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Califfato ISIS: progetto politico e diabolico marketing d’infiltrazione

29 agosto 2014
MAPPA ZONE CONTROLLATE DA ISIS

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Decennale ambigua inerzia dell’Occidente /Finanziamenti e “proventi” dell’Isis/ Progetto politico ed espansione del Califfato /Il reclutamento / L’altra faccia: paternalismo prima, oppressione poi

In questa estate 2014 l’OMS è in allarme: il virus Ebola si sta espandendo più rapidamente degli sforzi per controllarlo e sono temibili “conseguenze catastrofiche” vista la possibile diffusione  in altri Paesi. Cambiate il soggetto: a Ebola sostituite ISIS e sarà la descrizione di ciò che incombe sulla scena mondiale se le contromisure restano tardive e realizzate alla vecchia maniera: la risposta armata al fenomeno presente senza la comprensione delle cause remote, senza una presa d’atto delle responsabilità, senza la valutazione dei “danni collaterali.

Un’ambigua inerzia (ultra) decennale

L’infezione ISIS  origina dall’invasione americana dell’Iraq del 2003, quando  Abu Musab al Zarqawi  crea il nucleo iniziale,  al-Jamāʿat al-Tawḥīd wa al-Jihād. Passata attraverso varie denominazioni – oggi vuole essere solamente IS, Stato Islamico – è  stata allora ritenuta o raccontata come una delle tante sigle jihadiste, eventualmente utilizzabili per spostare equilibri di potere.
Nel 2006 l’organizzazione entra ufficialmente nella rete di Al Qaeda, aggiungendo la specificazione “in Iraq”.  Prontamente  Al Zarqawi viene ucciso da un bombardamento americano. Ucciso anche il successore Abu Omar al Baghdadi in uno scontro a fuoco con i soldati americani nel 2010. Subentra, e persiste fino a oggi, Abu Bakr Al Baghdadi.

Fatto curioso: Abu Bakr Al Baghdadi era ben noto agli americani che l’avevano tenuto prigioniero, dal 2004, per poi rilasciarlo nel 2009  “senza condizioni” su raccomandazione di una speciale Commissione. Come si vede, in tempo utile per assumere il comando dell’organizzazione ormai notoriamente alqaedista. All’ovvio stupore generale, le fonti americane offrono come giustificazione l’inesperienza del personale della Commissione.

Indubbiamente prendere cantonate è nell’ordine delle cose possibili, tuttavia la perplessità resta ragionevole; specialmente se fossero  autentiche le immagini che ritraggono il senatore John McCain in Siria nel 2013 con un gruppo di  jihadisti, ivi compreso  Al Baghdadi.  Di più: se fosse autentica la notizia che Al Baghdadi è stato addestrato dalla Cia e dal Mossad. Accusa banalissima, ci si può soffermare perché è targata Snowden  e  finora non risulta che  lo stesso Edward Snowden ne abbia negato l’autenticità.  Dagli ambienti che si usa definire complottisti spunta la motivazione: gli Usa e Israele nel creare e/o potenziare  questa sigla jihadista avrebbero inteso attirare terroristi in un solo luogo e sotto un marchio (the hornet’s nest strategy, strategia nido di vespe) per proteggere  da infiltrazioni lo stato d’ Israele.

Al presente, Al Baghdadi si è autoproclamato Califfo, ha fondato lo Stato Islamico, IS, chiede obbedienza a un milione e duecentomila musulmani al mondo e ha organizzato sotto di sé un Consiglio i cui membri sono responsabili per specifiche zone geografiche e di attività.

