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ISIS, le domande che i media non (si) pongono

14 settembre 2014

mcc43 Google+

Quanti sono i miliziani ISIS ? Perché l’ISIS sfida direttamente Obama? Perché la scelta delle vittime e i video formano un serial da interpretare? Perché  manca l’allarme sul delinearsi di un fronte esplosivo nella zona India-Pakistan, potenze nucleari? Quale effetto sortiranno i bombardamenti contro l’ISIS?

Obama e CameronJihadismo è galassia in espansione. Obama, gli alleati e l’informazione mondiale dietro di lui, dal mucchio estraggono ISIS come target dell’ ennesimo intervento “correttivo” americano. Vi sono analisi che i media non fanno, domande che non pongono, risposte che non danno.

Quanti sono i miliziani ISIS ?

Fino alla vigilia della seconda decapitazione di un occidentale, la CIA stimava trattarsi  10 mila combattenti; poi, improvvisamente,  sempre la CIA scopre trattarsi di 31.000.

jihadisti

Siria: Jihadisti con Tablet seguono l’arrivo dei rinforzi

Impossibile sbagliarsi tanto clamorosamente in buona fede dal momento che l’ISIS da sola sta combattendo contro due governi, Iraq e Siria, contro Hezbollah, Peshmerga, PKK, Milizie irachene, Awakening degli Sciiti iracheni, Al-Sheitaat Tribes in Siria, esercito libero siriano FSA, equipaggiato in modo palese dall’Occidente, e contro Al Nusra e Islamic Front, oltre ad altri gruppi locali minori e centinaia di soldati americani inviati in Iraq. Come potrebbero tenere aperti tanti fronti se non potessero contare su un numero di combattenti molto più alto di  31.000 unità?

Perché l’ISIS sfida direttamente Obama?

L’atteggiamento visibile del presidente Obama nel solco della vocazione americana, raddrizzare i paesi del Medio Oriente dopo averli fatti tracollare, è stato meno muscolare dei predecessori. Ciononostante,   “I’m back, Obama” sfida il boia di Sotloff.
Provocazioni  funzionali a spingere l’America a intervenire apertamente, archiviando la maniera “stay behind” dalla Libia in poi; sarebbe suicidio adottare questo atteggiamento se IS non disponesse di mezzi e forze tali da impegnare seriamente l’intervento internazionale. Perché la sfida è lanciata proprio nell’anno in cui Obama dialoga con l’Iran e i rapporti con Israele e con l’Arabia Saudita si sono raffreddati?

Perché la scelta delle vittime e i video formano un serial da interpretare?

Senza addentrarci nei dubbi che si tratti di finte esecuzioni, che molti hanno avanzato motivandoli, i video delle decapitazioni sono costruiti come un serial televisivo: un format con delle costanti e rilasciato a puntate. Stesso set, luogo piatto e spoglio, l’imponente boia in nero che brandisce il coltello, la vittima inginocchiata e coperta da una tunica arancione. Una vittima che è priva di emozione e recita la sua parte con voce ben impostata: reazioni non naturali che fanno perlomeno supporre che alla vittima sia stato fatto credere trattarsi solo di una finzione per spaventare il suo paese. Come sceglie le vittime l’Isis ?

Il giornalista Foley, già rapito in Libia, un’accusa rivolta ai soldati di Gheddafi, era  corrispondente di Globalpost,  che dichiara come mission il coprire i vuoti dell’informazione ufficiale.

Il giornalista Sotloff, ebreo amico dell’Islam, comprato dall’ISIS per 50 mila dollari pagati ai ribelli “moderati” siriani che Obama finanzia.

L’ultima vittima, ma un’altra è già annunciata, è David Haine, una carriera da soldato, definito dai media “cooperante”, al servizio una ong francese Acted. Gigante creato in Afghanistan nel 1993, Acted meriterebbe qualche inchiesta accurata  sull’attività dei 3000 dipendenti in forza al suo staff.

Chiaramente queste persone sono dei simboli; con la loro esecuzione l’ ISIS colpisce ciò che molti di noi desiderano: un’ informazione indipendente dai governi, il dialogo fra le culture, l’aiuto alle popolazioni in difficoltà.

L’ISIS conduce, dunque, una guerra reale e una simbolica, il suo caratterizzarsi come “islamica” è copertura di un progetto di destabilizzazione globale che viene raccontato dall’informazione ufficiale in modo  coralmente superficiale e incompleto.

Perché  manca l’allarme sul delinearsi di un fronte esplosivo nella zona India-Pakistan, potenze nucleari?

-All’inizio di settembre il leader di AlQaeda, Al-Zawairi, ha annunciato la creazione di un nuovo ramo alqaedista in India, “Al-Jihad in the Indian Subcontinent ”  AQIS,  che va ad aggiungersi a AQAP  ALQaeda nella penisola Araba , AQIM AlQaeda nel Magreb,  ad Al Nusra per la Siria, e agli Shabaab, gli alqaedisti in Somalia and East Africa, solo citando quelli accertati, ma stretti sono i legami con Ansar Al-Sharia, la milizia che attaccò il “consolato” americano a Bengasi.

-ISIS, nata in Iraq si è espansa in Siria ed è radicata in Pakistan in modo tanto peervasivo da redigere i comunicati ufficiali nella lingua nazionale: l’Urdu. Non va dimenticato che inizialmente l’Isis era un ramo di al Qaeda, successivamente le iniziative di Al Baghdadi hanno creato una frattura e una rivalità, nonostante  saltuarie collaborazioni locali, come in Libano. Tanto meno va dimenticato che Al Baghdadi è una figura compromessa con gli Usa, che l’hanno tenuto prigioniero dal 2004 per liberarlo inspiegabilmente “senza condizioni” nel 2009, diventando subito leader dell’organizzazione allora alqaedista.

