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L’Algeria ha votato per non cambiare: quarta era Bouteflika

18 aprile 2014

mcc43

L’affluenza alle urne per le elezioni presidenziali algerine del 17 aprile si è attestata al 51,7%, ha comunicato il ministro dell’Interno Tayeb Belaïz. Dato nettamente inferiore al 74% del 2009 che tuttavia dà a Abdelaziz Bouteflika un gradimento superiore alle stime della vigilia. L’81,5% dei votanti lo ha di nuovo scelto, pertanto: elezione al primo turno, con lo sfidante principale, Ali Benflis, ex primo ministro, ben lontano, al 12,1%.

Dati comunicati con una fretta inusuale, anzi: con una violazione della legge elettorale vigente, secondo lo sconfitto Benflis. Il ministro degli Interni avrebbe richiesto i conteggi la sera stessa della votazione e  proclamato il mattino seguente i risultati sebbene ancora incompleti, per esempio mancano i voti degli algerini all’estero, e senza le verifiche disposte dalla legge.

“Non c’è mai stata una libera elezione né trasparente in Algeria, il potere (militare e di governo) ha sempre scelto il suo candidato, che in realtà ha vinto.” Questa affermazione circolava nelle ultime settimane ad alto livello nelle Istituzioni, demolendo la vulgata ufficiale e tutti i discorsi e le promesse fatte da chi il potere detiene e ha organizzato l’appuntamento del 17 aprile, scrive LeMatin.dz  sotto il titolo “La Frode? Un’istituzione in Algeria”
“Secondo i miei conti, io ho ottenuto il 64% dei voti” incalza Ali Benflis. Chi lo sa, ma le vibrate proteste e accuse che sta lanciando in queste ore annunciano un avvio della nuova presidenza un pò più contestato del previsto.

Le manifestazioni non fanno una “primavera”, osserva qualcuno, riferendosi alle agitazioni scoppiate durante la campagna elettorale in alcune zone del paese , in particolare nell’inquieta Cabilia, nonostante il divieto e lo stretto controllo della polizia, oltre alle marce e agli scioperi della fame.  Abdelaziz Bouteflika il suo quarto mandato lo affronta in carrozzella. Simbolo stesso di un’Algeria che preferisce un’insoddisfazione nota a un cambiamento che non ha presentato, evidentemente,  volti convincenti.

“Gli Algerini si fidano della gente esperta, dell’”esercito perché a loro interessa che ci sia qualcuno che sappia difenderli militarmente. Degli altri aspetti non si interessa o li considerano meno importanti. Ali Benflis non ha colto questo punto, lui si è concentrato su altri aspetti della vita sociale” mi risponde un attento osservatore e conoscitore della politica algerina cui avevo chiesto una previsione.

E’ così:  tutta la campagna di Ali Benflis si è rivolta a un paese “normale”, potremmo dire, dove si esigono diritti e libertà civili, ma il paese reale ha ben presenti le sfide che arrivano da ogni parte. I rapporti tesi con il confinante Marocco, il terrorismo nella zona sud che confina con il Mali, e un’ipotesi potrebbe essere anche quella che il supporto degli Usa e dell’Europa a Bouteflika appaiano una garanzia di stabilità. Anche la lotta del popolo Saharawi contro il Marocco trova una sponda sicura nella politica da sempre seguita dal vecchio presidente.

All’uscita dal seggio una giovane giornalista, orgogliosamente agitando il dito macchiato di inchiostro viola che attesta l’avvenuta votazione, confida sorridendo all’intervistatore “Non voglio che la mia vita cambi.”  Probabilmente aveva in mente la Libia e l’Egitto, ma la rielezione di Bouteflika non solo impedisce un rinnovamento,  non garantisce  nemmeno una continuità. E’ legge della vita: un uomo anziano e malato, che  è nel ruolo come un  emblema più che come il centro da cui emanano direttive ,  che non ha in pectore il nome di un “delfino” quanto a lungo può assicurare ai suoi sostenitori che “nulla cambi”?

 

 

 

vedere :

Algeria alle urne, col fiato sospeso

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