Praticare il terrorismo costa: finanziamenti 

Oggi lo Stato Islamico è una lobby del crimine, con profitti diversificati secondo le zone geografiche assoggettate:  contrabbando petrolifero, controllo della produzione della droga, traffico di  organi umani, sequestri per estorsione, imposizione di tasse. Un quadro completo e straordinariamente preoccupante è nell’articolo del blog di Lorenzo Piersantelli,  dove si legge anche “E’ documentato che gran parte dei sussidi finanziari che la milizia percepisce provengono da tre Stati storicamente alleati con gli States: Kuwait, Qatar ed Arabia Saudita”.
Il capitale iniziale, per così dire, proviene da quegli stessi paesi  che hanno istigato e manovrato le insurrezioni popolari delle “primavere arabe”, paesi connotati religiosamente come fondamentalisti. Nell’insieme la sensazione che si ricava è che, cresciuta in estensione e in potenza, cambiando via via appellativi ma restando sempre in lingua araba Da’ish, la IS di oggi sia prima di tutto un’ internazionale del crimine, la cui connotazione “religiosa” è strumento per l’espansione a partire da una determinata zona territoriale: i paesi arabi del medio oriente.

Il progetto politico e l’espansione

Il progetto politico ingloba la lotta all’Occidente che fu di Al Qaeda, ma  antepone a questo l’azione tesa a controllare il Medio Oriente per destabilizzarlo politicamente e teologicamente. Tappa successiva: unire sotto la bandiera nera di un Islam vissuto in chiave chiusa e fondamentalista il Medio Oriente, il Nord Africa, la penisola Iberica  e i Balcani, come mostra la mappa nella Galleria fotografica in fondo all’articolo.

Sotto il profilo teologico, la proposta dell’IS è in consonanza con il Wahabismo saudita, il che spiega la protezione di cui ha goduto da Ryad. Si connota, però, come una “riforma” purista che si riallaccia all’origine dell’eresia wahabita:  “Un Capo, Un Governo, Una moschea”. In altre parole, controllo totalitario sulle idee, le azioni, la religione.

Da Iraq e Siria, sue roccaforti ormai, agisce verso il Libano; in Giordania e perfino in  Kuwait i Governi sanno dell’esistenza di cellule dormienti.
L’Arabia Saudita si aspetta ora un blowback della precedente politica di sostegno finanziario; secondo una gola profonda, disertore dall’IS, gli obiettivi a venire sarebbero Mecca e Medina. Per questa ragione i Sauditi hanno iniziato a finanziare a pioggia l’esercito libanese e le iniziative antiterrorismo dell’ONU.  Del resto molti Sauditi, pur di stretta osservanza dogmatica Wahabita sono preoccupati per le dottrine radicali dell’IS e stanno cominciando a mettere in discussione la politica seguita finora dalla monarchia; anche questo è un elemento di destabilizzazione politica mentre il regno è coinvolto in una difficile transizione monarchica.

Nell’ immagine in apertura dell’articolo, e ancor meglio in un’altra visibile nella Galleria fotografica, una mappa del Medio Oriente evidenzia in rosso le zone già controllate dall’IS. Ben visibile il corridoio che collega le milizie dislocate in Siria e in Iraq, ma la minaccia si sta ora spostando verso la Turchia, paese che negli anni scorsi lasciava socchiuse le frontiere per coloro che andavano ad ingrossare le fila dei combattenti contro Assad. “I confini erano spalancati. Li abbiamo usati per entrare e uscire facilmente dalla Turchia. Nessuno ci chiedeva niente, era facile portare armi in Siria” ha dichiarato a Reuters uno di loro. Secondo una fonte turca, la lista degli individui  sospetti cui è stato negato il visto toccava l’anno scorso quota 4 mila; se la tolleranza diverrà controllo e repressione, l’IS potrebbe classificarla come stato nemico e iniziare gli attacchi terroristici. Forse con questa prospettiva il 24 agosto  l’IS ha occupato una base aerea nel nord-est della Siria, tappa del percorso verso nord che potrebbe assicurare il controllo del valico di frontiera di Jarablus, mantenendo così la massima libertà nella circolazione delle armi.

