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Lamentos del Sinai è un’antologia dello scrittore spagnolo Max Aub ed è un capolavoro della “poetica del falso”, dello scivolamento della realtà nell’irrealtà, con la sovrapposizione di maschere a personaggi veri o il cambio di coordinate di accadimenti concreti. Aub scriveva negli anni ’80. Ora potrebbe aggiungere un altro capitolo e ancora mettere in bocca a un personaggio: “Pobres árabes, árabes pobres. ¿Cuál es el adjetivo, cuál es el sustantivo? ¿Quién es el responsable de este desastre?” (*1)

 – Esercito e popolazione del Sinai 
– Governo e terrorismo nel Sinai
– Quattro governi e il mare del Sinai

– L’esercito e la popolazione sinaitica

Per il pubblico distratto rammentarsi del Sinai oggi significa rammaricarsi dei pericoli per il turismo a Sharm el Sheik. L’eco delle vicende sinaitiche è flebile nei media, mentre rimbomba nella società egiziana. E’ la “guerra al terrorismo” del governo di Abdel Fatah Al Sisi contro le milizie? Molto di più: è il governo contro i terroristi, ma anche il governo contro gli abitanti della penisola.
Il giorno 8 aprile 2016 l’ennesimo attentato, rivendicato da Isis, ha ucciso 6 soldati e altre 12 persone; puntualmente dopo questi episodi il sito di “controinformazione” Sinai24 (di Rafah) pubblica le foto dei soldati uccisi. Non è un tributo, è un complesso messaggio al popolo egiziano.  Vedere i volti, spesso sorridenti, dei ragazzi uccisi assesta colpi al morale di tutte le famiglie dei soldati. Gli egiziani sanno che in Sinai a morire vanno i figli dei poveri; la prole degli ufficiali o delle famiglie facoltose resta al Cairo o in altre città, a volte non presta nemmeno servizio effettivo. Queste immagini, però, ricordano che il braccio armato del governo cala pesantemente sulla popolazione.


Intervista a un cittadino egiziano: “Il governo di Sisi si comporta come una potenza occupante, i soldati agiscono peggio degli israeliani in Cisgiordania. Gli abitanti del Sinai sono agricoltori che hanno aziende produttrici di olive, legumi, pomodori, aranci. Il governo emana ordini di demolizione delle case e delle unità produttive con lo scopo di ridurre la penisola a zona completamente a disposizione dell’esercito e la lotta al terrorismo fa da copertura. Ma quando gli abitanti , che erano fino al giorno prima dei proprietari terrieri,  vedono le proprie case distrutte e i campi devastati non hanno dove andare. Oppure quelli che emigrano verso Ismaylia, Suez o altre città non dispongono più dei mezzi per procurarsi un’abitazione e di che vivere, poiché le promesse governative di risarcimento non vengono onorate.”

In questo video l’accusa di Human Right Watch alla brutalità dell’esercito.

In un altro video di Sinai24 (che costò alla pagina Facebook la temporanea sospensione) l’accorata denuncia di un abitante, qui riportata in sintesi:
la gente di Cairo [ndr. il governo ] accusa noi di essere terroristi, ma siamo noi che aiutiamo l’esercito a orientarsi nel territorio, perché i soldati non lo conoscono, siamo noi che proteggiamo i confini .. non l’esercito. Io ho  due figli in carcere senza colpa e senza accuse precise. La colpa è solo essere nati qui. Io invito Sisi a venire qui, a vedere la povertà della gente, come siamo messi male, dimenticati dal governo, si ricordano di noi solo quando vogliono usarci come guide e nello stesso tempo sono degli ingrati. Siamo noi che abbiamo difeso il Sinai dall’aggressione israeliana, quando l’esercito se ne era fuggito al Cairo… “.

– Il Governo e il terrorismo in Sinai

Fin dall’epoca di Mubarak in Sinai avvenivano attacchi agli hotel e ai resort, tuttavia fu l’attentato del 5 agosto 2012 a cambiare radicalmente la percezione della situazione e a rendere tragica la vita degli abitanti. I miliziani uccisero 16 soldati, si impadronirono di due blindati dell’esercito e con quelli entrarono in territorio israeliano. Sugli autori dell’attentato, mai rivendicato,  emersero due ipotesi.
Una versione mediatica  immediata, avvalorata da Israele, che accusava Al Qaeda; oppure elementi di Jihad islamica provenienti da Gaza, secondo l’esercito egiziano.
L’ipotesi emersa in seguito nell’opinione pubblica rispondeva alla domanda “cui bono?”. Meno di un anno dopo, infatti, avvenne la destituzione di Mohammed Morsi; l’attentato sarebbe stato ispirato da settori delle forze armate nell’ambito della campagna anti-Morsi per convincere l’opinione pubblica che il presidente non era in grado di tenere sotto controllo il Sinai.

La sorte dei cinque attentatori sigillò ogni accesso alla verità:Il portavoce d’Israele ha dichiarato che sono stati ritrovati dall’esercito israeliano i corpi dei cinque militanti senza aggiungere ulteriori particolari.”

