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Israeliani a Hebron – Al-Khalil: ridere del “mostro” si può e si deve

1 agosto 2015

mcc43

soldati idf hebron Non può una risata seppellire l’impianto vessatorio dello Stato di Israele, no. Non può. Tuttavia saper vedere il versante del ridicolo nella crudeltà dell’agire e fare lo zoom sulla stupidità coltivata nei suoi stessi servi in divisa è un’operazione salvifica per le capacità di giudizio di noi tutti.
Il “cattivo” in ogni narrazione emana un’aura che attanaglia e rende dipendenti da quotidiane dosi di azioni canagliesche,  per il sollievo che dà urlare il proprio orrore.
Lucidamente vedere il lato grottesco della sua ottusa meccanicità, invece, consente molto di più. S’intravede l’ovvio finale di un ente modellato dalla cattiveria insensata: l’implosione.

 E’ il 2013 Giovanni Vassallo è nei Territori Occupati. Guarda e “vede”.
Vede la smorfia grottesca dell’Occupazione.

 

Handala

Mi sono chiesto se intitolare queste note “Il circo piu’ pazzo del mondo” non sia poco rispettoso delle sofferenze dei Palestinesi che vivono ogni giorno sulla pelle la tragedia dell’occupazione militare e dell’apartheid. Mi sono risposto che l’ironia e’ sempre stata l’arma degli oppressi. Lo era anche degli Ebrei prima che diventassero a loro volta oppressori. Ho pensato anche che uno dei palestinesi più popolari e’ Naji al-Ali, il “papà” di Handala, il bambino-profugo sempre girato di spalle. Ma a convincermi definitivamente di non sbagliare è l’aver visto i soldati israeliani pattugliare i vicoli della vecchia Hebron-Al Khalil.

Immaginate se un reparto di militari armato fino ai denti fosse impegnato in un’operazione antiguerriglia nelle calli di Venezia, in mezzo ai turisti come se fosse la giungla vietnamita! Spettacolo surreale. A Hebron è così.
I soldati avanzano circospetti puntando i fucili ovunque, in alto, nei portoni aperti, gli ultimi due camminano all’indietro con le armi spianate. E tutto questo in mezzo a gente che passeggia e compra souvenir. Sì, me li sono davvero immaginati a Venezia:

“Occhio ragazzi’ stiamo per entrare in Piazza San Marco. Nathan, tieni sotto tiro le cupole. David, occhio al campanile. Sara tu sorveglia quei tavolini, si nascondono ovunque quei maledetti!. Retroguardia dammi la situazione”
” Vedo dei tipi che ridono e ci scattano foto, sergente”
“Attento! possono essere terroristi !”
“A me sembrano giapponesi, sergente”
‘”Non ti fidare Shlomo, tienili nel mirino”
“Sergente qui ci sono un sacco di piccioni”
“Massima allerta! Potrebbe essere un nuovo tipo di bomba aviotrasportata! Forza ragazzi dirigiamoci verso i vaporetti, ma non abbassate la guardia. Ricordate Moshe l’anno scorso? Si e’ distratto un attimo ed è finito in un bar della piazza. Ha chiesto un cappuccino, è ancora adesso infognato con le rate”.

Li ho seguiti, insieme agli altri volontari con me, per tutto il tempo con la faccia di chi non ce la fa a credere ai suoi occhi. Finalmente, poco prima che sparissero dietro un cancello, a uno dei due che camminavano all’indietro puntandoci contro i fucili e’ scappato da ridere. L’ umanità e’ salva….

