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Vanunu's release from an Israeli prison
2004: Vanunu libero

Mordechai Vanunu non è uomo che si lascia facilmente dimenticare. Comincia a far parlare di sè nel 1986 quando passa al Sunday Time materiale fotografico comprovante l’esistenza dell’impianto nucleare di Dimona in Israele. Rapito dal Mossad, che gli manda a monte una romantica avventura romana con la bella (spia) Cindy, viene imbarcato e segretamente rimpatriato in Israele. Il processo è a porte chiuse, ma non resta segreto grazie ad un’astuta mossa con cui Vanunu beffa la scorta, e si conclude con la condanna a 18 anni di prigione.

Terribili per lui i lunghi anni trascorsi in uno stretto  regime di isolamento, ma i supporter internazionali, capitanati dall’americana Judy, una delle sue non poche fidanzate straniere,  non lo abbandonarono.

Dal 2004, anno della “liberazione”, che a cadenza semestrale vede rinnovate le restrizioni ai contatti e agli spostamenti, si è dedicato a ribadire i suoi meriti di whistleblower ante litteram, a chiedere la cancellazione della cittadinanza israeliana e il diritto di lasciare il paese.  I giornalisti che lo hanno intervistato lo hanno descritto in modo contrastante, per qualcuno un  guadente, per altri un ramingo che vive come un esule nella patria rifiutata, fra l’odio ebraico e la diffidenza cristiana. Vanunu, infatti, ha rinnegato l’Ebraismo, si è convertito al Cristianesimo e si è fatto paladino dei diritti dei Palestinesi.  

Sono trascorsi quasi trent’anni dal suo scoop. Non è facile credere che siano ancora pericolose per la sicurezza di Israele – come ha ribadito la Corte suprema nel dicembre scorso– le informazioni che Vanunu potrebbe ulteriormente rivelare.

Soprattutto se si tiene conto che il generale Tzvi Tzur poco prima di morire ha scritto le sue memorie, che sono note fin da quando Vanunu era detenuto. Sebbene largamente censurate narrano la nascita del centro di Dimona [ved. pg.18]. Svelano il programma del primo lancio sperimentale dell’ordigno nucleare nel nord del Sinai già nel 1967, la complicità di governi stranieri per le forniture e le informazioni necessarie a completare il know-how del reattore, e le talvolta improvvide operazioni di spionaggio. 

La storia del rapporto Vanunu-Israele è un enigma affascinante, ma attingendo agli archivi online dell’Associated Presse e Haaretz, del Guardian e del Corriere della Sera,  alla fine della ricostruzione resta, perlomeno in me, il  fondato sospetto che l’ingenuo, romantico e arruffone, tecnico e poeta Vanunu sia stato inconsapevole pedina degli occhiuti Servizi Segreti.

Mentre le opinioni pubbliche dibattono dell’apparenza: se Vanunu sia un eroe, un traditore o un agente segreto, si intravede nella vicenda non un fiasco del Mossad, come alcuni sostengono,  ma un’abile operazione psicologica ad ampio livello geopolitico. 

Qui sotto la ricostruzione, che nonostante l’argomento ha anche risvolti quasi umoristici; oppure in  Vanunu e Israele per miglior visibilità ed eventuale download.

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