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Il PKK e la “sirianizzazione” della Turchia

2 gennaio 2016

mcc43

Ciclicamente vediamo formarsi  la “muta da caccia”, per dirla con Elias Canetti, contro un paese prendendo di mira il leader. E’ il turno della Turchia e di Recep T. Erdogan.
La platea che inneggia, i segugi che rincorrono le notizie di RT e Sputnik, media russi di propaganda, partecipano inconsapevolmente al tentativo di destabilizzare una nazione di 75 milioni di persone.

In questo articolo, tradotto dall’edizione inglese de Il Monitor,  l’analisi del momento, e lo scontro interno ai Curdi: con il PKK che ha alzato le trincee nelle strade e invitato i giovani a combattere mentre, per contro, molti Curdi  attendono che Ocalan dia l’ordine di tornare nuovamente alle trattative. Nei social media l’accusa rivolta a Erdogan è aver “rotto la tregua per ragioni elettorali”. La realtà è che la tregua era biennale e scadeva a luglio 2015; il primo scontro è avvenuto  con l’uccisione di due poliziotti da parte del PKK,  cui sono seguiti numerosi attacchi.

Will PKK cross swords with  Ocalan?

Abdullah-Öcalan-Apo

Abdullah Öcalan, detto Apo

Kurtulus Tayiz (*) ieri ha scritto una cosa interessante e importante:  “Il comando del PKK, a Kandil (ndr. centro di comando nelle montagne del Kurdistan iracheno) non vuole che il leader in carcere, Abdullah Apo Ocalan intervenga per una soluzione politica e non obbedirà.
Non penso che le speranze che Ocalan intervenga servirebbero a qualcosa. Finchè i poteri che governano a Kandil e l’ HDP
(ndr. il partito democratico misto) non vogliono, Apo non potrà farsi sentire. Anche se lo Stato glielo chiedesse, Apo non parlerebbe. Dobbiamo capire che è giunto il momento di colpire in Turchia. E’ tempo di “sirianizzare” la Turchia “. (**)

Non è possibile escludere che alcuni poteri vogliano colpire la Turchia attraverso il PKK (ndr. che è nella lista delle organizzazioni terroriste). Non possiamo trascurare la voce che c’è chi spinge il PKK e l’HDP in questa direzione. Per i Curdi è perfettamente naturale emergere come attore nell’agitazione regionale mentre i confini del Medio Oriente si stanno ridisegnando. Non è possibile trattare l’argomento dell’indipendenza dei Curdi separatamente dalle altre lotte di potere e dai regolamenti di conti che stanno avvenendo in Medio Oriente. Quando l’alto funzionario del PKK Murat Karayilan ha dichiarato recentemente “o accetteranno l’autonomia o noi ce ne andiamo per la nostra strada.” ci stava dicendo che la dichiarazione di autogoverno del PKK  si basa su una definita strategia.

Le recenti visite del presidente dell’HDP Selahattin Demirtas negli Stati Uniti, Germania e Russia segnalano che i maggiori paesi vedono l’asse di PKK/HDP come attore regionale. Gli scontri si sono intensificati con le dichiarazioni di autogoverno e l’ordine dato ai giovani di queste città di “combattere fino all’ultimo proiettile” indicano con certezza che le dimensioni della strategia che abbiamo davanti sono più grandi di quanto crediamo. Ma ci sono altri punti su cui riflettere.

Indipendenza
Se c’è un progetto che punta sull’indipendenza curda dietro le dichiarazioni di autogoverno, dobbiamo chiederci:  è realmente realizzabile? Un fatto è incontrovertibile: la resistenza in alcune città in cui l’autogoverno è stato dichiarato, diventando creazione di trincee nelle strade, non ha attratto la popolazione.
I Curdi hanno accettato l’idea del Kurdistan indipendente? Dalle indagini effettuate e dagli atteggiamenti della gente della regione, capiamo che un segmento importante dei Curdi vuole vivere in Turchia, con i Turchi. Ciò non significa che approvino il presente status quo. Ciò che è indubitabile è una forte richiesta popolare sull’identità. Non sarebbe sbagliato dire che tutti i Curdi, indipendentemente dall’essere pro o contro il PKK, concordano nella richiesta di democrazia e uguaglianza nella cittadinanza.

Il ruolo di Ocalan
Per quanto riguarda il ruolo di Abdullah Ocalan, non sappiamo cosa pensa dell’autogoverno simbolizzato da delle trincee, ma tornando alle sue dichiarazioni precedenti possiamo fare delle previsioni.
Ocalan stava pensando che “una soluzione dovesse essere trovata in Turchia con i Turchi”Dichiarando che la lotta armata era finita e cominciava quella della lotta politica aveva ottenuto il consenso popolare dei Curdi. L’autonomia democratica, il “progetto Ocalan” era parte della sua prospettiva “di democratizzazione della Turchia”. Questo progetto pacifico prevedeva il potenziamento delle amministrazioni locali rispetto all’autorità centrale.

