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Le (non) scelte culturali/Strumentalizzare le tragedie/Abortire fra coffee break e pranzo/ Opposti estremismi/ Aborto “off label”

Donna ospedale Esisteva la convinzione che l’aborto fosse tra le peggiori esperienze da vivere e stupisce che lo slogan delle piazze sia stato “libertà di abortire” anziché  “libertà di non dover abortire”. La forza acquisita nel secolo scorso dalla componente femminile nelle società occidentali rendeva possibile ottenere che l’educazione alla contraccezione diventasse normale quanto l’obbligo di imparare a leggere e scrivere. Oltre a strutture mediche, economiche e psicologiche che risparmiassero a molte una scelta abortiva non desiderata.

Le (non) scelte culturali

E’ stata compiuta, invece, la scelta “culturale” di presentare l’aborto come vicenda banale per la quale basta un ambulatorio efficiente e senza liste d’attesa. Ciò è’ stato possibile attraverso un’altra imposizione “culturale”: l’idea dello sviluppo graduale dell’essere umano, ipotesi che appare razionale solo abrogando per convenzione l’esistenza di una dimensione spirituale.Non è stata tanto una intromissione scientifica quanto affaristica. Poiché le ricerche scientifiche procedono con i finanziamenti dell’industria della salute, queste necessitano di leggi e di consenso sociale per diventare lucrose. Nel 1990 il Governo inglese convocò una commissione di scienziati, il Comitato Warnock, per fissare i criteri d’ammissibilità delle tecniche di riproduzione assistita. Si adottò una classificazione che individuava un pre-embrione, materiale biologico sul quale agire, entro il 14°giorno dalla fecondazione (data ultima per chiarire se individuo o  gemelli monozigoti), e dal 15° l’embrione vero e proprio. Gli scienziati onestamente aggiunsero che  “rappresentava un compromesso arbitrario, volto a tranquillizzare l’opinione pubblica”.

Le conquiste della Scienza sono una storia di errori corretti da nuove convinzioni, nell’attesa che, a loro volta, risultino errori. Quando vi sono implicazioni di natura tanto delicata quanto l’inizio della vita e lo sviluppo del feto, è pensabile dare pubblicità agli errori? Si potrebbe dire ai genitori che rinunciarono a un desiderato bambino, e praticarono l’aborto “terapeutico”, che la scienza aveva errato nel pronosticargli malformazioni e malattie?

Strumentalizzazione delle tragedie

E’ diventata virale in rete una vicenda del 2010: la donna  “costretta a partorire nel bagno”  Apparentemente è la denuncia, e i fatti sono da accertare, contro una Asl di Roma, i medici obiettori e l’applicazione della legge 194. In realtà ha anche un altro obiettivo: la modifica della legge 40 che vieta la diagnosi pre – impianto degli embrioni, alla quale la donna in questione non aveva potuto accedere. Contemporaneamente si è dato risalto al rimbrotto dell’Unione Europea all’Italia perchè i troppi medici obiettori violano il diritto delle donne che intendono interrompere la gravidanza. Di più, la UE, non può fare poiché nel 2010 il Parlamento ha rigettato una risoluzione del Consiglio volta a dichiarare illegale l’obiezione di coscienza. Allora si muovono altri attori. Democrazia Atea ha lanciato una petizione online per introdurre il divieto dell’obiezione per medici e farmacisti “nel rispetto della libertà di coscienza” che – esplicitato – si configura in un invito a cambiare mestiere. E’ singolare che dei “democratici” si muovano per un diniego della libertà e per la burocratizzazione dei moti della coscienza individuale. L’attacco ai medici che – in linea con il Giuramento di Ippocrate e non necessariamente per convinzione religiosa – optano per l’obiezione di coscienza sembra pretestuoso nella sua scomposta veemenza. 

