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John Cantlie “Se io fossi il Presidente degli Stati Uniti…”

22 novembre 2014
John Cantlie in Dabi5

mcc43

“Lend me your ears”,  sesto video di  John Cantlie
If I were the US President today…”  suo secondo articolo in Dabiq5

Catturare una persona e tenerla in ostaggio è un atto scellerato. La condanna morale da sola, purtroppo, è inefficace per salvare la vita al prigioniero. Allora, se un cittadino di una qualsiasi nazione è nelle mani di un’entità combattente con la quale il governo del suo paese rifiuta di negoziare, minaccia i famigliari che s’adoperano per farlo scampare alla morte, dilapida in raid falliti somme maggiori del riscatto richiesto, si può affermare che la civiltà è finita in secca. E gli ostaggi continueranno a morire.
Da tempo ho accettato il mio destino dichiara John Cantlie – giornalista, ostaggio dell’Isis, da due anni abbandonato dal governo della Gran Bretagna – nel video del 21 novembre, il sesto degli otto registrati dal prigioniero nei mesi scorsi.

Cantlie esprime la sua rabbia contro Cameron e Obama, unici leader, afferma, che non negoziano con lo Stato Islamico per il rilascio dei loro cittadini. Denuncia l’inutilità dell’opzione militare ai fini della liberazione, il fallimento dell’Intelligence, l’uso strumentale degli ostaggi per scopi politici ed espone lucidamente il doppio standard seguito da Obama, il quale ha negoziato con i Talebani ottenendo la liberazione del sergente Bowe Bergdahl in cambio di cinque prigionieri di Guantanamo, ma rifiuta di trattare per gli ostaggi civili.
Non vogliamo, la tua simpatia, vogliamo il tuo aiuto” risponde a David Cameron che alla vigilia dell’esecuzione dell’operatore umanitario Alan Henning aveva espresso comprensione per i sequestrati . 

E’ durissima la sua denuncia. Probabilmente i media non daranno al video la risonanza che dovrebbe avere e già stupisce che nessuna petizione diretta a Cameron sia stata lanciata in questi mesi. Tuttavia, qualora il video diventasse virale, l’ attenzione del pubblico contribuirebbe ad allontanare nel tempo la conclusione fatale per Cantlie e  per gli ostaggi ancora in vita. 

p.f. diffondete il video nei social media

Nello stesso giorno, 21 novembre, è comparso anche  il nuovo numero del magazine Isis:  “DABIQ5 .

Tratta della situazione nei vari paesi dove le milizie locali hanno di recente giurato fedeltà allo Stato Islamico, presenta un report da Kobane,  annuncia l’emissione del dirham aureo. Il titolo riprende la promessa del leader Al Baghdadi: “REMAINING AND EXPANDING“, ci siamo per restare e espanderci, e in un articolo la avvalora con le opinioni degli analisti internazionali,  come questa di Andrew Leapman (pag. 35) “Smantellare, indebolire, contenere lo Stato Islamico è un obiettivo possibile, ma distruggerlo, anche mettendo in conto un paio di anni, non è possibile. Anche se ci riuscissimo, ci troveremmo con una regione in condizioni veramente problematiche”.
In altre parole, il mondo è cambiato, nonostante la grande promessa del 2001, dopo l’attacco alle Torri Gemelle,  “il terrorismo non cambierà il nostro stile di vita” .

Come nel magazine precedente, in DABIQ5 c’è un articolo di Cantlie.

Fra i vari argomenti, Cantlie tratta degli attacchi ad opera di Jihadisti (ndr. veri? presunti?) in territorio americano, Canada e Stati Uniti, e li collega all’appello alla Jihad globale lanciato dal portavoce Isis  Abu Mohamed al-Adani.

Qui sotto la traduzione della parte conclusiva  dell’articolo; l’originale integrale in inglese è leggibile  in questo pdf .

John Cantlie in Dabi5

L’intervento in Iraq oggi (così com’è attuato) differisce poco da quello precedente, se non per le operazioni di facciata e, ad un certo punto in futuro, per l’uso di truppe locali  invece del dispiegamento sul terreno di soldati americani. Perché alla gente a casa, negli Stati Uniti d’America, non importa se a morire sono i loro alleati. E fino a quando (ndr. a Kobane)  i Peshmerga potranno continuare a sopportare il peso dei morti  grazie allo strano rifornimento dall’aria e con l’aiuto a terra di un po’ di forze speciali .

I governi sono come un robot bloccato in un loop che incessantemente esegue la sequenza sbagliata nonostante  ripetute istruzioni  contrarie.

Master del robot: Devi trovare un modo diverso di affrontare il pericolo che i mujahidin pongono all’Occidente. “Impossibile … elaborare…”
L’azione militare non funziona, prova con  i negoziati  “Devo obbedire alla programmazione …”
Tutto quello che hai fatto dall’ 11 settembre ci ha messo più in pericolo però…  “Zzzzz … sintassi … errore …”

Naturalmente, Robot-Obama non ascolta le voci ragionevoli e così procede con gli stessi vecchi dati sbagliati, commettendo i medesimi errori più e più volte.
Nel mese di settembre, James Comey ha descritto lo stato islamico e i Mujahidin come “selvaggi”  ( classico esempio di pensiero arrogante e convenzionale che procederà direttamente verso il nulla), mentre Nick Paton Walsh, ha descritto alla CNN le loro tattiche come “sorprendentemente sofisticate”. Questo è un commento molto più istruito e vicino alla verità, tuttavia Nick è solamente un giornalista , mentre James Comey è il direttore dell’FBI.

