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Chi spara i razzi da Gaza? Scudi umani o genocidio? Perché “ora” l’attacco Operation Protective Edge?

La profezia di Hannah Arendt, nel 1948 alla vigilia della proclamazione dello stato di Israele

“Gli ebrei vittoriosi vivrebbero circondati da una popolazione araba interamente ostile, segregati entro confini perennemente minacciati, a tal punto occupati a difendersi fisicamente da eliminare ogni altro interesse e ogni altra attività. L’intero popolo smetterebbe di interessarsi allo sviluppo della cultura ebraica; rinuncerebbe agli esperimenti sociali, quasi fossero lussi privi di importanza pratica; il pensiero politico sarebbe incentrato sulla strategia militare, lo sviluppo economico sarebbe determinato esclusivamente dalle necessità della guerra. E questa sareb-be la sorte di una nazione che – indipendentemente dal numero di immigrati che  potrebbe ancora assorbire e dall’estensione del suo territorio  (nella quale secondo la folle richiesta dei revisionisti, dovrebbero rientrare Palestina e Transgiordania)- continuerebbe a essere un piccolo popolo soverchiato dalla prevalenza numerica e dall’ostilità dei vicini”

Dopo quasi un mese di raid aerei israeliani e lanci di razzi dalla Striscia di Gaza, il governo ha autorizzato il richiamo di 40.000 soldati riservisti e l’esercito ha lanciato l’8 luglio l’operazione internazionalmente denominata l’Operation Protective Edge , in ebraico “Tzuk Eitan”, in inglese “solid cliff”,  solida scogliera. L’operazione coincide con una tensione già alta in Israele e in Cisgiordania dopo il rapimento e assassinio di tre adolescenti israeliani e di un adolescente palestinese di Gerusalemme Est.

I Razzi da Gaza

map rockets from GazaDal rapimento e omicidio dei tre ragazzi israeliani nel mese di giugno, razzi e colpi di mortaio sono stati lanciati a sud di Israele e Netanyhau li ha immediatamente etichettati come opera di Hamas. Dal 21 novembre 2012, con il cessate il fuoco seguito agli otto giorni dell’Operazione Pillar of Defense  non solo l’ala militare di Hamas non ha effettuato lanci di razzi, ma si è comportata come il poliziotto di Israele reprimendo i gruppi armati contrari all’accordo di cessate il fuoco. Invece, dal rapimento dei ragazzi israeliani sono piovuti su Israele almeno 150 razzi sparati da organizzazioni salafite, che non rispondono ad Hamas , in risposta alle brutali operazioni di polizia che Israele stava conducendo in Cisgiordania. Operazioni che, in quanto potenza occupante, Israele continua a condurre  contemporaneamente alle incursioni aeree su Gaza.

Con il moltiplicarsi delle accuse e delle minacce israeliane, lo scenario è cambiato e Hamas ha rotto la tregua. Oggi i lanci di razzi vengono ufficialmente rivendicati: a mezzogiorno di sabato 12 luglio, l’ala militare di Hamas ha comunicato che l’ala combattente ha sparato 571 diversi razzi e granate contro obiettivi israeliani, mentre proseguono le rivendicazioni delle Brigate Al-Quds, l’ala militare del Jihad islamico, dell’ala militare dei Comitati di Resistenza Popolare, gli al-Nasser Salah ad-Din Brigade, delle Brigate Ayman Giuda, ramo di di Fatah al-Aqsa Brigate dei Martiri, delle Brigate Al-Ansar. Dai dettagli dei comunicati si comprende che molti di questi razzi sono prodotti sul posto, ma Hamas dispone di ordigni più potenti che impegnano la  “cupola di ferro”  israeliana, l’Iron Dome defense system. Pur mantenendo il cessate il fuoco per un anno e mezzo, Hamas non è stata ferma e ha potenziato le sue difese, come risulta dal missile che ha colpito il sud di Israele provocando una grande esplosione in una stazione di servizio. Dall’8 luglio, inizio dell’offensiva israeliana, la leadership di Hamas si è ritirata nel sottosuolo per sfuggire agli attacchi mirati dei missili di Israele; i bombardamenti non colpiranno mai i livelli direttivi ma soltanto la popolazione  e nei comunicati stampa  israeliani le vittime vengono definite “attivisti” di Hamas.

  Gli scudi umani

 E’ ricorrente l’accusa secondo la quale i combattenti di Hamas si nascondono fra la popolazione – e chi sono loro se non popolazione di Gaza? – e usano i civili – tutti lo sono poiché a Gaza non vi è un esercito regolare– come scudi umani.

Che cos’è Gaza ?  Fino al 2005  nella striscia , che si estende su di un’ area di 360 km quadrati,  il 42% occupato dagli insediamenti israeliani; nel restante 58% vivono 1.220.000 palestinesi con una densità di circa 5.800 persone per km quadrato. Nei 150 km quadrati occupati dagli israeliani vivono 4/5000 coloni difesi da circa 8.000 soldati, con una densità di 25/30 persone per km quadrato (soldati esclusi).  Dopo il ritiro di Israele gli abitanti sono diventati 1.645.500  e da Aprile 2009 sono sotto il blocco economico imposto da Israele. Parte della merce acquistata dai commercianti di Gaza viene trattenuta in magazzini controllati da Israele (si stimano valori oltre 100 milioni di $. Oltre Israele, anche l’Egitto impone la chiusura del valico di Rafah, che si apre a singhiozzo e solo per ragioni umanitarie; le autorità egiziane organizzano a Rafah vendite all’asta di beni sequestrati sul territorio egiziano nella parte palestinese della frontiera e, pertanto, spesso i palestinesi che pagano per merci che non riceveranno mai.