Abu Bakr Al Baghdadi (video  ) si rivolge a tutti i musulmani del mondo,  li chiama a liberare la Siria e l’Iraq che “ora non appartengono ai siriani e agli iracheni”. Si rivolge ai combattenti  “La comunità islamica  guarda il vostro jihad con gli occhi della speranza, e voi avete fratelli ovunque nel mondo a cui sono inflitte ogni forma di tortura, il cui onore è violato, il cui sangue è versato”. Profetizza  “Se avrete fiducia, conquisterete Roma e il mondo intero, se Allah vuole“.
Non è il delirio di un ignorante, come molti vogliono credere, è la manipolazione delle emozioni a opera di un astuto che si rivolge agli ingenui: vellica l’idealismo e delinea un sogno eroico. Sono gli stessi tasti emotivi che resero possibili le crociate cristiane di secoli fa.
La liberazione di cui parla Al Baghdadi non è il riscatto da un nemico precisamente delineato, è  un riscatto da umiliazioni personali e, collettivamente, una  pretesa rivoluzionaria: imporre un nuovo ordine, sia pure denominato con la parola antica di Califfato.

Il reclutamento
Quanti sono i terroristi dello Stato islamico? I numeri variano secondo le fonti, scelgo la stima di  un  consulente dell’intelligence irachena: 100.000 “I membri dello Stato islamico si sono moltiplicati in modo drammaticamente  pericoloso. Avendo un’enorme quantità di armi e di soldi hanno fatto un boccone degli altri gruppi d’insorti sunniti“.  E poi: “Gli investigatori dell’ Onu sono in allarme per il crescente arruolamento di bambini, che spesso spuntano poi in campi di addestramento siriani.”

Gli stranieri sarebbero circa 20.000  provenienti  da 83 Paesi diversi. Una migrazione che evidenzia due questioni. La  capacità della leadership IS di sfruttare il web per raggiungere ogni parte del mondo. L’incapacità di molti paesi dell’Occidente nel motivare i giovani verso i principi cardine della democrazia, dei diritti umani, della gestione non conflittuale dei rapporti internazionali, perché la nostra società offre molto in termini pratici, ma non molti  ideali al di là del vivere quotidiano.

Degli americani arruolati qualcosa si sa; alcuni hanno account nei social media,  come il californiano Douglas McAuthur McCain, caduto in combattimento pochi giorni or sono, a detta della milizia che lo ha annunciato pubblicando la foto del suo passaporto.  L’account Twitter  @iamthetooth  dal 27 agosto non è più raggiungibile, l’ultimo post era un retweet “It takes a warrior to understand a warrior. Pray for ISIS.”
Il silenzio è completo, invece, sui reclutati in India, il paese dove vive la seconda più numerosa comunità islamica e che non è stato esente in passato dal terrorismo interno. Il ritorno in patria dei combattenti  IS è una prospettiva agghiacciante.

L’Indonesia è la nazione a maggioranza musulmana più popolosa,  86%; nella sua Costituzione  non vi è riferimento a una religione nazionale e la libertà di culto è assicurata. Completa, quindi , la dissonanza con il radicalismo IS. Negli ultimi anni si è verificata l’insorgenza di forme di fondamentalismo islamico, che diventano preoccupanti con l’esplosione propagandistica bigotta dell’IS. Non occorrerebbe molto, un solo attentato spettacolare per far gridare alla persecuzione dei Cristiani,  che sono l’8% della popolazione? Nel passato storico dell’Indonesia c’è  lo spaventoso massacro di un milione di persone, quando gli USA aiutarono il colpo di stato di Suharto nel 1967; al tempo il target era individuato politicamente, i comunisti, oggi il fondamentalismo dell’IS offre come nemico tutte le etichette religiose, a partire dall’Islam che in Indonesia non opprime le altre confessioni.

Le fila si ingrossano anche, come affermava l’esperto iracheno,  con gli assorbimenti dalla galassia jihadista. E’del 27 agosto la notizia che il Libyan al-Battar Brigades  si è unito ai combattenti dell’IS nella provincia siriana di Hasaka: un triangolo di territorio abitato in prevalenza da Curdi,  incuneato fra i confini dell’Iraq e della Turchia; a ovest altri gruppi, insieme al potente Al Nusra, alleato intermittente di IS, già impegnano Israele sulle occupate Alture del Golan.

In alcuni video di propaganda l’esistenza del Califfato vuole rendersi evidente, compaiono giovani in divisa, simili a soldati regolari, che mostrano il documento d’identità rilasciato dallo Stato Islamico.

