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Turkmeni? Esistono! Sebbene i Curdi in Iraq cerchino di farli scomparire

27 novembre 2015

mcc43

Il flusso quotidiano delle news ci raccontano di ciò che è funzionale o ostacolante per i paesi capofila dell’Occidente. Il popolo dei Turkmeni, o Turcomanni, non era fra questi ed è comparso nelle cronache solamente quando la Turchia ha denunciato i bombardamenti russi sulla popolazione civile turkmena di Siria.
Eppure milioni di persone, etnicamente affini ai Turchi, vivono i comunità sparse nei paesi del Medio Oriente: Iran Afghanistan, ma soprattutto Siria e Iraq. Questi ultimi, “Turkmen of Iraq”,  sono il gruppo che vive un’annosa tragedia, ignorata dal main stream  e dai social media che seguono a ruota.

Un breve memo:il regime di Saddam Hussein praticava l’arabizzazione dei territori iracheni abitati da minoranze etniche; attuò, pertanto, un forzato dislocamento ed emigrazione di Curdi, Turkmeni e Iazidi.
Curdi iraq contro turcomanni Nel 2003, caduto Saddam, ha luogo lo speranzoso controesodo dei Turkemeni verso le città di origine. L’illusione frana sotto una nuova oppressione: le dirigenze curde si comportarono come conquistatori, centinaia di miliziani di altre zone irrompono nelle città a maggioranza turkmena dichiarando se stessi abitanti originari. 

A Kirkuk – che, non si dimentichi, galleggia sul petrolio – i Curdi devastano gli uffici catastali, distruggono i titoli di proprietà dei Turkmeni e rendono loro impossibile dimostrare i propri diritti.

I nuovi arrivati curdi esibiscono passaporti falsi per curdi svezia passaporti falsi, come appurato da una indagine della Svezia. L’ambasciatore iracheno-curdo a Stoccolma forniva passaporti da cittadino iracheno a Curdi originari di Siria, Iran, Libano e altro.

Per definire lo status di Kirkuk è da tempo in discussione un referendum che, vista l’attività di curdizzazione della città, rischierebbe di sancire una storia si sopraffazione e ingiustizia.

In cerca di fonte con conoscenza diretta della situazione, dei fatti, delle rivendicazioni dei Turkmeni dell’Iraq, ho posto domande a chi il problema lo vive e lo rappresenta anche a livello parlamentare.

ali albayati iraq turmeniAli Albayati, capo del Turkmen Rescue Foundation e membro dell’ Advisory Human Rights Council del Parlamento iracheno.

26-27 novembre 2015

D. mcc: Oggi il fattore religione sembra sia il più importante. A quale o quali confessioni appartengono i Turkmeni?
R. dr.Albayati: Principalmente sono islamici, ma ci sono anche centinaia di cristiani. Le relazioni fra le due comunità sono buone, però ci sono sia turkmeni che membri di altre etnie che sono diventati parte dell’Isis.

D. Malauguratamente succede, ma andiamo con ordine. Parliamo di Kirkuk che fu la più grande sede di Turkmeni; quale è oggi la situazione dal punto di vista dello stato iracheno?
R. Kirkuk fa parte dell’aera disputata secondo l’articolo 140 della Costituzione irachena. In pratica, però, è sotto controllo militare dei Curdi. Il governo centrale di Baghdad è debole e geograficamente lontano, così lì comandano milizie e Peshmerga. Noi Turkmeni eravamo il 50% della popolazione e ora là non c’è rimasto che il 30%.

D. Quale visione del futuro è possibile?
R. C’è qualcosa di nuovo e si chiama “Hashd al Shaabi”, una Forza di Mobilitazione Pubblica formatasi dopo l’emergere dell’ ISIS.
Ora s’ intravede una lotta fra questa PMF e i Peshmerga nella regione; poiché in Kirkuk siamo parte di questa nuova forza e ci troviamo in prima linea, potremmo essere quelli che ne subiranno i colpi maggiori e avranno più perdite umane.
Quello di cui abbiamo disperatamente bisogno è farci sentire dalla comunità internazionale. Dobbiamo far sapere a tutti i paesi che stanno sostenendo dei criminali dentro i partiti curdi che vogliono distruggere l’unità dell’Iraq e procurarsi una vittoria col sangue.

D. Un chiarimento sull’atteggiamento del governo di Baghdad è necessario.
R. Come ho detto prima, è debole, ma soprattutto c’è da dire che molti personaggi del mondo politico ricevono “benefici” dai Curdi.

D. Per noi è difficile trovare notizie, inoltre non sappiamo riconoscere l’orientamento politico. Per esempio, c’è un sito che si chiama kirkuk.net: è affidabile? Quale orientamento ha?
R. E’ dell’ ITF, Iraqi Turkmen Front, un partito sostenuto dalla Turchia, un partito che intrattiene buone relazioni con i Curdi, quindi le notizie che pubblica vanno credute al 50%. Suggerisco tnanews per gli aggiornamenti.

D. E’sorprendente visti i legami storici. Supponevo la Turchia una patria morale di tutti Turkmeni…
R. Al momento in Iraq la Turchia non è a fianco dei Turkmeni, direi che è dalla parte dell’ ISIS e dei Curdi, con un’azione che ha indebolito la forza della nostra comunità fomentando divisioni fra Sciiti e Sunniti. Dal 2003 il governo turco ha spinto l’ ITF proprio nell’intento di dividerci.