Se io fossi il presidente degli Stati Uniti oggi – e lasciatemelo dire, sono molto contento di non esserlo – sarei atterrito dal casino che mi sta arrivando addosso. Risucchiato in una guerra che s’era detto esser finita. Legato da alleanze con i tiranni più vili del Medio Oriente. Impegnando il mio paese e la presidenza nel calderone di un conflitto, mentre il popolo si alza contro di me in risposta alla chiamata dello Stato islamico. Con quasi un miliardo di dollari spesi mentre il nemico sembra sempre più forte. Non solo, il nemico in realtà sta rafforzando la sua influenza in paesi dove avevo già costruito basi militari e profuso in precedenza miliardi di dollari allo scopo di impedirglielo.

Di fronte a un tale disastro, direi che scavare diciotto buche intorno a Martha ‘s Vineyard (ndr. è un’isola)  sarebbe stata un’alternativa molto più ragionevole. E alla luce degli eventi attuali, probabilmente anche più costruttiva.

 

°°°°°

Qui l’articolo precedente

Articolo di John Cantlie in Dabiq4: non scordate gli ostaggi morti, salvate quelli vivi”

 

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10 commenti leave one →
  1. Marc permalink
    22 novembre 2014 3:39 pm

    Nessuno parla dell’articolo, è sempre il tuo blog a dare l’informazione completa.
    Bene, quello che dici sugli effetti della diffusione del video,
    fai un blog-salvavita 😉

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    • 22 novembre 2014 5:44 pm

      Grazie, Marc, sei un gran sostegno, e fedele nel tempo 🙂

      Liked by 1 persona

  2. 22 novembre 2014 5:23 pm

    Avevo sempre ammirato (…) l’America per come andava in soccorso dei suoi concittadini (…una delle mie poche ammirazioni verso questa Nazione).
    Ora vedo bene….che, anche qui c’è la solita “convenienza” ….

    che terribile tristezza….solo e sempre un fatto di accordi\disaccordi\denaro….

    grazie sempre l’informazione
    ciao
    .marta

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    • 22 novembre 2014 5:44 pm

      E’ vero, fino a qualche anno… no decennio fa prima dei Bush, potevano andare in giro per il mondo, dire “Sono un cittadino americano” e tutti, dalle istituzioni alle persone, si davano una regolata. Sotto sotto ci deve essere anche un calo di autostima perchè non ci sono state, a quanto ne so, delle manifestazioni per sollecitare il governo ad agire concretamente per salvare gli ostaggi. O forse sono state silenziate; anche in GB mi sembra impossibile che non sia partita almeno una petizione a Cameron. E dire che ogni momento ne spunta una per questioni spicciole..
      Nella tragedia dei sequestrati, questa di Cantlie mi sembra la situazione più orribile: lui sa tutto, gli permettono di informarsi, vede arrivare la morte. Non riesco a togliermi dalla mente le ultime parole del video “fino a che mi lasceranno vivo. Pensateci, fate sentire la vostra voce” .. e questo disinteresse, l’imbarazzo di guardare ciò che viene dall’ Isis, il definirlo sbrigativamente “propaganda”.
      Cosa fa questo a un uomo, scriveva nel primo articolo, e cosa fa anche a quelli di noi non del tutto anestetizzati..
      Grazie, Marta, grazie

      Liked by 1 persona

      • 22 novembre 2014 6:23 pm

        Grazie a te, sempre 🙂

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  3. 23 novembre 2014 12:20 am

    Un vero cambiamento di registro può solo avvenire dall’interno di quel guazzabuglio che sono gli Usa. Ma non credo che manchi molto…

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    • 23 novembre 2014 12:57 pm

      Ci sono anche altri paesi in cui “non manca molto”, vedi Arabia Saudita, vedi Israele, purtroppo anche Algeria. Ma fino a che non cambia qualcosa di profondo in America, dopo gli sconvolgimenti non si aggiusterà mai niente. Ciao 🙂

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  4. 1mariposa permalink
    23 novembre 2014 12:54 pm

    Sono confusa.”Isis fa quello che aveva detto” è questa la tragedia: dalla nostra parte mentono, fingono, manipolano. Non si può certo sostenere quei criminali, ma stanno rendendo impossibile avere una minima fiducia in quello che i nostri giornalisti, imbeccati, raccontano.
    Quest’uomo sta scoprendosi eroe. Se penso che avrà letto che suo padre è morto, che la famiglia si dà da fare e non ottiene niente. Che tempesta deve avere dentro…
    Grazie mcc, che ci mostri il rovescio, le cuciture dei bei “vestiti” che mettono in vetrina

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    • 23 novembre 2014 12:55 pm

      Come mi piace la tua metafora! Precisa: il mio è un gran lavoro ricucitura delle news.
      Grazie a te, per questo e per tutto il tuo sostegno

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  5. 10 dicembre 2014 7:24 pm

    Non sta succedendo niente per lui vero? nè in bene nè in male…

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