Abortire fra il coffee break e il pranzo

Da un forum dove le donne si scambiano esperienze:

Cara, io l’ho fatta un mesetto fa, anestesia locale… è una follia fare la totale per un intervento del genere, che dura meno di 10 minuti! Non ho sentito niente, davvero, solo un leggero fastidio, operata alle 10, alle 12 ero fuori con un panino in bocca (chi l’ha fatta in anestesia totale ha dovuto aspettare almeno 3 ore in ospedale e l’anestesia ti devasta per almeno 2 giorni).devi farti accompagnare a casa in macchina, ma con un paio di antidolorifici tipo aulin o sinflex puoi anche andare a lavorare (sempre che per lavoro non spacchi la legna!!)..io l’ho fatta di giovedì e venerdì sono tornata in ufficio come nuova, qualche leggera perdita, ma niente di più… Psicologicamente se è davvero quello che vuoi, guarisci subito…io so di avere fatto la scelta giusta e ora sto bene… So solo che questa esperienza mi ha insegnato che è davvero da sceme fidarsi del coito interrotto… In bocca al lupo e ti abbraccio forte.”

Sembra tratto da Sex an the City. Certamente un caso limite, se non addirittura invenzione di una pro-aborto (delle altre?) senza sfumature, tuttavia raggiunge donne che vivono ansie e agisce come pillola dell’oblio. Dopo l’evento, se l’oblio svanirà, si troveranno sole.

Gli opposti estremismi

Emma Bonino pratica un abortoNon da oggi le donne vengono indottrinate “per il loro bene”. Negli anni ’70 Emma Bonino, che non risulta avere la laurea in medicina, nella sede del Partito Radicale praticava aborti con strumenti e condizioni igieniche  che è sgradevole rammentare, ma che a lei provocavano euforia: «Alle donne non importa nulla che io non usi un vaso acquistato in un negozio di sanitari, anzi, è un buon motivo per farsi quattro risate»

Da un lato vengono scagliati terrorizzanti pamphlet anti-abortisti che aggiungono dolore a chi già ne prova, esibiscono certezze che rivelano una grande ignoranza dell’animo umano, non contemplano alcuna legittimità delle convinzioni materialiste della vita  e delle posizioni  agnostiche o atee. Dall’altro le militanze abortiste si concentrano sull’abbattimento delle remore  e introducono una crescente banalizzazione dell’evento. 

L’aborto “off label”

L’impressione che abortire sia faccenda di poco conto, rende possibile intenderlo in maniera artigianale e regredire, dalla legge 194, alle pratiche ottocentesche dell’ aborto auto-procurato. Invece delle pozioni d’erbe, un  “off label”, cioè un farmaco studiato per una patologia usato per altro scopo. In questo caso è l’uso “off label “ di un medicinale per i disturbi gastrici che presenta l’effetto secondario (!) il provocare contrazioni uterine e talvolta gravi emorragie. La rete abbonda di notizie e anche gli articoli che stigmatizzano la pratica sono ambigui:  pubblicano il nome, l’immagine della confezione, il prezzo e la facilità con cui può essere ottenuto al banco della farmacia.  Da questa facilità si ritiene derivi negli ultimi anni l’aumento dei  ricoveri  in pronto soccorso per emorragie da “aborto spontaneo”. Fra i casi letali, quello di una ragazza deceduta per aver usato questo medicinale con ” l’aiuto della madre.”

Aborti nel bagno di casa, con la mamma o l’amica che aiuta, come quando si fa la ceretta. O sole e disperate, come le lavoratrici del sesso extracomunitarie oppure le bambine delle scuole medie che hanno creduto, facendo sesso, di dimostrarsi grandi.

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Si  sta camminando a ritroso nell’ambito dei diritti degli individui, donne e uomini, in vari ambiti. Il pensiero unico  – che non si mai da dove trae origine,  ma diventa totalitario per  legge – ha il fascino del facile, del semplice e solleva da quella faticosa attività che è l’elaborazione personale delle convinzioni. 

Quel che si pensa ogni giorno può anche non essere sempre importante. Ma enormemente importante è quel che ogni giorno… non si è pensato. Elias Canetti

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