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Che cosa è successo all’ Egitto?

10 agosto 2015
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mcc43
egitto paesi confinanti L’articolo Whatever is the matter with Egypt? sostiene la tesi del declino dell’Egitto come potenza leader regionale. L’autore Hisham Melhem, analista e direttore di Al Arabiya News Channel di Washington, ne identifica le principali motivazioni, così definendole: Il sacrilegio culturale, Vivere nella negazione, Disperato bisogno di celebrazioni, Giornate insanguinate, Dialogo strategico con un amico difficile.

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-Il Sacrilegio culturale, del quale riporto qui di seguito la traduzione, è secondo Melhem l’asfissia di quel “soft power” nazionale: intellettuali, scrittori, artisti, musicisti che fra le due guerre mondiali sapevano appropriarsi di quanto offerto dalla cultura occidentale e integrarlo, donando alla vita culturale dell’Egitto una grande vitalità e un sostegno all’emergere di nuove istanze e attori sociali.
-Vivere nella negazione: sebbene l’Egitto abbia università mediocri, giornali illeggibili e programmi televisivi oltraggiosi, i leader politici e la classe degli intellettuali ignorano la situazione e si atteggiano come chi abbia diritto alla deferenza. In questa negazione della realtà, si esige come un ‘diritto’ la generosità degli arabi, avendo gli stati del Golfo bisogno dell’Egitto per bilanciare l’azione ben più incisiva dell’Iran e della Turchia.

-Disperato bisogno di celebrazioni: il recente pomposo spettacolo dell’apertura di un ramo del canale di Suez – già costruito negli anni precedenti e spacciato per realizzazione di un solo anno –  della cui utilità  e ricaduta economica molti dubitano.
-Giornate insanguinate: fa riferimento alle continue uccisioni di soldati nel Nord Sinai ad opera della “provincia” locale dell’Isis e agli attentati.
-Dialogo strategico con un amico difficile: gli Stati Uniti. Obama chiude un occhio sulle terribili violazioni dei diritti umani del regime e concede aiuti militari che servono all’Egitto nell’insensata gara con Israele a chi è più e meglio armato.

L’articolo integrale in inglese di Hesham Melhem è in AlArabiya 

Il sacrilegio culturale

Hisham Melhem alarabyia

Hisham Melhem

 La vivace vita culturale ed artistica dell’Egitto tra le due guerre mondiali cominciò ad avvizzire durante il regno autocratico di Gamal Abdel Nasser a partire dagli anni ’50 fino alla morte nel 1970. Il declino continuò sotto Anwar Sadat per raggiungere uno stato di stagnazione durante i lunghi anni senza scopo del governo di Hosni Mubarak. I segni del declino, o si può dire della decadenza, erano ovunque. Il caso di Nasr Abu Zayd è emblematico [ndr. Anni ’80]. La sua interpretazione moderna del Corano [ndr. dell’ermeneutica] creò una tempesta di proteste tra i musulmani ultra-conservatori, che culminò in un’assurda sentenza della Corte: la condanna per apostasia. Quello che seguì fu addirittura surreale. Dal momento che in forza della Sharia una donna musulmana non può sposarsi con un uomo non musulmano, e dal momento che Abu Zayd era stato privato della propria condizione di appartenente alla religione islamica, un tribunale nel 1995 dichiarò nullo il matrimonio di Abu Zayd e della consorte Ibtihal Younis. La sentenza lo costrinse a cercare rifugio nei Paesi Bassi.
Il caso giudiziario contro Abu Zayd [ndr. un teologo] faceva parte di un attacco agli intellettuali liberali e laici, professori e giornalisti condotto dagli islamisti radicali.

Naguib Mahfuz

Naguib Mahfouz

Ci volle un atto di violenza contro l’icona egiziana: Naguib Mahfouz, nel 1988 Premio Nobel per la letteratura, per mostrare la profonda immoralità a cui alcuni islamisti radicali erano disposti a scendere. Durante la controversia sul romanzo di Salman Rushdie, Versetti satanici, gli estremisti islamici ricordarono che alcuni dei romanzi di Mahfouz, come Il rione dei ragazzi, erano stati considerati blasfemi e spedirono (ndr. nel 1994) due giovani attivisti a uccidere un vecchio scrittore di 82 anni. E per poco non ci riuscirono. Quel tentativo di assassinio traboccava di simbolismo. Con l’accoltellamento di Mahfouz, gli estremisti islamici pugnalavano la modernità e il liberalismo che egli incarnava. Quel singolo atto sacrilego culturale è stato un atto d’accusa di tutta l’era Mubarak.

sinai esplosioni sharm el sheikh

Sinai – Sharm el sheikh

Melhem pensa che occorreranno anni all’Egitto per uscire dalla marginalizzazione politico-economica e pone come primo atto necessario la sconfitta del terrorismo, da cui a malapena oggi si sta difendendo e che dimostra già la capacità di colpire fuori dal Sinai, nel territorio egiziano e nella capitale.

Si può, però, essere ancora più pessimisti: i regimi egiziani che si sono succeduti sono l’evidenza dei difetti costituitivi della società in cui si è praticata la dissacrazione della cultura. Sotto Mubarak, dice Melhem, l’Egitto ristagnava e sotto Sisi va alla deriva, ma bisogna rammentare che la breve parentesi Morsi è complice della propria fine per la cecità dimostrata sia verso il mantenimento del consenso della maggioranza acquisita alle elezioni, sia verso il richiamo di nuove componenti sociali. Il “sacrilegio” dell’aver sacrificato la cultura potrebbe protrarre la nefasta influenza per decenni, prima che l’Egitto riesca a riprendere contatto con il suo glorioso passato storico e possa disporre di forza morale e motivazioni proprie.

Si può anche ricordare che la dissacrazione della cultura, intesa come impoverimento complessivo della creatività intellettuale, è avvenuta ben al di là dei confini egiziani. Con i necessari distinguo per la specificità di ogni paese, appare un danno inferto all’intero periodo storico in cui stiamo vivendo, dal più recente passato al futuro, quello prossimo e oltre.

Nel blog: post sull’Egitto Tag
Storify: raccolta articoli Egitto  

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4 commenti leave one →
  1. 1mariposa permalink
    10 agosto 2015 7:22 pm

    bene aver esteso il concetto: la cultura è “ammazzata” ovunque

    Liked by 1 persona

  2. Marc permalink
    11 agosto 2015 7:48 pm

    Credo ti interessi,
    probabilmente Sisi è solo una testa di legno…
    Politically aware Egyptians increasingly describe a presidency that is certainly dominant but unable to pull all the levers of the Egyptian state with effectiveness and efficiency.
    A set of unaccountable institutions seem to rule in an unequal condominium with the presidency, military establishment and security forces on top— with the sounds of rivalries and resentments within and among them sometimes escaping from behind closed doors— while other parts of Egypt’s sprawling state alternate between toeing the line and stepping over it.

    Read more at: http://carnegieendowment.org/2015/07/31/who-is-running-egyptian-state/ie8t

    Mi piace

    • 11 agosto 2015 8:59 pm

      Eccome, mille grazie. Sostiene il mio sospetto che è proprio il tuo….

      Mi piace

Trackbacks

  1. Egypt 2013-2015 - mcc43 | Pearltrees

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