L’attentato precipitava nel lutto 16 famiglie e nell’indignazione l’intero paese; Morsi si recò in Sinai a incontrare la popolazione, dichiarò tre giorni di lutto nazionale, destituì il capo  dell’intelligence Murad Muwafi, il governatore del Nord Sinai,  il  comandante della Guardia presidenziale, il ministro della Difesa Mohamed Tantawi  e Sami Hafez Anan, Capo di Stato Maggiore Generale delle Forze Armate

Dal 2013, dopo la destituzione di Morsi, nel terrorismo locale si evidenzia un’ escalation. L’esperto di jihadismo Marco Arnaboldi scriveva nel 2014
Le intelligence occidentali e locali (Egitto e Israele) contavano in Sinai la presenza di 24 gruppi terroristici. Il maggiore è ANSAR BAYT AL-MAQDIS, attivo fin dai tempi di Mubarak, ma che ha recentemente optato per un collegamento con l’Isis fin dall’agosto 2014.  […] Si procederà nei prossimi giorni alla creazione di una buffer zone al confine con la Striscia di Gaza e all’evacuazione totale della popolazione residente nell’area, cui verranno corrisposti, secondo la TV di Stato egiziana, significativi compensi economici.”
Compensi che la popolazione in realtà non riceve, ma che sono una promessa rivelatrice ” … che rende chiaro come il Presidente sia conscio della totale disaffezione e dello scontento degli abitanti della penisola. I beduini locali sono infatti restii a lasciare le loro terre ed eventuali defezioni da parte di tribù che cooperano con l’esercito rispetto ai comandi di non-cooperazione lanciati da Ansar Bayt al-Maqdis saranno punite da quest’ultimo con esecuzioni sommarie.”
La popolazione viene a trovarsi fra due fuochi… “
Il rais, facendo riferimento a una «lotta contro i miliziani per la sopravvivenza dell’Egitto», ha chiesto ai locali di non interferire in alcun modo con le operazioni dell’esercito e ha posto il coprifuoco dalle ore 17.00 alle ore 07.00. 

Il recente attentato dell’8 aprile si inscrive, lo vediamo, in una tragica normalità che lascia perplessi.  E’ possibile che

  • in una zona limitata come la penisola del Sinai
  • con la presenza dei caschi blu, prevalentemente statunitensi, della Multinational Force and Observers (MFO istituita con il trattato di pace del 1979),  diloscati nel 1982 
  • con l’esercito egiziano, il più forte del mondo arabo, a condurre le operazioni
  •  con l’esercito di Israele che vigila e collabora 

non si riesca a sradicare le postazioni terroristiche? E’ complottismo supporre  che, sebbene concretamente possibile debellare il terrorismo nella penisola dei Sinai, non si intenda farlo?

 

– Quattro governi e il mare del Sinai

sinai-giordania-israele-egitto-arabiaEventi apparentemente inesplicabili avvengono nell’area in questi giorni. 

Il 9 aprile, con sorpresa dei 90 milioni di egiziani, le isole all’imbocco del Golfo di Aqaba, Tiran e Sanafir,  sono state cedute – o meglio: riconosciute parte – all’Arabia Saudita. Vien detto che ciò è avvenuto dopo aver informato Israele e con la promessa di re Salman di osservare tutte le clausole del trattato di pace fra Egitto e Israele. In realtà questo accordo interessa anche un altro stato, perchè lo stretto di Tiran dà accesso al porto israeliano di Eilat, ma anche ad Aqaba che è il più importante porto della Giordania.
Il controllo degli stretti di Tiran è quindi strategico e, nonostante la pioggia di miliardi di dollari promessa da re Salman, non convince il tono festoso, quasi si trattasse di una vittoria egiziana, con cui è stato annunciato il trattato.

Nelle notizie seguite all’annuncio si legge che Israele (sebbene informata in precedenza) dichiara che ora un collegio di avvocati sta esaminando la cessione comparandola alle clausole degli accordi di pace. I media israeliani oscillano fra l’ottimismo di Haaretz – che vede in questa cessione un esempio da imitare per Israele da una parte e stati arabi e palestinesi dall’altra –  e la cautela del Jerusalem Post – secondo cui l’accordo potrebbe a lungo temine danneggiare gli interessi israeliani -.

Dagli Stati Uniti,  il Segretario alla Difesa Ash Carter, fa sapere di aver formalmente comunicato all’Egitto e a Israele il progetto di riconfigurazione della propria missione nel Sinai attraverso l’introduzione del monitoraggio tecnologico del territorio e che le truppe presenti verranno spostate nella parte sud della penisola, ribadendo che l’impegno americano nella MFO è ben lungi dall’essere diminuito.

In Egitto un collegio di avvocati ha denunciato l’accordo che ridefinisce i confini con l’Arabia: la prima udienza è già stata fissata per il 17 maggio.

Solo gli esperti qualificati possono intravedere il significato globale di queste mosse militari e diplomatiche mentre agli osservatori comuni resta un grande interrogativo: che cosa sta accadendo nella penisola del Sinai e nel suo mare? (*2)

Collaborazione di Wahed Masry 

L’articolo segue da Il Mar Rosso e le isole di un accordo precipitoso, fra Sisi e Salman

note:
*1 Arabi poveri
poveri arabi.
Qual è l’aggettivo,
Qual è il sostantivo?
Chi è responsabile
di questo disastro?  da La poetica del falso: Max Aub tra gioco ed impegno

*2  Beninteso qualora se ne colga l’insieme, anziché esaminare separatamente le news sul terrorismo, lo scambio territoriale fra egiziani e sauditi, e ignorare la pressione sulle popolazioni sinaitiche indotte all’esodo forzato, e anche se non si guarda all’ Egitto avendo in mente solo le campagne di distrazione. Si tratti per noi del caso di Giulio Regeni; o per gli egiziani dello scandalo pedofilia fatto scoppiare nei media a pochi giorni dai suddetti eventi.

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