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In Cirenaica, scia di sangue e omertà

13 febbraio 2014

mcc43

rumors di una nuova grande  sollevazione contro il Governo  per venerdì 7 febbraio  e l’attacco di uomini armati al quartier generale dell’Esercito libico,nel sud di Tripoli, avevano indotto alla prudenza il premier Alì Zeidan di ritorno da Zurigo. Prendendo di sorpresa le autorità locali, è atterrato a Malta, giustificando di non poter raggiungere Tripoli a causa di un guasto ai motori. I giorni seguenti hanno visto verificarsi uno stillicidio di uccisioni e attentati.

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In questo blog i post sulla situazione della Libia non si soffermano – per principio – sui dettagli delle quotidiane molteplici azioni criminali che avvengono nel paese. La situazione in atto non può stupire che i poco informati e molto distratti nel 2011. Era conseguenza prevedibile, e qui prevista, della campagna internazionale contro la persona di Gheddafi , cui la ribellione bengasina finanziata da Gran Bretagna e Francia è servita da copertura.
Nulla di fuori dall’ordinario che almeno una parte della popolazione volesse rimuovere un regime lungo quattro decenni, in procinto di prolungarsi con Saif Al Islam, ma vi fu la responsabilità di coloro che vollero dimenticare che la Libia era la nazione più prospera e sicura dell’Africa. La diffusa xenofobia dei libici scambiava per “regali” agli altri paesi, e furto ai propri danni, il tessuto di alleanze con i popoli – anche in contrasto con le leadership locali – che la grande visione pan-africana di Gheddafi andava tessendo , grazie alle risorse finanziarie del petrolio e al carisma che riusciva ad esercitare.
Con la traduzione di un articolo di Magharebia questa volta si fa un’eccezione alla regola del blog per riportare la cronaca di un folle week-end di sangue.

 

La follia omicida in Libia terrorizza gli abitanti

Il bilancio delle vittime in Libia continua a crescere. Tra regolamenti di conti di assassini ignoti, estremisti che vogliono imporre le loro regole, formazioni militari alleate di settori politici che eliminano gli avversari, bande fuorilegge che uccidono su commissione, corre una pista di sangue da Derna a Bengasi e i cittadini accusano il governo d’incapacità nel porre fine alla situazione.

Al-Hassadi, ex ministro ucciso Libia

Al-Hassadi, ex ministro, ucciso a Derna

L’ultima vittima di questi omicidi mirati era un ex poliziotto. Lunedì 10 , Montasser Bennaser Anwar aveva appena lasciato il figlio davanti alla sua scuola, in Derna, quando una bomba è esplosa sotto la sua auto.
Il giorno precedente sulla spiaggia di Karsa è stato rinvenuto un corpo legato, mani e piedi, a una grande roccia; Alaa Mohammad Ali, membro delle forze speciali della Saiqa, era tornato appena da un mese a Bengasi.
Sabato è toccato all’ex ministro della Giustizia e cancelliere della Corte suprema Abdul Aziz al-Hassadi freddato nel centro di Derna. Questo fine settimana sanguinoso era iniziato con l’assassinio di un imam a Bengasi. Sheikh Atef Madouli è stato assassinato dopo la Preghiera del pomeriggio dentro la moschea al-Ansari nel quartiere di Hadaiq.

Di fronte a quest’ondata di omicidi che paralizza oggi il paese, le famiglie dei cinque uomini di Sebha rapiti a Tripoli ora temono il peggio. Ibrahim Abdel-Badia, Sadam Al-Rashidi e Ibrahim Al-Wafi, giornalisti di Al-Wataniya TV, e i fratelli di Abdel-Badia, Shaban e Ramadan, sono stati rapiti domenica sulla strada per l’aeroporto. Padre Abdel-Badia ha detto, a Libia Herald l’11 febbraio, di essersi recato ai centri di detenzione nella regione nella speranza di trovarli, senza ottenere nessuna informazione sulla loro scomparsa. Le famiglie delle vittime non sono le uniche a preoccuparsi.

I cittadini libici si chiedono come sia possibile che rapimenti e omicidi avvengano senza testimoni.
Magbari Jaber, un 28enne di Bengasi dichiara a Magharebia: “La maggior parte degli omicidi si verificano in luoghi affollati, alla presenza di un gran numero di persone. Perché non sentiamo mai di qualcuno che abbia fermato gli aggressori? Le strade di Bengasi sono piene di automobili, eppure tutti gli omicidi avvengono in pieno giorno. E ‘un fatto ben noto che Bengasi ha la sua razione di omicidi fra le ore 14 e le 23, quando le strade sono densamente popolate e le macchina si muovono a una velocità di  30 km, come mai allora gli assassini riescono a fuggire? E’ impossibile.”
Majbari Faraj, 48 anni, un ex prigioniero politico sotto il regime di Muammar Gheddafi, ha una teoria diversa su questa violenza. “Ciò che sembra sospetto, è che l’aumento del numero e della frequenza di omicidi avviene sempre in concomitanza con qualsiasi attività politica nel paese. Ciò riflette l’intenzione di far deragliare il processo politico”, dice. “Le operazioni sono differenti, ciò indica che più parti sono dietro a questa violenza che riflette la lotta politica in Libia”, ha aggiunto Majbari.

soldati a Derna

D E R N A, 8 febbraio

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