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Quel Sahara Occidentale e il suo popolo sospeso: i Saharawi

2 maggio 2016
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mcc43

Era il 14 dicembre del 1960 quando con la risoluzione 1514 l’Onu sanciva il diritto di ogni popolo all’autodeterminazione. Sono ancora molti ad attendere di esprimersi sul loro destino e il popolo Saharawi aspetta dal 1991 il momento di andare alle urne per il referendum sul futuro del Sahara Occidentale.
saharawi-referendum

L’occupazione marocchina del Sahara Occidentale è iniziata nel 1975 [vedere: La pazienza dei Saharawi deve durare in eterno?] con l’insediamento di coloni e l’esilio della popolazione autoctona. Si attua tuttora con la costruzione di un muro minato di 2400 km., con arresti, persecuzioni, torture e continue violazioni dei diritti umani.
Oggi il Sahara Occidentale è prevalentemente abitato da Marocchini, i Saharawi sono ormai ridotti ad una minoranza. Nessun paese ha mai riconosciuto formalmente l’annessione del Sahara Occidentale al Marocco, che ne occupa attualmente l’80%  e vuole che il territorio gli appartenga integralmente. E’ la ragione per cui il Marocco ostacola da sempre il referendum.
I Saharawi resistono: guidati dal Fronte Polisario nel 1976 hanno proclamato la RASD, Repubblica Democratica  Araba  del Sahara, riconosciuta da un’ottantina di paesi, è fra i membri fondatori dell’ Unione Africana e  ricopre attualmente la vicepresidenza del Parlamento Africano.
I Saharawi combattono: armi in pugno hanno liberato una parte del loro territorio, fino alla firma del cessate il fuoco del 1991. L’Onu si è impegnata a farlo osservare istituendo la missione di osservatori MINURSO. Doveva creare le condizioni per il referendum dell’autodeterminazione, ma è trascorso  un quarto di secolo, il Marocco continua ad occupare,  la Minurso è una sinecura per incaricati internazionali.

Quanti sono esattamente i Saharawi oggi? Un censimento non è stato fatto, e anche questa è una manovra per ostacolare il referendum; la comunità più numerosa vive in territorio algerino, nell’altipiano desertico che ospita i Campi Profughi di Tindouf.

Le scorse settimane hanno visto scoppiare una vera crisi diplomatica. Rabat ha espulso i funzionari civili della Minurso come arrogante reazione alla visita di Ban-ki-Moon nei campi profughi. In quell’occasione il segretario dell’Onu aveva definito senza metafore come “occupazione” la presenza marocchina nel Sahara Occidentale. Per ritorsione il re, già irritato per la crisi con l’Europa sugli accordi agricoli e di pesca, ha rifiutato di incontrarlo.

L’impunità del Marocco si deve al suo essere alleato chiave di Arabia Saudita e Occidente in quel settore africano e alla sua collaborazione con gli USA, che là hanno installato uno dei siti segreti delle operazioni CIA. Tutto questo mette il paese al riparo da sanzioni internazionali e da aperte critiche; stende una cortina di silenzio sulla condizione dei profughi Saharawi; crea la condizione adatta a che i fondi stanziati da Obama per i profughi possano, invece, finire nelle casse regali.

Ban-ki-Moon, ormai alla fine del suo mandato, si è concesso di presentare in Consiglio di Sicurezza una relazione molto dura contro Rabat, sottolineando che l’interruzione della Minurso potrebbe portare a un ritorno alle armi.
Rabat propone, dal 2007, un piano di autonomia del Sahara Occidentale sotto la sua sovranità’, ma il Polisario, con l’alleata Algeria, non abbandona la richiesta d’indipendenza. “Non ci sarà pace nella regione finche’ il popolo Saharawi sarà privato del suo diritto all’autodeterminazione. Il popolo Saharawi al referendum sceglierà l’indipendenza e il Marocco lo sa perfettamente. Noi non siamo marocchini e rifiutiamo di diventare marocchini” ha dichiarato in marzo Mohamed Salem Ould Salek, alto dirigente del Fronte Polisario.