D. Nonostante il diverso atteggiamento, palesemente conflittuale, della Turchia verso i Curdi siriani?
R. E’ complicato lo so. Prima di tutto si tenga conto che molti capi dell’ISIS sono dei Turkmeni, è una cosa che posso provare con dei documenti. Poi, l’appoggio della Turchia ai Turkmeni di Siria è strumentale: essi combattono Assad insieme ad Al Nusra, questo a Erdogan sta bene e quindi li sostiene.

D. Tutto estremamente complesso; ma prima del 2003, qual’era l’atteggiamento della Turchia verso  i Turkmeni-iracheni? Li sosteneva, sì o no?
R. No. Fin dal 1991 ha cominciato a sostenere l’ITF soprattutto con un lavoro di intelligence. Sotto Saddam che ci opprimeva non abbiamo mai sentito una sola protesta da parte della Turchia.
Dopo il 2003, si è schierata con la componente sunnita della comunità turkmena, come dicevo prima, allo scopo di dividerci e indebolirci. Ai Curdi questo faceva comodo e lo hanno assecondato.
Cosa è successo allora? I Curdi hanno potuto fare stragi di Turkmeni sciiti, ma non direttamente, bensì per mano di Turkmeni sunniti!
E’ così ancora oggi, la Turchia sta con i Turkmeni sunniti contro gli sciiti. Il disastro diventa enorme se pensiamo che molti sunniti turkmeni sono diventato capi all’interno del Califfato di Al Baghdadi. Diciamo pure che I Turchi supportano tutti i Turkmeni con programmi di istruzione, educazione giovanile, iniziative culturali, ma – nella pratica e nella politica –  essi ci stanno distruggendo.

D. Per finire dobbiamo esaminare il ruolo dell’Iran verso i Turkmeni dell’Iraq
R. L
Iran ha un impatto in Iraq come tutte le potenze regionali; ha relazioni buone con i Turkmeni, ovviamente soprattutto di confessione sciita che rappresentano metà dell’ intera comunità turkmena. Il problema sono le differenze politiche e le cattive relazioni con la Turchia, paese che. invece, sostiene soprattutto la parte sunnita. Questo si riflette anche sulla nostra comunità in Iraq e nelle relazioni fra i partiti che ci rappresentano. Il supporto iraniano va ricordato per liberazione di Amerli dall’assedio, attraverso il PMF, come pure nell’ultima crisi in Tuz Khurmatoo attaccata dai Curdi il 12 novembre; il ruolo iraniano fu evidente anche nella stabilizzazione delle condizioni di sicurezza della città.
In definitiva posso dire che esercita, l’Iran, un ruolo efficace, pur non avendo una vision su di noi, probabilmente per colpa della nostra  politica debole e inefficace. Personalmente posso dire che propendo per il sostegno dell’Iran e della Russia*, in quanto l’altra parte supporta i Curdi ed è quindi contro la politica turkmena. 

 

*Poichè il governo iracheno è a guida sciita, alcune voci si sono levate per  chiedere l’intervento aereo  della Russia in Iraq contro lo Stato Islamico. 

 L’articolo prosegue in
Iraq multietnico: i Turkmeni e gli altri nel dopo Isis

***

Materiale informativo

https://www.youtube.com/watch?v=L4M6jyGbZ-4

http://rescuetheturkmen.blogspot.it/2015/11/statement-it-departments-these.html

6-Turkeys-Turkmen-policy-Part-VI-Turkey-broke-the-backbone-of-the-Iraqi-Turkmen-by-depriving-them-of-monthly-incomes-estimated-to-be-millions-of-dollars

17-Turkeys-Kinship-Policy-Attacks-on-the-Syrian-Turkmen-and-the-blind-obedience-to-Turkey The Plight of Iraqi Turkmen Book 1 CM SON 12 ocak

http://unpo.org/article/18738

–Sull’importanza strategica della città di Tuzkhurmatu 

Info a richiesta:

Dr Ali Albayati Chief of Turkmen Rescue Foundation/ Member of advisory human rights ( NGOs) council in Iraqi parliament

Email: drali200679@gmail.com Mobile :  +9647701334941 Twitter&Skype : doctoraaz
https://www.facebook.com/ALI-AKRAM-Z-1485412051730058/timeline

 

***

Il 28 novembre, una bomba esplosa nella città turkmena di Tuz
provoca la morte di poliziotti e di civili, fra questi un bambino…tuz turkmen martyrs

 

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5 commenti leave one →
  1. 28 novembre 2015 3:41 pm

    C’era da immaginarselo che dietro certi prevarica enti c’é sempre una guerra di etnia, di potere…di petrolio….
    Ed è inevitabile che tutti i popoli che “vivono” in un Territorio che galleggia sul petrolio devono essere tenuti a bada…nessun popolo occidentale e in primis l’America vuole portare la pace…

    La pace che porta é apparente…di fatto lavora per metterli uno contro l’altro; così con loro…così in occidente….

    È questo da anni, forse, da sempre..

    Grazie
    Ciao
    .marta

    Mi piace

    • 28 novembre 2015 4:35 pm

      e tanto petrolio significa tanti appetiti.
      Cara Marta, hai visto la risposta al tuo commento di alcuni giorni fa sotto il post https://mcc43.wordpress.com/2015/09/14/john-cantlie-siria-isis-fallimenti-occidente/comment-page-1/#comment-5904 ? Era finito nel posto sbagliato ….
      Buona domenica 🙂

      Liked by 1 persona

  2. 29 novembre 2015 7:29 pm

    Perfettamente d’accordo con la saggia Marta. Inoltre quello che ci raccontano, i motivi che vogliono darci i potenti…. Mah! Io non credo ad una sola parola di ciò che leggo sui giornali. Bell articolo.

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