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Italia e armi chimiche: una vecchia conoscenza dai tempi di Mussolini

25 gennaio 2014

mcc43

Corteo Gioia tauroLe armi chimiche in Italia sono apparse con Mussolini e aumentate con i lasciti della Germania e degli Stati Uniti. Una storia top-secret, da raccontare ora che a Gioia Tauro stanno per arrivare le armi chimiche siriane da distruggere nel Mediterraneo.
Perchè nel Mare Nostrum? Perchè il metodo di smaltimento che verrà attuato è inedito. Essendo il Mediterraneo un mare chiuso, forma meno onde pertanto se l’operazione va male i danni  riguarderanno “solo” Italia, Malta, Grecia (Creta) e Libia.

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 L’Organizzazione per la  Proibizione delle Armi Chimiche (OPCW)

16 gennaio: Il direttore generale, ambasciatore Ahmet Üzümcü, ha confermato oggi che il governo italiano ha accettato di mettere a disposizione il porto di Gioia Tauro per il trasbordo delle sostanze chimiche  prelevate in Siria sulla nave americana,  MV Cap Ray. Il porto si trova sulla costa mediterranea del sud Italia ed è specializzato in attività di trasbordo.
La Cap Ray è dotata di due unità di idrolisi che neutralizzeranno circa 560 tonnellate di armi chimiche mentre la nave sarà in navigazione in acque internazionali. Trans-caricare le sostanze chimiche sulla Cap Ray in un impianto portuale migliorerà notevolmente la sicurezza dell’operazione.

In data non precisata, sono pertanto attese a Gioia Tauro le armi chimiche della Siria. Dalle massime Istituzioni arrivano rassicurazioni sull’inesistenza dei pericoli. Dalle Istituzioni locali della Calabria  – coinvolte dopo il perentorio rifiuto della Regione Sardegna – ad arrivare, invece, è un allarme “Non siamo attrezzati per l’attracco“.
Possiamo aggiungere  anche anche quanto è stato detto dalla Suprema Corte in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario: il controllo totalizzante della criminalità organizzata sul porto di Gioia Tauro. 


PREMESSA

1)CONVENZIONE DI PARIGI DEL 1993 per la messa al bando delle armi chimiche

Parte IV, art. 11, pag. 43-44 del  testo – vieta la distruzione in acqua o all’aria aperta.

2)ARMS TRADE TREATY del 2013 

Testo in italiano, fonte Camera dei Deputati, del 2013, alla pagina 10

Dopo lunghe e non sempre facili trattative la decisione del 2007 è stata emendata, riconoscendo al nostro Paese la possibilità di poter proseguire le attività di distruzione oltre la data prefissata, senza l’obbligo di presentare né un piano dettagliato di distruzione, né un report ad ogni sessione regolare del Consiglio Esecutivo. L’Italia dovrà quindi distruggere le vecchie armi chimiche rinvenute sul proprio territorio “nel più breve tempo possibile”, fornendo su base volontaria un rapporto riguardante le attività di distruzione.”

fonte ARCHIVIO DISARMO – Trattati

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UN PO’ DI STORIA…

da Espresso 2009

Ancora oggi non si riesce a stabilire con esattezza quante armi chimiche siano state prodotte in Italia tra il 1935 e il 1945. Il piano varato da Benito Mussolini all’inizio della guerra prevedeva la costruzione di 46 impianti per distillare 30 mila tonnellate di gas ogni anno; i documenti britannici analizzati in questo libro – decine di file con rapporti segreti, relazioni diplomatiche, verbali di riunioni del governo, minute di interventi di Winston Churchill e altri atti riservati che riguardano un periodo dal 1923 al 1985 – sostengono che si possa trattare di una quantità «tra le 12.500 e le 23.500 tonnellate » ogni anno, ancor di più durante l’occupazione nazista del Nord. Si trattava di iprite, che divora la pelle e uccide togliendo il respiro. Di fosgene, che ammazza provocando emorragie nei polmoni. Di miscele a base di arsenico, che entrano nel sangue fino a spegnere la vita.

A questo arsenale sterminato si sono aggiunte le armi schierate al Nord dai tedeschi e quelle importate al Sud dagli americani e dagli inglesi. L’ultimo saggio pubblicato negli Usa da Rick Atkinson sostiene che solo gli statunitensi dislocarono negli aeroporti del Sud 200 mila bombe chimiche. Fu proprio durante uno di questi trasferimenti nel porto di Bari che nel dicembre 1943 una nave piena di iprite esplose, contaminando acqua e aria: il disastro, il più grave mai avvenuto nel mondo occidentale, venne tenuto nascosto. Winston Churchill in persona ordinò di tacere, e in tal modo i feriti non hanno potuto ricevere cure adeguate. Ma dei cittadini baresi aggrediti dal gas non si è mai saputo nulla. Quanti hanno ereditato leucemie, tumori, devastazioni ai polmoni? L’inferno di Bari è stato un danno collaterale nell’equilibrio del terrore.

[..]Dopo il 1945 gli Alleati si liberarono del loro arsenale di gas e di quello catturato agli sconfitti. I files dell’US Army – documenti in parte ancora segreti – rivelano che molte decine di migliaia di ordigni chimici vennero inabissati in una «discarica chimica» nel Golfo di Napoli, davanti all’isola di Ischia. Lo stesso è accaduto in Puglia, partendo da Manfredonia, dove altre decine di migliaia di testate con veleni made in Usa furono annegate. I rapporti la descrivono come una manovra piena di incidenti: molti ordigni andarono letteralmente alla deriva.

[…] I militari italiani per tutto il dopoguerra hanno protetto due stabilimenti di gas top secret: uno aCerro al Lambro, davanti al casello milanese dove nasce l’Autostrada del Sole, l’altro aCesano di Roma, nel territorio della capitale. Sono stati smantellati soltanto nel 1979, senza notizie di un risanamento sistematico. Non si sa nemmeno se ci sia stata una bonifica dei laboratori sperimentali di via del Castro Laurenziano, nel cuore di Roma, accanto alle aule della Sapienza e ai condomini, dove si testavano i nuovi gas.

DOMANDA…

Come, dove, quando l’Italia ha smaltito i suoi stock dopo la ratifica della Convenzione di Parigi?
La risposta chiara non è facile da trovare, ma prima o poi ci si riesce …. in uno stato democratico. 

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