Finita così? Macché. Sabato sera bis.
Dopo il riposo dello Shabbat i coloni fanno un giro nella città vecchia scortati dai soldati. Buontemponi,  a volte cantano canzoni antiarabe, altre volte si esercitano nell’aggressione ai Palestinesi. Questa volta erano due gruppi di turisti religiosi, Ebrei ultra ortodossi: cappelli neri, kippe, donne con gonna lunga e foulard in testa. Una trentina, loro, e intorno venti soldati. Altri cinque perlustravano la zona in anticipo sull’arrivo del gruppo. Dietro, per controllare noi, tre ringhiosi Border Police.
Ammetto che l’ufficiale a comando del reparto era quasi una brava persona… si faceva in quattro per dirigere il traffico dei Palestinesi bloccati da quella sorta di corteo presidenziale, ma, seriamente, resta l’assurdo di un numero spropositato di soldati impegnati in una situazione dove il peggior rischio corso dai  coloni-turisti era che qualcuno gli appioppasse un braccialetto al prezzo triplo del suo valore.
La spiegazione della sindrome pretraumatica da stress mi pare sempre più calzante.
Grottesco e ferocia s’intrecciano. Nel villaggio di At Twani i soldati hanno usato tre jeep, venti Border Police, una squadra di operai e una ruspa per spiantare una cinquantina di piccoli alberi di olivo. Motivazione ufficiale: erano piantati sulla cima di una collina e le cime delle colline sono terra di stato. Stato di Israele, ovviamente anche se siamo in Cisgiordania.
Insomma, questi alberi “Invadono la terra di Israele”. Me lo dice un militare senza neppure arrossire.
Poi ha sentito un altro volontario chiamarmi per nome e mi apostrofa;

“Giovanni resta più indietro”
“Joshua, sto solo filmando, guarda i miei capelli, sono un maturo signore, non un terrorista”
“Non chiamarmi Joshua”
“E tu non chiamarmi Giovanni”
“E’ il tuo nome”
“Solo per gli amici”.

Due donne palestinesi, proprietarie del campo, piangono e maledicono i soldati. Davanti a loro due soldatesse, più strafottenti che indifferenti. Ci sono anche i volontari di Operazione Colomba che ci invitano a casa loro nel villaggio.
Prima di andare accompagniamo un gruppo di pastori a pascolare le pecore vicino ad una colonia. Capito? A causa delle intimidazioni dei coloni, la gente di At Twani ha bisogno della protezione internazionale per fare ogni cosa. E spesso neppure basta.

Alla casa degli italiani davanti ad un caffè fatto con la moka, parlo con i ragazzi. Scopro, tra l’altro, che, malgrado Operazione Colomba sia un gruppo cattolico, la maggior parte di loro non è credente, uno è addirittura musulmano dalla nascita, figlio di un convertito italiano.
Nel nostro gruppo di ultra radicali abbiamo una ragazza che legge la Bibbia ogni sera e porta il velo perché è la maniera locale di esprimere modestia; un gigante vichingo sfoggia un tatuaggio “in nomine patris et filii et spiritus sancti” che parte da un braccio e finisce sull’altro.
Certe categorie son proprio saltate!

Repressione dura anche ad Hagai: qui hanno chiuso la strada, costringendo scolari e lavoratori a fare un giro di 12 km. Motivi di sicurezza: la strada passa vicino ad una colonia. Colonia illegale anche per la legge israeliana, ma non importa.
Manifestiamo insieme ad un gruppo di residenti. I soldati lanciano verso di noi una pioggia di lacrimogeni, alcuni ce li tirano direttamente addosso ad altezza d’uomo. Il vichingo ne prende uno nel fianco; non grave, il ragazzo è tosto. Qui lo chiamano Asad, il leone.

Dopo un po’ vengono avanti con un idrante che spara skunk water. Mai sentito? E un liquame studiato per essere piu’ puzzolente e rivoltante possibile, riesce a impregnare pelle e vestiti per molti giorni. Sento un odore orrendo anche se l’idrante sta spruzzando da lontano. Insieme ad altri prendo una via laterale e mi metto al sicuro. Ci ricompattiamo appena l’idrante si ritira.
Nessun arresto e nessun ferito serio ne’ tra noi ne’ tra i Palestinesi.
Gli Israeliani tra lacrimogeni, skunk water, annessi e connessi avranno speso una cifra. Se queste manifestazioni si facessero in molti posti tutti i giorni l’occupazione crollerebbe sotto il peso della sua stessa assurdità. Benvenuti a Disneyland Palestina!


TERRITORI militarmente OCCUPATI da Israele

°°°°

 

Video BBC sui mezzi antidimostranti di Israele
La vergogna dell’Occupazione israeliana: i coloni di Hebron-AlKhalil
Eran Efrati, la Storia bussa di nuovo: in Palestina
Come addestra i soldati Israele per renderli così?
Quanto è solido lo stato di Israele? 

 

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