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Sì, John Cantlie, questa è “La Tempesta Perfetta”

22 maggio 2015

mcc43

“Essi complottano, Dio complotta” è il titolo dell’ultimo magazine dello Stato Islamico, Dabiq9, (pdf) che questa volta risparmia al lettore irritanti lungaggini e riferimenti astrusi, limitando altresì l’eccesso d’invocazioni religiose, perlomeno negli articoli senza intento didattico per i militanti.

Dabiq9 coverDabiq9 Indice


L’articolo sulle cospirazioni (pag.14) dà il titolo all’intera pubblicazione e riprende le più note teorie complottiste in circolazione per concludere che, se da un lato i “Crociati” complottano, i veri fedeli “devono ricordare, in sede di analisi della storia e dell’attualità, che la conoscenza, il potere, e i mezzi degli infedeli (kuffar) sono deboli e limitati. Essi non vedono tutto, non sentono tutto, non sanno tutto, non controllano tutto, come certuni cercano di descriverli. Chi ci crede cade nel politeismo (Shirk)”.  Architettano complotti per impaurire, magnificando la propria potenza, ma i fattori in gioco sono talmente numerosi che solo l’autorità divina può controllarli e volgerli al fine da essa stabilito.
Dividere per conquistare è la tecnica usuale dell’Occidente per dominare gli Arabi sostiene l’articolo di argomento storico (pa.20) che riprende lo Sykes-Picot Agreement e le Primavere arabe.

Due articoli di grande interesse sono dedicati a Yarmouk.

Un dettagliato resoconto (pag.34) di come i soldati IS sono entrati, chi li ha combattuti, le alleanze labili fra le fazioni che si spartivano il governo del Campo, gli accordi Hamas/Iran e PLO/ Assad, bollati come collaborazionismo col nemico, l’impatto dei barrel-bombs del governo siriano sul Campo a battaglia già persa. Nel secondo articolo, l’intervista all’Emiro del Campo (pag.66) che denuncia gli accaparramenti di generi alimentari da parte delle fazioni, crimine che aveva contribuito a mettere alle corde la popolazione, ed ironizza sui media.

Emiro yarmuk dabiqDābiq: Come ha accolto i soldati dello Stato Islamico la gente del Campo?
Yarmuk: A causa della guerra di propaganda e le affermazioni dei media bugiardi, c’era molta paura fra i musulmani del campo, visto che era stata veicolata l’immagine di uno Stato Islamico a cui piace uccidere e macellare gente anche sulla base di semplici sospetti. E’ stato perfino detto che l’IS avrebbe troncato le dita ai fumatori. Sono state di nuovo tirate fuori vecchie falsificazioni dai nuovi nemici dello Stato Islamico e abbiamo assistito a più di un evento commovente nei primi giorni della liberazione del Campo. Una volta, una donna musulmana è venuto da noi con i figli e ci ha chiesto di ucciderla ma di non prenderla come una schiava! Le abbiamo dato da mangiare e le abbiamo chiarito le idee. Dopo alcuni giorni è tornata a ringraziare perché lo Stato Islamico non le faceva del male e l’aveva liberata dalle fazioni che lì comandavano da anni”.

Della schiavitù femminile si occupa la rubrica Dalle nostre sorelle, con un articolo, a firma femminile, intitolato: Schiave o prostitute?  (pag.44) . E’ una minuziosa trattazione sulla base della metodologia dei tempi del Profeta, secondo la quale la donna che durante un conflitto viene fatta prigioniera e separata dal proprio consorte diviene “il possesso della mano destra (mulk al-yamīn) ” del combattente. Egli può, volendo, unirsi sessualmente a lei, ma ciò  – sostiene l’autrice – è lecito: non è né adulterio, né prostituzione, non comporta umiliazione della donna. Dell’intero magazine quest’articolo e il più fondamentalista, completamente prono di fronte al significato letterale di disposizioni pratiche di 1400 anni fa, e rivendica con orgoglio sia l’entrata delle schiave nelle case come simbolo della vittoria su avversari infedeli, sia il divieto di maltrattarle o d’imporre loro l’accettazione della religione islamica.

La rubrica Nelle parole del Nemico  (pag.60) è,come nel numero precedente, una recensione dei pezzi più incisivi  prodotti dai think tank occidentali e dalle maggiori testate su IS, la concorrente Al Nusra e Al Qaeda. Molto ben colto l’articolo  “Accepting Al Qaeda – The Enemy of the United States’ Enemy” da Foreign Affairs del 9 marzo, di cui evidenzia questa disarmante osservazione, autentico busillis per Barak Obama:
“Finché Al Zawahiri è vivo, i leader dei rami al Qaeda che gli hanno fatto un giuramento personale sono meno propensi a cambiare alleanze e unirsi all’ISIS. Ma se e quando Washington riuscisse ad assassinare Zawahiri, essi avrebbero l’opportunità di rivalutare se rimanere o unirsi Califfato di Al Baghdadi . Più che ai tempi di Bin Laden, la coesione di Al Qaeda dipende dalla capacità della leadership di tenere insieme le varie franchigie. Non prevedibile se l’organizzazione possa sopportare un’altra successione, perché i veterani sono notevolmente diminuiti negli ultimi anni e, pertanto, il mantenimento dell’unità  dipende molto di più da figure della vecchia guardia come Zawahiri. Detto questo, il destino di Al Qaeda dipende dalla sopravvivenza fisica di Zawahiri.” 