La rottura  Isis – AlQaeda ha provocato effetti mediatici, in pratica operazioni psicologiche su tutti noi, su due versanti.

– Nei media le gravissime imprese del ramo alqaedista di Al Nusra sono taciute o quasi: il sequestro ancora in corso dei soldati del Libano, il sequestro concluso dei caschi blu nel Golan.

– L’ISIS ha inaugurato uno stile comunicativo – ben diverso da quello di Bin Laden che mai intestò alla sua organizzazione  la catastrofe delle Twin Towers – mirante a suscitare le emozioni dell’audience occidentale e offrire a Obama – o a chi manovra restringendone la libertà decisionale – il motivo per un intervento internazionale.

Quale effetto sortiranno i bombardamenti contro l’ISIS?

Dall’Iraq rispondono che saranno diversi da quanto molti immaginano. Le ragioni sono politiche e militari. “I cinque o sei milioni di arabi sunniti che vivono nelle zone controllate da ISIS in Iraq e Siria non possono certo essere felici della brutalità, del  fanatismo e della violenza dei nuovi governanti. Ma sono ancora più spaventati dalla  prospettiva che i soldati e  i miliziani dei governi di Baghdad e Damasco riprendano il controllo e comincino a vendicarsi  contro i Sunniti delle città e dei villaggi. Le comunità sunnite in entrambi i paesi non hanno altra scelta che vedere nell’ISIS il loro difensore.”

Non imboniscano i media con l’idea di una missione per salvare le popolazioni, rispettino l’audience  e cerchino di capire che cosa è l’ISIS e quale agenda sta portando avanti.  Il terrorismo targato jihadista ha fatto migliaia di vittime in Kenya, Somalia, Libano, Yemen, Indonesia, Egitto, Iraq, Spagna, Gran Bretagna, India e gli USA. Sono davvero i video delle orrende decapitazioni di queste settimane il barbaro pericolo epocale?

Abbiamo bisogno di comprendere, di ragionamenti non di slogan.

****

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10 commenti leave one →
  1. Marc permalink
    14 settembre 2014 4:43 pm

    Appunto: chi vuole infognare Obama in una guerra che non si può vincere?

    Mi piace

  2. 1mariposa permalink
    14 settembre 2014 4:52 pm

    Chi vuole tenerci tranquilli sperando che distruggere l’Isis risolva tutto, se alqaida si è è estesa così tanto?

    Mi piace

  3. 15 settembre 2014 1:50 am

    L’Isis è prodotto tipicamente giudaico, in parte controllato dai teocratici neocons americani, ma con lo zampino di sua maestà britannica (la vera causa dei disastri nel medioriente). Anche ultimamente Cameron ha paventato qualche attentato nella nebulosa isola e, guarda caso, sembra sia stato decapitato uno scozzese (piccolo avvertimento ai separatisti?). Complottismo a parte, ma non tanto, c’è poi il problema dell’India e guarda caso la pubblicità di Al-Zawairi è quella di diffondere il terrore in India. Anche questo caso è sospetto dopo che l’elezione di Modi e della sua adesione al BRICS e appoggio a Putin rifiutando i 120 Rafale (oltre 20 miliardi di dollari) ordinati alla Francia se questa non consegnerà le navi Mistral.
    Gli Usa, ovviamente sono stati scornati e le parole minacciose che l’india “corre il rischio di eliminare ogni senso di buona volontà verso di essa”.
    Ogni cosa capita sempre per un motivo.

    Ottimo post e ben documentato. Brava!

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    • 15 settembre 2014 8:05 am

      Il link (cliccabile a “minacciose”) porta a un articolo molto interessante, con una frase che mi delizia “Simply put, unlike his predecessor Manmohan Singh, PM Modi does not subscribe to the Washington Consensus and the Americans need to get used to that. ” Che libertà dà rappresentare quasi un miliardo di persone e avere l’atomica.
      Grazie dell’interessante commento 🙂

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  4. Yuri permalink
    15 settembre 2014 8:26 am

    Hai ragione, bel link ha dato il commentatore, in quel sito ho trovato un altro articolo sulla coalizione contro l’Is e l’intervento con truppe di terra. I Turchi si mettono di traverso e si candidano, altro che intervento internazionale. http://blogs.rediff.com/mkbhadrakumar/2014/09/13/turkey-draws-red-line-on-us-isil-strategy/

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  5. 15 settembre 2014 12:09 pm

    UN quadro come sempre preciso, che scava in quei meandri che gran parte dei media non ci raccontano.

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    • 15 settembre 2014 2:12 pm

      grazie 🙂
      Davano per “morti” i blog qualche tempo fa, meno male che invece resistono, altrimenti in quale giornale italiano troveremmo uno studio come il tuo sulla Somalia e la missione dell’UA, Amisom ?, che riesce ad essere peggio di quelle dei caschi blu? 🙂

      Mi piace

      • 15 settembre 2014 2:17 pm

        Grazie infinite:-) in realtà ho riportato delle notizie e delle fonti documentate

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  6. 16 settembre 2014 9:40 am

    Post e commenti interessanti. Grazie
    Un post scritto a più mani che aiutano a districarsi su un tema scottante e complesso.

    Grazie Mak!

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Trackbacks

  1. John Cantlie: finché Isis mi consente di vivere, bacchetterò i nostri ingannevoli governi | MAKTUB

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