Ora siamo avvisati che la strategia di lotta introdotta dal PKK dopo le elezioni del 7 giugno era parte di un calcolo regionale per cercare di emarginare la Turchia.

Se è così, possiamo  facilmente dire che il progetto di Ocalan per “una soluzione dentro la Turchia” è in contrasto con gli obiettivi del PKK. In tale situazione, se Ocalan si alzasse e dicesse “stop alla guerra contro la Turchia, posate le armi e tornate a negoziare in un clima di non ostilità” da Kandil potrebbero rispondere “tu sei sotto pressione, non ti ascoltiamo”?

Accettato malvolentieri
Nel marzo 2013, giorno dei festeggiamenti di Nowruz, Ocalan ha rivolto al PKK l’invito a deporre le armi. Il PKK ha acconsentito alla richiesta e si è detto disposto a ritirarsi dalla Turchia. Il PKK non ha mantenuto mai la promessa.

L’alto funzionario del PKK Murat Karayilan, quest’anno, subito dopo le elezioni del 7 giugno, aveva dichiarato “Non eravamo stati chiari. Non avevamo detto apertamente “abbiamo un piano di guerra, siamo completamente pronti, vogliamo continuare con la nostra guerra. E’ stato il nostro errore… perché era vero che noi volevamo combattere. Ma abbiamo dovuto annullare i nostri piani. Se ci non fossero stati gli sforzi del nostro capo supremo (ndr. Ocalan), la Turchia si sarebbe trovata coinvolta in una guerra importante…”. Come possiamo valutare questa dichiarazione che ammette che i dirigenti erano poco convinti di accettare l’invito di Ocalan nel 2013?

Ocalan aveva fatto il suo famoso appello “la lotta armata contro la Turchia è terminata; l’epoca della lotta politica è iniziata” che era stato accolto con entusiasmo dai Curdi (vedere articolo ) due anni e mezzo fa perché aveva analizzato le aspirazioni popolari. Più che essere un riflesso dell’autorità personale di Ocalan, fu soprattutto la domanda dei Curdi. Venendo la chiamata da Ocalan, il comando di Kandil non poté reagire.

Situazione oggi
Dal momento che gli scontri sono ripresi, la regione in cui vivono i Curdi sta soffrendo perdite massicce. La gente è disperata. Ha perso tutto quello che aveva guadagnato. Probabilmente mai il sentimento è stato così forte come oggi per una soluzione che faccia tacere le armi da fuoco.

Possiamo cercare di analizzare la forza di Ocalan in queste circostanze. Ocalan comanda ancora potenzialmente una forza popolare che vuole davvero la pace e sarebbe pronta a sostenere una soluzione negoziata. C’è chi dice che i giovani dietro le barricate siano in attesa di questa chiamata di Ocalan.

In definitiva, credo che se Ocalan dicesse “fermate questa guerra e annunciate il vostro ritiro dalla Turchia” avrebbe l’appoggio del popolo. Si può, allora, chiedere: potrebbe Kandil andare ai ferri corti con un Ocalan che avesse l’appoggio delle masse curde?
Nonostante tutto, credo ancora che l’opzione Ocalan sia tuttora la più efficace e significativa di quelle oggi disponibili.

 Fonte Al Monitor  (**)
Al Monitor, secondo gli osservatori internazionali, inclina verso le posizioni dell’Iran, di conseguenza l’articolo qui pubblicato non può essere sospettato di simpatie per il presidente della Turchia  Recep  T. Erdogan e la sua politica. L’autore è Oral_Çalışlar, giornalista e scrittore di lunga militanza politica a sinistra, più volte incarcerato dal regime militare negli anni ’80.

Note

(*) Kurtulus Tayiz scrittore, incarcerato negli anni ’90 per sostegno al PKK, ora in dissenso per il ritorno alla lotta armata. Una sua valutazione del PKK nel dopo elezioni (traduttore Google dal turco) “Il Pkk del dopo 7 giugno ha perso la guerra popolare rivoluzionaria; Kandil, ha subito pesanti perdite a fronte delle operazioni militari più efficaci degli ultimi 30 anni. Non riusciva a trovare il sostegno delle città durante il conflitto. A partire da 12  arrondissement di “autogestione”  li ha ridotto a 3 distretti. La settimana scorsa ho alloggiato in uno di questi tre distretti vedendo che non è dominato completamente. Questa guerra “rivoluzionaria” in qualunque parte del “popolo” non ha avuto parte. 

(**) Per saperne di più sulla frattura Ocalan, in carcere, e la leadership che gli dovrebbe obbedire vedere http://tinyurl.com/gq3qlbu

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4 commenti leave one →
  1. Marc permalink
    3 gennaio 2016 9:58 pm

    Il progetto di indebolire la Turchia è talmente evidente che ci vuole uno sforzo per non vederlo. qualcuno dovrebbe ricordare che i problemi dei curdi non li ha inventati l’Akp o Erdogan.

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    • 3 gennaio 2016 10:01 pm

      Curdi… mi fanno un pò pena quelli che votano per Erdogan per liberarsi del PKK e si trovano il PKK come icona delle sinistre. Grazie 🙂

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