In una lettera indirizzata alle Nazioni Unite il leader del Polisario, Mohammed Abdelaziz,  ha espresso il timore di una ripresa delle ostilità con il Marocco qualora la missione MINURSO non potesse più svolgere il proprio mandato; sarebbe “un via libera a un’aggressione militare” del Marocco e “Il popolo Saharawi sarebbe costretto ancora una volta a difendere i propri diritti con tutti i mezzi legittimi, tra cui la lotta armata, che è legale per l’Onu da parte dei popoli colonizzati“.
Nei giorni scorsi il Polisario per la seconda volta in un mese ha organizzato una manovra militare  nelle zone del Sahara fra Algeria e Marocco; manovre che quest’ultimo ha definito come “provocazione”.

In questo clima, il 29 aprile il Consiglio di sicurezza ha votato il prolungamento della Minurso per un altro anno e nel testo compare che il Consiglio invita le parti a “proseguire i negoziati sotto gli auspici del Segretario generale, senza precondizioni e in buona fede, tenendo conto degli sforzi compiuti dal 2006 e successivi sviluppi, al fine di raggiungere una soluzione giusta, soluzione duratura e reciprocamente accettabile politica, che consenta l’autodeterminazione del popolo del Sahara occidentale
La risoluzione non è passata all’unanimità, alcuni paesi hanno votato contro o si sono astenuti e la ragione comune è la debolezza del linguaggio, la mancata richiesta di riportare immediatamente in loco il personale Minurso espulso, nonché la denuncia degli appoggi di cui gode il Marocco  che impediscono di comminargli le sanzioni. 

Il rappresentante della Fronte Polisario presso l’Onu ha espresso soddisfazione, ma sottolineato la necessità di fissare una scadenza per le trattative che devono condurre all’organizzazione del referendum. 

Da Nigrizia , Luciano Ardesi 
Capiremo presto se il Marocco intende negoziare o meno con l’Onu sul ritorno del personale civile della missione, o se applicherà, come ha fatto dall’accordo di pace con Polisario del 1988, la tattica di aderire ad un negoziato senza però onorarlo, in un gioco continuo al rinvio che ha finora impedito di far votare gli elettori Sahrawi censiti dalla Minurso per il referendum di autodeterminazione.Intanto il Marocco ha segnato un indubbio successo. Da molti anni il Polisario, l’Unione Africana e diversi altri governi chiedono che ai caschi blu venga affidato il mandato non solo di osservare il cessate il fuoco in vigore dal 1992, ma anche di proteggere i diritti umani dei sahrawi sotto occupazione. L’opposizione della Francia ha finora impedito di porre rimedio allo stato in cui versa l’unica missione di pace Onu priva del compito di proteggere la popolazione civile. Anche questa volta la risoluzione non solo non allarga il mandato della Minurso, ma la riporta indietro di 24 anni. La discussione infatti è si è spostata dalla protezione dei diritti umani all’esistenza stessa della missione dei caschi blu. Anche questo è il segno di una ormai duratura incapacità delle Nazioni Unite di porre fine ai conflitti.”

 

 I Saharawi sono un popolo dal destino sospeso ai giochi internazionali, un popolo, ricordiamolo, che non ha nulla da perdere in concreto ma ha la dignità da preservare.

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6 commenti leave one →
  1. Marc permalink
    3 maggio 2016 11:23 am

    Bene. Vedi questo
    http://euromedrights.org/publication/extension-minurso-mandate/

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    • 3 maggio 2016 11:24 am