Gaza bombedBombardare la Striscia significa mettere a priori nel conto una scia di sangue, significa sapere a priori che cercando un “attivista” si ucciderà anche la sua famiglia, si colpirà un bambino e questo rinfocolerà l’odio  e rilancerà vendette.

Non esiste lo spazio fisico per separare i siti delle armi e le sedi politiche dal resto delle attività. E’ questo che rende vera in concreto l’accusa del presidente dell’ANP Mahmoud Abbas  di “genocidio collettivo” , anche se tecnicamente l’esercito israeliano può rivendicare che, secondo gli standard della guerra, adotta misure  per risparmiare i civili. Si tratta del roof knocking: la bussata sul tetto. Un razzo  viene sparato sul tetto come avvertimento, accompagnato dall’ordine di uscire di casa entro cinque minuti, trascorso l’intervallo seguirà un colpo mortale. Gli abitanti delle case devono in qui pochi minuti salvare se stessi e ciò che hanno di indispensabile o prezioso, scappano  ma il colpo mortale, poi, può anche non arrivare. In questo modo non sempre gli abitanti credono all’avvertimento o non fanno in tempo oppure ritornano calcolando male i minuti.  E’ difficile distinguere questa tecnica di avvertimento da un’aggiuntiva guerra psicologica.

Alcuni media riportano che da Hamas sarebbe venuto l’invito agli abitanti di Gaza di non “collaborare” e restare in casa sotto i bombardamenti. Non ho trovato una fonte araba accreditata che riporti questa notizia, così come non ho trovato media occidentali che abbiano riportato in marzo la denuncia di un giornalista palestinese secondo il quale l’esercito di Israele avrebbe usato i giornalisti presenti come scudi nelle operazioni di attacco al campo profughi di Aida in Cisgiordania. Quando rimbombano le armi la verità è la prima vittima e nessuno ha interesse a rianimarla.

Può  quella parte di opinione pubblica israeliana che crede all’uso di scudi umani indignarsi in buona coscienza? Prima della proclamazione dello stato, i militanti di Irgun e di Lehi usavano compiere attentati mortali agli Inglesi e poi tornare a nascondersi nei  quartieri ebraici; a  Tel Aviv e Ramat Gan ci sono edifici pubblici civili, anche scuole, con all’ingresso delle targhe che ricordano come quegli edifici  fossero stati nascondigli di armi e campi di addestramento per l’Irgun, Lehi o Haganah; i kibbutz erano sia avamposti militari che insediamenti civili. Possono meravigliarsi se c’è qualche palestinese che preferisce morire in casa sua, visto che ogni buon israeliano direbbe “questo posto è mio e nessun terrorista me la farà lasciare” ? Durante la Guerra del Golfo del 1991, quando su Israele arrivavano gli Scud di Saddam, quei cittadini che prendevano la fuga venivano accusati di codardia. Prima ancora, negli anni ”80 quando i missili arrivavano dal Libano,  era considerato patriottico restare nelle proprie case per tenere alto il morale della nazione; certo i bambini venivano mandati in luoghi sicuri, ma a Gaza dov’è il luogo sicuro? Nella parte di Striscia sotto controllo israeliano…. 

 

Perchè “ora” l’attacco “Protective Edge”?

Israeli general Ya'alon Netanyahu e i falchi del governo hanno fatto tutto il necessario per far fallire i colloqui di pace con l’Autorità Palestinese, continuando ad annunciare nuovi insediamenti a Gerusalemme est e  tacendo le straordinarie concessioni fatte da Mahmoud Abbas  (ved.).

Delineandosi il fallimento,  il riavvicinamento in corso da mesi fra Hamas e Fatah si è concretizzato nell’accordo per un governo di unità nazionale, preparatorio per le elezioni generali. Inoltre Abu Mazen ha esercitato il diritto che l’essere “stato osservatore” all’Onu conferisce alla Palestina aderendo a varie organizzazioni sovranazionali.

La riunificazione Gaza-Cisgiordania ha rallegrato molti, anche gli Stati Uniti, e irritato Netanyhau che ha iniziato a porre la rottura del patto  con l’organizzazione “terroristica” di Hamas come  condizione per proseguire i colloqui. Ha da allora colto ogni occasione per convincere i paesi occidentali a non riconoscere il nascente nuovo governo palestinese senza riuscire nell’intento.

Il rapimento dei tre ragazzi israeliani è stata l’inattesa circostanza da sfruttare politicamente contro Hamas, ma in realtà contro Abu Mazen e il credito internazionale che egli si è conquistato.  Netanyhau ha affermato di avere le prove che il rapimento è stato ordinato da Hamas (non vi è stata rivendicazione da parte di nessuno) ma a tutt’oggi questa prova non è stata resa pubblica. L’ operazione Protective Edge nasce quindi – non dal lancio di razzi dalla Striscia – ma dal temuto riavvicinamento dei due blocchi palestinesi, visto con favore dall’Occidente,  e i bombardamenti avvengono, si badi bene, nell’anno che l’Onu ha dichiarato “2014- anno della solidarietà con il popolo palestinese”

Uited Nation logoNewYork, 16 January 2014 – Secretary-General’s statement on the launch of the International Year of Solidarity with the Palestinian People

Today marks the launch of the International Year of Solidarity with the Palestinian People.  This will be a critical year for achieving the two-State solution, bringing an end to the occupation that started in 1967, and securing an independent, viable and sovereign State of Palestine living in peace and security with the State of Israel where each recognizes the other’s legitimate rights.

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