L’IS usa i media per attrarre e reclutare, così come li usa per terrorizzare: barbare esecuzioni di prigionieri, lunghe file di potenti mezzi corazzati, caroselli di auto con bandiere nere nelle città occupate. Nelle società occidentali che, più o meno tutte prediligono la spocchia dei vincitori, anche queste esibizioni di potenza possono attrarre gli insoddisfatti  e spingerli  ad ambire alla fusione nell’orda “vincente”.

L’altra faccia dell’IS: paternalismo prima, oppressione poi
Oltre alla faccia crudele, sanguinaria, declamatoria che raccontano i media, l’IS ne possiede un’altra ancora più temibile: il diabolico marketing del consenso presso le popolazioni da fidelizzere.

L’assai pregevole reportage “Meeting ISIL: PressTV goes deep inside the terrorist group, girato in Siria e in Iraq, segue passo passo la tattica con cui i miliziani si insinuano, prima “bonariamente”,  fra le popolazioni  dei territori conquistati.

Le parole d’ordine e gli slogan sono veri e propri comandi: “no al secolarismo”, “chi vuol prendere la via dell’inferno sceglie la democrazia”, ma inizialmente non sono imposti con il mitra. Vengono proposti con riunioni  sotto un tendone, come in una delle nostre sagre di paese. Musica, tenere attenzioni per bambini, l’ospite d’onore straniero, che racconta di aver lasciato il suo paese (opportunamente coperto di critiche) per venire a “costruire il Califfato”. Poi il discorso teso a infiammare i cuori: il capo milizia, per l’occasione nella parte di  conduttore della serata con la medesima gestualità e il fare ammiccante di un anchorman televisivo: “Mi vergogno quando vedo gente che viene dall’Afghanistan, dalla Finlandia, dall’Australia, dal Giappone.. e qui c’è chi non fa niente”.
Ma contano di più le riunioni, condotte con un apparente tono deferente, con i capi tribù; conquistarli alla causa significa avere in mano un intero paese. Prima avvertenza, rassicurare. All’ingenua domanda su  chi comanderà quando saranno parte dello Stato Islamico, “Voi governerete il vostro paese, metteremo una straniero solo nei casi in cui non ci sia nessuno qualificato”.
Secondo: tessere legami affettivi che assicurino lealtà e connivenza. Ogni capo tribù è lusingato che la figlia vada in sposa  a uno di questi combattenti dal glorioso futuro.

Terzo: il cerimoniale. La gente, o meglio i maschi da quel che si vede nel film, è chiamata al giuramento: l’applicante fa eco alle parole del capo della milizia in veste officiante e  tutto è sigillato da un abbraccio finale. Rammenta l’affiliazione a certe sette pseudo-religiose americane.
Quarto: l’opera d’incantamento del corpaccione sociale. L’IS s’insinua nelle carenze basilari: produce  pane  e lo rivende a prezzo politico, distribuisce generi alimentari, benzina, gas, medicine, apre scuole per i bambini.  Cosa c’è di più convincente per della gente povera o impoverita da anni di guerra civile?

Il progetto politico, dal modo populista, improvvisamente si volge al modo terrificante e oppressivo. La medesima modalità degli strozzini, dei mafiosi, dei pusher:  prima dare, poi passare all’incasso di cento volte tanto. S’instaura il monopolio e si procede al razionamento  dei generi di prima necessità. Si punisce  con la morte immediata anche solo un vago sospetto di ribellione. Si priva la vita di qualsiasi certezza; il film mostra una tecnica d’inganno praticata in Iraq. In piena notte terroristi in divisa da soldati dell’esercito iracheno bussano alla porta di casa, si fanno aprire, irrompono, esigono bruscamente i documenti, da questi comprendono quali informazioni possono ottenere; a soddisfazione raggiunta svelano la propria identità e uccidono.

