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Sabato 29 agosto a Beirut la piazza  ha ribadito alla classe politica: You Stink. Folla pacifica, forze dell’ordine poco numerose a vigilare senza intervenire, mentre piccoli droni volavano sulla testa dei manifestanti; a convocazione sciolta, gruppetti di guastatori, presto dissuasi dai manganelli della polizia. 

libano you stink

 

La paura non ci paralizza più” dice un giovane “Il merito del governo è di averci svegliati e uniti”.  Uniti. Bella parola per un paese a fette religiose, affaristiche e di obbedienza internazionale.
E’ prevalso sabato lo slogan “Vogliamo la caduta del Governo”, un’evoluzione rispetto alla scorsa settimana (vedere “You Stink”.Il Libano ai libanesi)

Le richieste ufficiali di sabato 29:
dimissioni immediate del Ministro dell’Ambiente, creazione di un sistema raccolta rifiuti eco-compatibile, indagine sulle responsabilità delle violenze della polizia del week-end precedente e dimissioni dell’intero Governo. Tempo concesso per accettare: 72 ore.

Sulla prima richiesta, il Ministro degli Interni, Mohammad Machnouk, ha risposto immediatamente  “Non abbandonerò i miei doveri!”  

La seconda richiesta sarebbe realizzabile “se” i partiti cambiassero pelle. Stop lucrare sui servizi, vera gara d’appalto con preventivi depurati della mazzetta al padrone politico, avvio della raccolta differenziata, scelta dei siti e calendario controlli per accertare la continuità della compatibilità ecologica.

La terza richiesta, secondo il Ministro dell’Ambiente, è già esaudita. Aveva detto in una precedente intervista che l’indagine è in corso, le forze dell’ordine hanno agito in maniera responsabile e fra le loro fila si coontano un centinanio di agenti feriti. Aveva aggiunto “Insultate chi vi pare, ma non mettete a rischio la sicurezza” .
Machnouk tiene un atteggiamento che lo rende perfetto come testa da far cadere per dare un segno alla piazza, ma come in altri paesei, è difficile mandare a casa un ministro.

La quarta richiesta appare tanto giustificata in sè quanto irrealizzabile  in concreto. Come già spiegato nel post citato prima:

Impensabile decapitare il Libano, avendo Salam nelle sue mani sia la presidenza nazionale pro-tempore sia il governo, con un Parlamento che, incapace di darsi una nuova legge elettorale, si è auto-incaricato oltre la scadenza dello scorso novembre, fino al 2017, con il terrorismo jihadista già entro i confini e un partito, Hezbollah, impegnato nella guerra in Siria.

Cosa accade in caso di dimissioni de governo Salam? Risponde l’esperto costituzionale intervistato dal quotidiano NOW :

Legalmente,  il governo diventa limitato all’ordinaria amministrazione, ora già Salam ha su di sé la presidenza nazionale, se si dimette non potrà prendere decisioni, avrà meno autorità e non potrà incaricare un nuovo primo ministro: non ci sarebbe alcuna autorità nazionale per formare un nuovo governo.”

E’ il cerchio dell’impossibilità, saltarne fuori significa lasciare il Libano senza testa, una testa che ragiona male certamente, ma la cui esistenza offre un argine all’avanzata di Al Nusra e dell’Isis e che, con le sue alchimie, impedisce altresì che Iran e Arabia Saudita potenzino i loro referenti rispettivamente nei blocchi parlamentari 8marzo e 14marzo.

Ci sono 72 ore per produrre una risposta effettiva per la crisi dei rifiuti e una interlocutoria per le elezioni.
La situazione istituzionale effettivamente è tale da giustificare quei manifestanti che parlano di regime. Il Parlamento è scaduto a giugno 2013, si era auto-prolungato di un anno, poi con sfacciato riconoscimento di inettitudine fino al 2017. Proporre una data a breve significa reinvestire il Parlamento che si è paralizzato, oltre che sulla nomina del Presidente, proprio sulla legge elettorale in sostituzione di quella del 2008. Le diatribe ruotano sulla quota di proporzionale, sul maggioritario, sulla composizione delle circoscrizioni. L’unica possibilità sarebbe votare con la vecchia legge. Una possibilità grottesca, ma ce n’è un’altra?

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Gli hashtag in Twitter spaziano dall’identitario #YouStink a #JonSnow  #GamesofThrones  #peaceful #revolution.

beirut jon snow you stink

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