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Castel Ursino, l’arcana fortezza di Federico II

25 giugno 2016

mcc43

castel-ursino-catania-federico-di-sveviaImmagine stessa della solidità, Castello Ursino suscita l’impressione di un potere invincibile.
Così lo volle  Stupor Mundi Federico II, come monito ai Catanesi. Mai più dovevano osare allearsi con i Guelfi, mai più dovevano contare sull’astuzia del loro clero per sfuggire alla distruzione della città e salvare le loro vite.

Storia o leggenda che sia, si narra che su Catania fosse caduta la collera imperiale. Un editto punitivo ordinava la distruzione della città e l’uccisione della popolazione. Costretti ad arrendersi, i Catanesi implorarono di poter celebrare un’ultima funzione religiosa nella Cattedrale della Patrona Sant’Agata. Una Messa cui volle assistere anche Federico e… 

castel-ursino-grifone-federico-di-sveviaAll’interno del breviario trovò un foglietto su cui stavano scritte lettere misteriose: N.O.P. A.Q.U.I.E. . Un canonico della cattedrale gli spiegò il significato: Noli offendere patriam Agathae, quia ultrix iniuriarum est. Evidentemente “non offendere la patria di Agata perché è vendicatrice delle offese” impressionò  l’imperatore  che decise di risparmiare la vita dei Catanesi.
Non rinunciò, però, ad umiliarli facendoli passare sotto il giogo della Porta di Mezzo che tradizionalmente esisteva presso la cappella della Madonna delle Grazie. Non desistette nemmeno dall’imporre la completa distruzione della città.
In seguito a questo avvenimento Federico fece erigere il Castello:  Castrum Sinus, una fortezza sul mare. Osservando la facciata, in una nicchia in alto – a destra del portale dell’ingresso principale – si vede chiaramente un’aquila di marmo che artiglia una preda; è l’ammonimento all’intera città la quale da allora non osò più ribellarsi.”
da Catania segreta di Rosario Leonardi

Sarà anche per quest’episodio “miracoloso” che Federico volle il Castello disseminato di riferimenti esoterici. Costruito fra il 1239 e il 1250  (*1* ) l’edificio a pianta quadrangolare – figura geometrica che simboleggia la Terra – misura cinquanta metri per lato, le mura sono in pietra lavica e hanno uno spessore di due metri e mezzo; restano intatte quattro torri angolari, di quelle mediane se ne sono conservate due soltanto. L’ orientamento della costruzione è calcolato affinché all’alba del solstizio d’inverno il sole illumini il torrione sud-est,  al tramonto quello sud-ovest. Al solstizio d’estate il sole ruota all’alba sul torrione di nord-est e al tramonto su quello di nord-ovest.
Il Pentalfa, la stella a cinque punte talismano di Federico, orna la parete  frontale a levante, la Menorah, candelabro a sette braccia della tradizione ebraica compare a ponente, dove non manca la Croce, mentre su una parete del cortile è visibile il Nodo di Salomone.  Federico parlava sei lingue e di tutte conosceva la letteratura, la religiosità e l’esoterismo, così che il Castello ospitò Sufi, Cabalisti e Templari.

IMG_5507.JPG V Etna

Dipinto della città di Catania sotto l’eruzione dell’Etna nel 1669; si vede la massa lavica, divisa in due bracci, di cui il maggiore lambisce Castel Ursino

Perfino l’Etna  si trattenne dal travolgere il Castrum Sinus. La colata lavica della grande eruzione del 1669 sommerse interamente la città. Ricoprì per sempre il lago Nicito e il bacino dei giochi della Naumachia,  ma lambì solamente il Castello e passò oltre, creando un nuovo litorale esteso centocinquanta metri oltre le sue mura. I massi lavici sono ben visibili, sul lato destro, sotto il livello stradale nei fossati che circondano l’edificio.

Castello Ursino resistette anche al terremoto del 1693 che inflisse a Catania la peggiore delle sue distruzioni poiché le costò il maggior tributo di vite umane: solo un terzo dei 27 mila Catanesi sopravvisse.
Katané è come la Sfinge: nove volte è stata distrutta, da eruzioni, terremoti, vendette e dai bombardamenti anglo-americani del 1943. Sempre è risorta sullo stesso luogo dalle sue macerie. Melior de cinere surgo.

 

 

Oggi il Castello Ursino è sede del Museo Civico ed ospita mostre itineranti,
come il “Museo della Follia” presentato da Vittorio Sgarbi e
comprendente varie sezioni, opere artistiche come quelle di Ligabue e Pietro Ghizzardi,
video, come quello sugli ospedali psichiatrici giudiziari e sull’opera di Franco Basaglia,
oltre a una collezione di oggetti di proprietà dei pazienti e strumenti della terapia.

Forte suggestione ispirano le “Mummie” de La classe morta,
installazione dell’artista e scenografo Cesare Inzerillo;
figure sospese al confine tra la vita e la morte, in un limbo
dove realtà,  sogno o incubo si confondono.

 

 

(1) Le date sono certe, forse Ursino è coevo di  Castel del Monte, in Puglia, che è a pianta ottagonale ma  del quale la datazione è meno certa.

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