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Il sostegno ai diritti umani si ferma sul confine dell’Arabia Saudita?

21 agosto 2014

mcc43      see english version of the article HERE, or HERE, in the website dedicated to Nimr

La rapidità con cui le piazze e la rete si mobilitano in difesa di gruppi o individui i cui diritti basilari: vita, libertà di movimento e d’espressione sono minacciati da un governo autoritario sembra  avere un limite. Un limite culturale. Chi viene represso deve presentare delle somiglianze  con  chi si attiva in sua difesa. Se, fortunatamente, si assiste a una generosa mobilitazione per i Palestinesi, nulla di simile avviene per il popolo Rohingya della Birmania, per esempio, nonostante l’ONU stessa l’abbia definito “la minoranza più perseguitata al mondo“. Se l’universo dei social media e le piazze si sono battuti per  l’australiano Julian Assange, paladino del diritto di rendere pubblico ciò che i governi nascondono, nulla si muove nel mondo occidentale per ilTime Julian Assange cittadino saudita Nimr Al Nimr.

Assange ha la stessa immagine di qualsiasi uomo che incrociamo nelle nostre città, si esprime secondo i canoni della nostra dialettica: è facile, perfino automatico, immedesimarsi nelle sue battaglie. Nimr Al Nimr è un attivista che chiede riforme: elezioni, parità di diritti per tutte le componenti del suo paese cui una monarchia autoritaria e settaria impedisce qualsiasi libertà. Ciononostante queste battaglie non arrivano all’opinione pubblica occidentale – nonostante  sia stato oggetto di un leak di Assange, come vedremo più avanti –  perché, sebbene laiche e da tutti condivisibili, sono battaglie condotte da un Ayatollah. Che si sia agnostici, atei o credenti cristiani, in Occidente non si è generalmente inclini a riconoscere le nostre stesse richieste qualora esse vengano portate avanti da un teologo musulmano. E’ un limite diffuso e dimostra come vi sia ancora  molto cammino da fare per la pari dignità delle culture, delle nazioni, e anche delle religioni, prima che i diritti umani diventino una conquista globale e che nessuna deviazione o zona buia possa essere artificiosamente introdotta per ragioni geopolitiche.

 ***

Nimr Al-NimrNimr Al Nimr fa parte di una famiglia impegnata nell’opposizione alla politica interna della monarchia saudita, e ne paga prezzi altissimi. Come lui, è incarcerato il nipote Ali;   l’anziana madre e un altro fratello conducono strenue battaglie per la loro liberazione, ma per Nimr a rischio c’è più della libertà. Sulla sua testa pende la richiesta di pena di morte a mezzo crocifissione.

Un rischio tutt’altro che ipotetico se si tiene conto – e quasi nulla c’è sui media – che nelle ultime due settimane sono state ben 17 le sentenze di morte eseguite in Arabia. In alternativa alla crocifissione, possono essere avvenute per decapitazione o con il plotone d’esecuzione, e tutto questo rende difficile – perfino per i fautori della pena di morte – fare distinzione fra la giustizia saudita e le esecuzioni sommarie che i terroristi mostrano nei loro video.

Per quel che si riesce a sapere, Nimr è nel mirino della polizia almeno da 2004, primo arresto di cui si ha notizia. Poi nel 2006, e viene liberato a seguito di una forte sollevazione popolare. Nel 2009 nuovo ordine di arresto, non eseguito per la stessa ragione.
Nel 2011-2012 fiorisce, e presto sfiorisce nella repressione, una “primavera araba saudita”; la folla chiede la liberazione dei prigionieri politici e canta slogan contro il Ministro degli Interni. Precisamente durante la rivolta Nimr arringa le folle con il concetto della non violenza

“Le autorità saudite si fidano delle pallottole, dell’uccidere e dell’imprigionare. Noi dobbiamo fidarci del forte suono delle parole, delle parole di giustizia. Non accettiamo l’uso di armi da fuoco.  Questa non è la nostra pratica. E saremmo sconfitti. Il nostro approccio è l’uso della parola.  Diamo il benvenuto a coloro che seguono questo atteggiamento. Tuttavia, non possiamo imporre agli altri i nostri metodi se non li vogliono seguire, ma per noi l’arma della parola è più forte del piombo delle pallottole”

