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Il gran pasticcio: la distruzione delle armi chimiche della Siria

4 marzo 2014
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mcc43                                                                                                                     Google+

Quando Obama e Putin, nel settembre 2013, si accordarono sulla distruzione dello stock di armi chimiche della Siria, molti si chiedevano quale dei due presidenti aveva “vinto” la partita siriana. Oggi possiamo rispondere con certezza che qualcuno ha perso: l’Italia e Gioia Tauro.

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Rotta da Latakia a Gioia Tauro

Rotta da Latakia a Gioia Tauro

Dal comunicato stampa dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) del 26 febbraio traspare la soddisfazione “Il governo della Siria ha consegnato oggi una quarta partita di armi chimiche, classificate prioritarie, per l’eliminazione“. Sono container di mustard (iprite) caricati a Latakia sulla nave danese Ark Futura diretta al porto di Gioia Tauro. Il direttore Opac, Ahmet Üzümcü,  chiosa “Sviluppo incoraggiante e positivo, anche se molto resta da fare”.

A tambur battente il 27 febbraio, il governo siriano si mette di traverso e, in risposta alle pressioni degli Stati Uniti e dell’Unione europea per un acceleramento delle consegne, Assad chiede una dilazione. La nuova consegna proposta è entro il 13 di aprile, seguita, al 27, dallo spostamento dei carichi stoccati in due siti ora “inaccessibili per motivi di sicurezza”. Poiché è sul governo che cade la responsabilità del trasporto in territorio siriano, la richiesta appare fondata e non pretestuosa, ma l‘ OPAC, alla data del 3 marzo, non ha ancora rilasciato una risposta ufficiale. Resta in vigore il termine del 30 giugno per la fine delle operazioni di distruzione, pur essendo  da tempo convinzione generale che tale termine non potrà essere rispettato.
Altro fulmine a ciel sereno il primo marzo: i container non sono a norma. Non posseggono i parametri di sicurezza previsti a livello internazionale e tocca alla Siria approntare tutti i container necessari per i prossimi trasporti.

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 Sull’intera questione dell’eliminazione delle armi chimiche siriane si accumulano più reticenze che informazioni chiare.

– I  container fuori norma sono ancora in attesa di riempimento o la scoperta è avvenuta nella stiva di una nave e, in tal caso, in rotta verso quale destinazione?
– Non possibile rintracciare dove siano stati inviate, e come siano state trattate, le tre spedizioni precedenti la quarta di cui parla il comunicato Opac. Un carico era atteso l’11 febbraio a Gioia Tauro (vedere Corriere della Notizia ), una prospettiva che aveva creato preoccupazioni  e originato proteste. Non è possibile comprendere se si è trattato di una banale inesattezza o  di una consapevole disinformazione per sondare le reazioni della popolazione. Oppure, proprio a causa delle manifestazioni locali, si era deciso di dirottare il carico? Il senso comune suggerisce che non si devono perdere di vista questi materiali letali, allo scopo di accertare che la distruzione avvenga secondo le regole.
– Non solamente la pubblica opinione rimane all’oscuro.. Mancanza di tempestive comunicazioni lamenta l’Autorità portuale di Gioia Tauro che “apprende le notizie solo dai giornali ” .
– L‘ente competente a dirigere le operazioni è il Nucleo Batteriologico Chimico Radioattivo (NBCR) dei Vigili del Fuoco. In un comunicato sindacale intitolato “Vigili del Fuoco come canarini”  si legge che da anni il personale non viene aggiornato e che per i mezzi in dotazione mancano fondi per le operazioni di manutenzione.

“Prima di MORIRE come i canarini, i Vigili del Fuoco chiedono la riapertura dei portali scanner denominati RTM910T (45 miliardi di lire spesi,per monitorare le sostanze in transito); il personale rivendica i diritti di  specializzazione alla pari di  altre figure ed il riconoscimento della categoria particolarmente usurante, alla pari o meglio di altri lavoratori  in quanto esposti a rischi di contaminazione.”

Milioni di euro  spesi, ma in realtà sprecati ai quali si somma un altro onere cui, seppure indirettamente, l’Italia deve contribuire. Dal comunicato stampa dell‘Opac “L’Unione europea ha donato 12.000.000 € per finanziare il programma sulle armi chimiche della Siria che verranno distrutte al di fuori dei confini del paese, presso le strutture commerciali. La donazione è stata formalizzata in una cerimonia per la firma del contratto oggi (17 febbraio) a Bruxelles….

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All’origine di tale nebulosa operazione “armi chimiche siriane” c’è la “red line” di Obama.

Obama e PutinDopo aver dichiarato solennemente che l’uso di armi chimiche da parte di Assad era la linea rossa  che avrebbe fatto scattare l’opzione militare e  dopo averlo indicato responsabile dell’uso del sarin a Ghouta, mentre gli ispettori Onu non avevano accertato le responsabilità della tragedia, Obama si era trovato in una posizione insostenibile. Ne era uscito siglando con la Russia una risoluzione congiunta per l’eliminazione dello stock chimico.
Una decisione improvvisata e mal condotta, della quale possono dichiararsi pienamente soddisfatte solo quelle non identificate strutture commerciali di cui seraficamente  ci parla l’Opac.
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articolo originariamente pubblicato su Corriere delIa Notizia con il titolo 

L’iprite della Siria: falle nei container e nell’informazione

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Promemoria : Settembre 2013:
Le valutazioni : Siria/L'accordo sulla distruzione delle armi chimiche. Ha vinto Obama o Putin? DI DOMENICO MACERI* 16-09-2013
Le promesse: Siria, “accordo Usa-Russia”. 7 giorni per la lista, 30 per distruggere prime armi -Redazione Il Fatto Quotidiano 14-09-2013

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