****

Il terrorismo dell’IS si sconfigge  definitivamente solo agendo contro questo diabolico marketing del consenso.  Ci sono nazioni da proteggere, come si è visto Turchia, India, Indonesia e certamente occorre aggiungere Algeria, contro l’infiltrazione dell’IS predisponendo misure preventive. Informazione, propaganda contraria a quella sanguinaria dei terroristi, ma soprattutto occorre rapidamente migliorare le condizioni di vita: incidere sul livello di povertà, di isolamento e di esclusione di molte zone del Medio Oriente, e non solo. E – se si vuole rendere lecita e lungimirante l’intromissione di una potenza straniera negli affari interni di uno stato – occorre sostenere le forze politiche locali libertarie per garantire multiculturalismo e rispetto dei diritti umani.
La risposta armata cui pavlovianamente ricorrono le grandi potenze finisce per essere essa stessa un crimine contro l’umanità. Chi crede risolutivi i bombardamenti delle milizie IS si renda conto che IS  “è” fra la popolazione. Spesso l’ha convinta, sempre la terrorizza. Per uccidere un terrorista si può provocare un’ecatombe di persone che non avevano scampo, né prima, né adesso.
 

Screen captures dal film Meeting ISIL : PressTV goes deep inside the terrorist group 

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p.s. Sulla destabilizzazione del Medio Oriente attraverso i gruppi jihadisti, vedere l’articolo 

La metamorfosi dei ribelli in Siria: da buoni a cattivi

 

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24 commenti leave one →
  1. 29 agosto 2014 7:13 pm

    Un’analisi impeccabile, come sempre, che porta alla ribalta quegli aspetti ignorati dai media, anche e soprattutto per una diffusa propaganda.

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    • 29 agosto 2014 7:23 pm

      Grazie, della visita e dell’apprezzamento, oltre che del tuo prezioso articolo che illustra adeguatamente il criminale approvvigionamento di fondi del cosiddetto Stato islamico .

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      • 31 agosto 2014 9:33 am

        Grazie davvero..in realtà mi sono limitato, come sempre, a riportare quelle fonti verificabili che troppo spesso vengono ignorate da gran parte dei media occidentali.

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  2. Marc permalink
    29 agosto 2014 7:35 pm

    Ti seguo da tanto, sai che non mi sdilinquisco in complimenti. Stavolta, di nuovo, vorrei esserne capace. Chiaro, risponde alle domande che chiunque si fa, o dovrebbe, su questo cancro che sembra esploso all’improvviso. Proprio come ebola, un paragone che rimane in mente.

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    • 29 agosto 2014 7:37 pm

      … quando arrivi tu, che sei severo, so che non sto facendo perdere tempo al lettore 🙂
      grazie per la costanza del tuo seguire, e per l’incoraggiamento ..

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  3. 29 agosto 2014 10:17 pm

    Un post d’informazione davvero completo. La storia dell’ISIS non la conoscevo così bene…grazie.

    Incredibile…reclutano anche bambini… 😦
    il problema come al solito che non si mette in atto nessun programma….siamo all’avventura, al caso…

    un caos.

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    • 29 agosto 2014 11:16 pm

      Grazie, apprezzo sempre il tuo giudizio, stavolta doppiamente perchè… l’argomento mi ha fatto sudare. E’molto diverso da Alqaeda, gruppi sparsi e in autonomia, distruzione e basta; IS ha un progetto molto concreto e più che mai si vede che non sanno come affrontarlo. Han creato Golem e lui si è rivoltato.

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  4. 1mariposa permalink
    29 agosto 2014 11:18 pm

    Anch’io … anch’io: BRAVA, BRAVISSIMA 🙂
    Scrupolo e chiarezza ammirevoli…ti abbraccio

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    • 29 agosto 2014 11:18 pm

      GRAZIE GRAZIE 🙂 mia fedelissima …

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  5. Yuri permalink
    30 agosto 2014 1:41 am

    pareva anche a me un caso diverso da tutti gli altri, adesso è chiaro. Farsi amica la gente dando servizi non è da stupidi, lo ha fatto anche Hamas – ovviamente con la differenza è che Hamas è prettamente politico, ha un obiettivo delimitato, e non ha girato dal populismo al terrore. Più aumenta l’islamofobia, più ci sarà gente che crede alla creazione dello Stato islamico : lo hanno fatto anche gli ebrei, col sionismo che li ha portati a crearsi uno stato — ovviamente … non avrebbe dovuto sterminare i palestinesi, ma rispetto alle intenzioni Isis ancora ce ne corre. Voglio dire che …. non è per niente una bella situazione nemmeno per noi, non solamente per quelli che se li trovano in casa.
    Il film è veramente bello. l’jo visto ancora solamente a metà perchè lungo ma molto molto istruttivo.
    I complimenti te li faccio di cuore. …. complimenti!

