrare nei musei e saccheggiarli come al Cairo, e prima in Iraq. Quello che hai provato tu per Mostar, io l’ho vissuto come una tragedia personale quando alla prima guerra del Golfo l’Occidente ha attaccato la Mesopotamia- E’ stato un po’ come aggredire la propria madre culturale, e il contraccolpo c’è stato.
    Io credo di non essere mai uscita dallo shock e di aver iniziato a coltivare un profondo disprezzo per la nostra conclamata “supremazia” . Avevo sperato nelle civiltà antiche diverse dalla nostra, come la Cina, l’India, il mondo arabo una resistenza contro la nostra auto identificazione nella superiorità culturale. Poteva avvenire una mediazione di convivenza, nessuna cancellazione forzata, ma diverse linee di sviluppo economico e modi di vivere aventi stessa dignità. Invece hanno ceduto tutte! Lo vediamo nelle loro classi più elevate che aspirano ad Harvard e alla London School of Economics (Saif Gheddafi!!) si inchinano al FMI, mentre la gente comune è capace. come in India, di vendersi un rene per acquistare una tv

    Nel corso del dialogo fra di noi il contrasto arriva nella valutazione che diamo dei momenti/fasi/eventi contemporanei. Esempio: “vedo persone giovani, robuste, ben nutrite con cellulare e scarpe alla moda. Son questi i disperati? “Quelli che non sono abbastanza nutriti,hanno l’aids o la malaria restano nelle bidonville! “Gli italiani che venivano tenuti come bestie a NYC erano segregati in quarantena” ma come – o peggio? – quelli che noi mettiamo nei CIE , Trattati come bestie e su questi centri c’è chi lucra tantissimo.
    Ieri ho visto il bellissimo film Indigenes, tradotto in italiano chissà perché: Glory Days, sugli arabi delle colonie francesi che hanno fatto propria la guerra per liberare la “madre patria” Francia ,convinti di acquisire pari dignità, finendo ignorati e senza nemmeno la pensione. Allora, se guardo alla Storia dell’Africa, non posso fare a meno di stare dalla parte di quelli che arrivano: sono i creditori che vengono a chiedere all’Europa di pagare debiti secolari. Capisco bene che se restiamo all’immediato, i calcoli economici sembrano non consentire accoglimento in massa, ma è giusto fare i calcoli solo nel presente come se l’umanità fosse qualcosa iniziato si è no con i nostri genitori?

    C’è contrasto fra noi anche quando vedi negli ebrei una volontà di escludere tutte le altre culture; il Sionismo nacque, al contrario, per contrastare la tendenza a omologarsi, convertirsi che avveniva nell’Europa centrale. La storia israeliana del dopo guerra è soprattutto frutto di errori/volontà dell’Inghilterra e dei paesi arabi, ma non rappresenta “tutta la storia” del popolo [!!?] ebraico che uniforme non fu nemmeno nel passato, se non altro per la tremenda estraneità di sefarditi e askenaziti.

    Fra le letture che mi hanno più colpito c’è Dall’Islam a Prometeo di Emanuele Severino; l’azione della tecnica su tutte le forme di tradizione, l’occidentale e la islamica, ma io ci metto tutte le altre come detto prima, è tale da destrutturare, demolire, abbattere qualunque concetto cui si dà valore universale ed eterno. Perfino i criteri base del capitalismo, produzione profitto e lotta di classe sono già storia vecchia demoliti dall’ invasione tecnologica (accettata come parte dominante del pensiero filosofico moderno) che mira esclusivamente a superare se stessa.
    Non ha già distrutto, questa volontà di andare sempre oltre nella potenza, l’idea stessa di interezza del corpo umano? Oggi ormai solo chi ha un pensiero e lo può comunicare è un “essere umano”; tutto il resto a lui pertinente è solo un insieme di parti di ricambio e questo ha una enorme importanza personale e sociale, ma capiterà di parlarne in altra occasione..
    Distrutte le identità culturali e le tradizioni che avevano per il gruppo sapore di verità, il confronto si semplifica a Nord/Sud, per ora, ma è all’orizzonte un più semplice Ricco/povero, che metterà insieme rotschild sceicchi e qualche tycoon indiano e cinese contro tutti gli altri.
    Il destino dell’Europa priva di risorse energetiche e arresa all’impero della tecnologia Usa è facile da immaginare -se parliamo di medio termine- mentre nel presente gli immigrati sembrano il ns problema, direi che è molto più pericoloso Zuckerberg…. 🙂
    Grazie.

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L' essenziale e' invisibile agli occhi

" Emancipate yourselves from mental slavery .. None but ourselves can free our minds. "

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Pensieri, articoli, lettere, Interviste, dossier, foto, audio, video e altri documenti su tutto e su niente in particolare. Elucubrazioni di una mente (di)vagante

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perché vivere la vita se basta sognarla? - QUESTO BLOG PUO` NUOCERE GRAVEMENTE ALLA SALUTE DEI FANATICI DI QUALUNQUE TIPO. SE RITIENI DI POTER ESSERE OFFESO DALLA CRITICA APERTA AD OGNI TIPO DI POTERE, DI RELIGIONE O DI IDEOLOGIA DOGMATICA ASTIENITI DAL LEGGERLO, ma rispetta la liberta` di chi invece non ne ha paura, lasciando che se lo legga in pace, e se hai un Dio, vai sereno con lui, fratello.

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LA LENTE DI UNA CRONISTA

Considerazioni e riflessioni per vaccinarsi dall'indifferenza

Jung Italia

Blog di Psicologia Analitica e Moderna

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Gli anziani raccontano

Il solo modo per non morire giovane è diventar vecchio (G. B. Shaw)

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The value of those societies in which the capitalist mode of production prevails, present itself as "an immense accumulation of commodities", its unit being a single commodity --- Karl Marx

I tesori di Amleta

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Cuore, batti la battaglia!

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Un ritmo intrecciato e spontaneo di storie e realtà

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"Non bisogna vedere per credere, ma credere per vedere"

Opinionista per caso Viola

Io amo L'Italia ,io amo L'Albania, io amo L'Europa e il mondo intero.. .siamo tutti di passaggio in questo pianeta,quindi non bisogna essere egoisti,avidi,ma bisogna essere generosi con chi è meno fortunato di noi...io dono serenità se non ho cose materiali da offrire...basta anche un sorriso ...

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