      Grazie, anche io dico bene 🙂

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  2. 4 maggio 2016 5:07 pm

    La ringrazio molto sia per questo post e sia per il precedente del 23ott2014, mi hanno dato la possibilità di essere a conoscenza e percepire questa lotta del popolo del Saharawi per la propria sopravvivenza, esistenza e dignità.
    Questa vicenda, e tante altre, non vengono minimamente prese in considerazione dai mezzi di comunicazione, altro esempio della gestione dei mezzi di distrazione di massa.
    La vicenda del popolo del Saharawi a me ricorda molto le vicende di altri popoli. Il popolo ebreo durante la persecuzione nazista, il popolo tibetano dopo l’occupazione cinese, il popolo armeno da parte della Russia e della Turchia, altri esempi ve ne sono in abbondanza in tutti e cinque i continenti.
    Il comune denominatore di tutte queste inenarrabili sofferenze da parte dei popoli oppressi è l’avidità bieca di altri popoli e nazioni che, dall’alto della loro supposta superiorità e dalla loro effettiva superiore potenza, non fanno altro che appropriarsi di tutto ciò che vogliono.
    Il silenzio e l’indifferenza è una tacita approvazione di queste prevaricazioni.
    L’informazione da parte di minuscoli e microscopici blog come i nostri sono granelli di sabbia davanti a montagne o poderose strutture. Ma se i granelli di sabbia al posto di rimanere passivi, facendo così parte del paesaggio, dovessero muoversi dirigendosi verso qualche direzione – per esempio “la verità” -, l’azione potrebbe essere simile ad un processo industriale chiamato “sabbiatura” – un getto continuo e costante d’aria compressa e sabbia -. Il risultato è che questi tanti granelli di sabbia così diretti possono pulire, sverniciare o persino intaccare anche le strutture più robuste, potenti, sporche o verniciate più e più volte.
    La saluto cordialmente,
    Stefano Fontana

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    • 4 maggio 2016 5:17 pm

      Graize per tutto, il commento, i contenuti e l’implicito incoraggiamento.
      Mi piace moltissimo questa metafora della sabbiatura, l’aria compressa che intacca la superficie fasulla e lascia intravedere il “materiale” autentico, la verità dello stato delle cose.
      Le nazioni che si appropriano usano molti mezzi, dalle armi alle menzogne, e purtroppo anche la corruzione con cui dividono il fronte di coloro che subiscono. La natura umana ha la Bene_male_dizione delle scelte morali e sappiamo che c’è chi ha come unico criterio morale la propria convenienza. Sarà sempre così, come è sempre stato, ma in questo nostro tempo tutto è gonfiato e stravolto. Le mele marce, pur sempre minoranza, appaiono così potenti rappresentate, o in atto di agire, in rete che a volte si ha la senzazione di inutilità. Sembra che contrastare sia una fatica che non porta a niente. Io non credo, e lei me lo conferma. Perciò…. adelante amigos 🙂

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  3. fontanastefano permalink
    6 maggio 2016 5:43 pm

    Questo nostro dialogo è come il proseguo delle conversazioni che avevamo già avuto di persona e questo, non so a lei, a me fa molto piacere.
    La logica aberrante alla base di queste vicende di cui dialoghiamo ha un comune denominatore:
    persone inette, delle vere e proprie nullità, per coltivare il proprio ego vestite con divise disegnate da se (in molti casi simili al re del pop -oppure era il re del pop ad assomigliare ad un dittatore?- ), e per alimentare la propria ingordigia riescono a persuadere popolo e adepti che lo sfruttamento di altri esseri umani, perseguitarli e anche annientarli sia una missione da compiere e da eseguire senza porsi dei dubbi. Nella realtà il vero obiettivo è trarre benefici e risorse da questi oppressi.
    Questa logica aberrante è, a mio modesto avviso, posta in essere anche dalle mafie e dall’ndrangheta in particolare. Anche loro sono una dittatura, parallela allo Stato, un regime sotterraneo, un IV Reich inserito in uno, anzi, in tanti Stati democratici. Questo regime si è dotato, come il precedente, di tutti gli apparati necessari e di gerarchi e adepti indottrinati e persuasi nel raggiungere i loro abietti e avidi obiettivi.

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    • 6 maggio 2016 6:36 pm

      L’uomo è lupo per gli uomini… Sfruttare prevalere opprimere, appena c’è un pò di potere ufficiale o nascosto la tentazione è lì forte, che quasi si sentono scemi se non la colgono-
      Anche a me fa molto piacere , Stefano, riallacciare il dialogo e … zoomare sul mondo. Ho visto il suo blog, che è molto maturato … Complimenti, mi sono iscritta e non mancherò di leggere.
      Un caro saluto

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