E’ nel corso di questa breve stagione di speranze di riforma che Nimr, nel 2012, viene ferito dalla polizia, catturato e chiuso nel carcere in cui si trova tuttora, nonostante le numerose proteste di piazza delle minoranze – in particolare degli Sciiti che sono circa il 15% della popolazione complessiva e che il regime Wahabita violentemente opprime – che hanno lasciato sul terreno vittime fra i dimostranti.
Da allora per Nimr vi è stato un lungo sciopero della fame, le torture (la morte della moglie malata) e l’imprigionamento del fratello. Un governo contro una famiglia, si potrebbe dire, presa a simbolo delle minoranze che non intendono sottostare alla dittatura.

Se l’opinione pubblica dei paesi occidentali ignora per lo più le lotte per la libertà entro i confini sauditi, l’attivismo riformista di Nimr Al Nimr è stato scrutato dall’occhio indagatore  dell’ Intelligence americana.

Lo svela un leaks di Julian Assange.

Wikileaks : documento 08RIYADH1283 2008-08-23 05:31  [US Embassy political officers, or representatives]

Nell’Agosto 2008 “PolOff”, nickname che sempre copre il nome dell’autore del rapporto per le autorità statunitensi, incontra Nimr  e intrattiene una lunga conversazione.

PolOff riferisce le proprie impressioni:  Nimr sta guadagnando consensi soprattutto presso i giovani, non mostra speciali legami con l’Iran, né  animosità verso la popolazione degli Stati Uniti, ne apprezza gli ideali di libertà e di giustizia; esprime ardente opposizione all’autoritarismo del governo saudita.

PolOff rivela anche le proprie intenzioni spionistiche  “Da notare che, al fine di prevedere il futuro comportamento di Al-Nimr , c’ è da considerare la sua crescente popolarità e proseguire un’osservazione supportata da molti nella comunità.

Organizzazioni arabe per i Diritti Umani si sono battute per lo studioso dell’islam e riformista politico Al Nimr,  per esempio  Il Centro per i diritti umani nell’Arabia Saudita Orientale, che per ovvie ragioni ha sede all’estero,  Auckland in  Nuova Zelanda. Poco, in verità, c’è stato da parte degli organismi che fanno capo all’ONU. Ora il tempo stringe. La deposizione della sentenza definitiva è prevista per il 24 agosto. Se da un lato, togliendo di mezzo questo scomodo personaggio il governo spera di bloccare l’inquietudine delle regioni orientali, dall’altro deve tener conto che gli equilibri del Medio Oriente sono cambiati dal 2012.

Una  maggiore attenzione da parte dell’opinione pubblica internazionale potrebbe far pendere la bilancia della giustizia saudita verso la prudenza  nell’uso politico dei verdetti e della pena di morte verso gli oppositori. Salvare la vita allo sceicco, riformista politico e attivista per i diritti delle minoranze, Nimr Al-Nimr sarebbe anche un avvicinamento alla limpidezza della militanza internazionale per i diritti umani.

 — vedere e articolo precedente Pena di morte: Nessuno tocchi Nimr Al Nimr

aggiornamento: L’Arabia Saudita indifferente alle proteste e in violazione dei principi di giustizia ha sottoposto Nimr al Nimr ad esecuzione pubblica il 2 gennaio 2016.  

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4 commenti leave one →
  1. 1mariposa permalink
    21 agosto 2014 4:29 pm

    ma quante ricerche fai per scrivere queste cose? wikileaks…..

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  2. 21 agosto 2014 11:35 pm

    Grazie…all’opinione pubblica fan sapere quel gli fa comodo…
    Grazie davvero

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  3. 29 agosto 2014 12:00 pm

    Ringrazio il blogger Lorenzo Piersantelli per il suo articolo “Nimr al-Nimr: una storia ignorata di soprusi e violenze ” http://lpiersantelli.wordpress.com/2014/08/29/nimr-al-nimr-una-storia-ignorata-di-soprusi-e-violenze/

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  1. Nimr al-Nimr: una storia ignorata di soprusi e violenze | Lorenzo Piersantelli

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