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Nei due anni trascorsi dall’uccisione di Gheddafi  la Libia non ha ritrovato la pace. Il paese e’ frantumato e controllato da gruppi armati che nel 2011 agirono di concerto, ma dopo la vittoria hanno iniziato a lottare ferocemente l’uno contro l’altro e il petrolio è il campo di battaglia, concreta e mediatica.

Ahmed Muhareb Gaddafi
Ahmed Muhareb Gaddafi

Ahmad Mukharreb al-Gheddafi dirige il  Gruppo d’azione politica per la ricostruzione della Libia  con l’obiettivo di ripristinare l’ordine nel paese.  Per anni si era occupato degli investimenti all’estero dei fondi libici; negli ultimi mesi della guerra civile nel 2011 era assistente personale del leader, impegnato a stabilire contatti con i capi di stato europei, e i membri del CNT, per promuovere l’interruzione delle ostilità.
Ahmad, attualmente vive all’estero; ha rilasciato un’intervista a La Voce della Russia per fare il punto della situazione ed esporre il programma del suo gruppo.

Non parliamo di colpo di stato. Siamo un gruppo politico e non militare. Vogliamo aiutare la Libia che ora e’ sull’orlo della catastrofe. Coloro che in passato agirono contro Muammar Gheddafi ora se ne rammaricano.

Un tempo, le nuove famiglie avevano grandi agevolazioni, potevano ottenere una casa. In alcune condizioni veniva consegnata gratuitamente. Anche i farmaci e i servizi medici erano a spese dello stato. Gheddafi personalmente visitava gli ospedali  e l’istruzione era aperta ed accessibile a tutti.

Oggi la situazione e’ diversa. Nella periferia della capitale e dell’intero paese in due anni e’ diventata numerosa la popolazione emarginata che vive nell’illegalità. In queste regioni io stesso sono finito in carcere nove volte. I libici volevano veramente tutto questo?

L’attuale situazione dimostra che e’ impossibile definire “rivoluzione popolare” quanto accaduto nel 2011. Allora, cui prodest? Per capirlo meglio, guardiamo la situazione petrolifera.

Dove finisce il petrolio libico? Subito dopo la cosiddetta rivoluzione volevamo la nazionalizzazione del settore.  Invece oggi il petrolio e’ nelle mani delle compagnie estere che liberamente sfruttano le nostre risorse. Quindi in Libia non e’ stato rovesciato un regime, ma e’ stato annientato il potere del popolo.

 [sulla situazione del petrolio libico vedere post “ Don’t forget Libya, anche se della Libia i media non vogliono occuparsi più e l’articolo odierno di Gian Micalessin “ Libia, la terra senza legge ora è l’incubo dell’Italia” ]

[…] Quanto ai mezzi finanziari per la ricostruzione nazionale, potremmo coprire le spese con i nostri fondi sui conti all’estero. Come ex collaboratore del dicastero degli investimenti esteri, so che i nostri risparmi arrivano a 1200 miliardi di dollari. Oggi invece si dice sarebbero soltanto un miliardo e  200 milioni. Il che vuol dire al popolo libico sono stati rubati mille 200 miliardi.

Il primo ad averlo denunciato e’ stato l’ex ministro delle finanze Ziglam che nel 2012 parlo’ di 50 miliardi sequestrati dalle compagnie del Qatar per finanziare la guerriglia in Libia. Lo dimostrano anche i documenti sui trasferimenti su conti di societa’ del Qatar che allora lavoravano nel nostro paese. Ziglam aveva aperto un’inchiesta sull’ appropriazione illecita. Qualche giorno più tardi contro il ministero vi fu un attacco armato,  scoppio’ un incendio tutti i documenti andarono perduti. Anche il piu’ ingenuo e’ in grado di collegare questi due eventi. 

Dalla Libia, aggiunge Ahmad al-Gheddafi, onde d’instabilita’ e violenza dilagano. Per primi sono stati colpiti i paesi del’Mediterraneo, innanzi tutto la Francia, dove il flusso dell’immigrazione clandestina e’ cresciuto in modo esponenziale. Per questo ogni impegno per stabilizzare il nostro paese e’ nell’interesse di tutti.

Intanto per novembre al Cairo si riunira’ una conferenza internazionale dell’opposizione libica, la prima dopo la fine della guerra civile. L’iniziativa ha trovato sostegno anche in Europa.

articolo integrale  in la Voce della Russia 

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