A pagina 72, l’articolo di chiusura scritto da John Cantlie. La volta scorsa Paradigm Shift verteva  sulle caratteristiche dello Stato Islamico, come stato vero e proprio, con il quale si doveva negoziare. Ci fu chi vide in questo adombrare una possibilità di tregua una fase di regresso dell’IS. Questa volta The Perfect Storm  sottolinea la rapidità e l’ampiezza dell’ampliamento dei territorio, ricorda le alleanze con “province” internazionali che danno all’IS possibilità di colpire dove e come vuole. Questa situazione renderebbe tardiva una proposta di dialogo.  Questa a seguire è la parte più incisiva dell’articolo.

perfect storm john cantlie

 

Lasciatemi lanciare sul banco un’ipotesi.
Lo Stato islamico ha miliardi di $ nelle banche, incarica le sue  Wilayah in Pakistan  di comprare un ordigno nucleare attraverso i rivenditori di armi che hanno contatti con i funzionari corrotti della regione. Lo portano via terra fino in Libia, dove i mujahidin la trasportano verso sud, in Nigeria. Da lì’ parte la droga della Colombia verso l’Europa, passando attraverso l’Africa occidentale, così aggiungere un altro tipo di contrabbando da Est a Ovest è una cosa possibile.
Il nucleare e i corrieri mujahidin possono arrivare alle coste del Sud America e poi, attraverso i porosi  confini del Centro America, arrivare in Messico e oltre: al confine con gli Stati Uniti. Da lì è uno scherzo passare attraverso la rete dei tunnel del contrabbando e, oplà, mescolarsi con altri 12 milioni di stranieri “illegali” in America con una bomba nucleare nel bagagliaio della macchina.

Sembra uno scenario inverosimile? E’ la somma di tutte le paure delle agenzie di intelligence occidentali ed è infinitamente più possibile di quanto non fosse solo un anno fa.
E se non una bomba nucleare, che dire di qualche migliaio di tonnellate di nitrato di ammonio esplosivo?  Anche abbastanza facile da fare.

Lo Stato Islamico non fa mistero dell’intenzione di attaccare l’America sul suo suolo. Cercheranno di fare le cose in grande, in modo che qualsiasi cosa del passato sembri, al confronto, lo squittio di uno scoiattolo e più sono i gruppi che giurano fedeltà più possibile diventa cavarne qualcosa di veramente epico.

Ricordate, tutto questo è avvenuto in meno di un anno. Quanto più pericolose saranno le vie di comunicazione e approvvigionamenti da qui a un anno? Se l’Occidente ha completamente fallito nel bloccare la nascita dello Stato islamico e l’attrazione verso i gruppi di tutto il mondo che gli hanno giurato fedeltà,  su che altro di grosso e importante intende ancora perdere la prossima volta?

Vorrei concludere con un esempio di motivazione autentica dei combattenti musulmani che l’Occidente si trova ora di fronte. Ho avuto la possibilità di incontrare un combattente carismatico che proviene da un paese arabo. Colto, intelligente, mi ha detto del suo disgusto per alcuni dei suoi fratelli di sangue in  servizio nell’esercito di un regime arabo. “Parlo con loro ogni pochi mesi al telefono”, ha detto. “Sono i miei fratelli di sangue, quindi parlo con loro e li consiglio nella speranza che possano cambiare. Se rifiutano, allora insha’Allah rischierò di ucciderli tutti sul campo di battaglia. Combattono per un regime taghut che ama l’America, mentre io lotto per Allah. Chi è  più forte? “

E ‘ un esempio impressionante e umiliante di come l’Occidente non può vincere questa guerra. Forse una volta c’era una possibilità che un attacco dentro l’Occidente o sui confini occidentali da parte dello Stato islamico potesse essere evitato attraverso dei negoziati, ora non più. Ora che il territorio dello Stato Islamico corre da un confine a un altro alla maniera di un incendio fuori controllo, sarà solo questione di tempo prima che lo Stato Islamico raggiunga i paesi occidentali.  Obama sta conducendo una crociata fallita. 

La comunicazione di Cantlie, l’abbiamo ben presente, è quella di un ostaggio, ma, tenendo conto che il testo è stato scritto prima della caduta di Ramadi e di Palmyra sotto il controllo dell’IS, le sue ipotesi possono continuare a essere valutate come esagerazioni tese a impressionarci, però  non è tanto facile sorriderne.

isis syria siria iraq

e da Yarmuk, IS dista pochi km. da Damasco …..

°°°°

Tutti gli articoli sul terrorismo islamico alla tag Osservatorio Jihad 

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One Comment leave one →
  1. 22 maggio 2015 10:49 pm

    Un certa preoccupazione diventa sempre più concreta….mah….sin son persi anni importanti e gli eventi precipitano inverosimilmente…

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