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    • 30 agosto 2014 1:43 am

      anche io pensavo ad Hamas mentre scrivevo, concordo su tutto, anche sulla frecciata a Israel, come puoi immaginare. Ce ne corre, sì, ma non così tanto….
      grazie Yuri, anche tu fedelissimo 🙂

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    • Eli permalink
      30 agosto 2014 1:46 am

      Già avevo paura leggendo l’articolo, e tu …. se aumenta l’islamofobia ecc ecc Certo che aumenta! con la pubblicità che fanno all’isis. poco o tanto che sia forte, la fanno apparire ancora di più e la gente non fa distinzioni.

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  6. Eli permalink
    30 agosto 2014 1:48 am

    Articolo utilissimo, per me che non ho tempo sufficiente per informarmi mi ha aiutato molto

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  7. 30 agosto 2014 11:52 am

    Mi permetti? Niente sovrastrutture, niente personalismi, niente invettive. Al contrario, si trovano logiche connettive, obiettività, capacità e preparazione storica altissima, lettura della quotidianità molto rara, funzionalità descrittiva e abilità nell’aiuto dell’apertura mentale, accompagnamento a molte, quanto profonde, riflessioni. Manualistica d’autore! Ma queste cose le sai già. Perciò, più semplicemente: grazie, davvero grazie!!

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    • 30 agosto 2014 12:29 pm

      Ammutolita… Sai quanto ti stimo, perciò non ti stupirai.
      Grazie anche di aver rotto il tuo periodo sabbatico dai blog per passare da qui. E’ un dono 🙂

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  8. Marc permalink
    4 settembre 2014 4:02 pm

    L’india fa gola anche ad AlQaeda , al-Zawahiri annuncia espansione. Siamo proprio sicuri che Is e AlQaeda abbiano rotto i ponti?

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    • Yuri permalink
      4 settembre 2014 4:30 pm

      Non ne sono per niente sicuro, e allargarsi all’India significa infilarsi nei difficili rapporti India Pakistan, le zone a rischio deflagrazione aumentano così in fretta che non ci si accorge di essere già dentro un conflitto mondiale

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      • Marc permalink
        4 settembre 2014 4:35 pm

        dentro un conflitto mondiale, e non si sa che faccia ha il nemico, e quali sono le alleanze

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  9. Yuri permalink
    17 settembre 2014 12:32 pm

    a proposito di marketing gira la notizia di un magazine dell’Isis in rete che promette Armageddon…

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    • Eli permalink
      17 settembre 2014 1:18 pm

      Con poca eleganza direi, bullshit. E’ l’equivalente dei video delle decapitazioni, rivolto a quelli che se la tirano da intellettuali. Secondo me è un fake

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  10. GeertWilders4President permalink
    25 settembre 2014 3:16 pm

    Storicamente, coloro che hanno disegnato mappe prima ancora di conquistare territori, sono caduti miseramente, prima di portare a termine i loro sogni di gloria, perdendo anche ciò che avevano conquistato. Ma temo che per l’isis, ci sarà l’eccezione 😦
    L’unica certezza è che storicamente, lisis avrà vita breve (Ci fu un califfato in passato che durò 30 anni. un regno di breve durata (storicamente) è un regno che non vale nulla, e nell’isis i presupposti ci sono tutti

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  11. 29 ottobre 2014 4:08 pm

    Isis è una creazione degli Stati Uniti come ho sempre scritto:

    http://pianetax.wordpress.com/2014/10/27/calato-un-silenzio-angosciante-sulla-morte-di-serena-shim/

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