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Per chi si attiene alla religiosità naturale in ogni angolo del mondo c’è la Divinità e ogni gesto compiuto, ogni parola proferita è alla sua presenza e sotto il suo giudizio, ma se si vuole riconoscersi in una religione rivelata ed esserne testimoni occorre rispettarne i principi anche nei momenti in cui lo spirito del tempo lo rende difficile.

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Si sente da ogni parte chiedere ai musulmani di prendere le distanze dalle efferatezze compiute dai seguaci dell’Isis nelle città dell’Europa. Non c’è manifestazione che basti, non c’è comunicato di centri islamici che venga considerato sufficiente a lavare un’onta che a loro non appartiene. Allora, il Centro islamico francese si è prostrato e le autorità cattoliche hanno gioito, riporta Il Fatto quotidiano:

“imam francesi e delle comunità musulmane italiane: “Domenica andiamo in chiesa, a messa,insieme ai cattolici”. Dall’altra le porte spalancate dei vescovi, delle autorità e dei giornali cattolici: “Un gesto enorme” lo definisce la Conferenza episcopale italiana.”

Il gesto non smuoverà la ferocia del Califfo, al contrario la renderà trionfante. Le condanne di Al Baghdadi contro gli “ipocriti” saranno confermate agli occhi di quella parte del mondo islamico nel suo complesso, e nei paesi arabi in particolare, che non fa differenza fra secoli di politica estera degli stati europei e la cristianità delle cittadinanze.

A monte di questa iniziativa c’è la rimozione dell’incommensurabile divergenza fra l’ortodossia islamica e quella cristiana che sostiene la divinità di Gesù, la morte in croce del suo corpo fisico, lo scopo della sua venuta in funzione salvifica del genere umano gravato dal peccato originale .
L’islam non accetta l’espressione “figlio di Dio”: Gesù è il profeta che tornerà alla fine dei tempi, non il redentore da un peccato che appartiene ad Adamo ma non ai suoi discendenti, e Dio ne permise la crocifissione ma non la morte.

Sono queste le barriere invalicabili fra le due teologie, certamente non altre regole di culto, di condotta sociale o alimentari. Sono queste divergenze basilari a rendere del tutto “mondano”  sia l’appello sia la soddisfatta accettazione  di questo ingresso in chiesa nel momento della messa. Ossia durante il rito in cui avviene la transustanziazione, cui i Cristiani credono e che i musulmani rifiutano.

Vedere
Il rapporto Islam e Cristianesimo, pilastro di 1400 anni di storia

L’incontro/ Punti di contrasto teologico/ Universalismi a confronto/ Contrasto politico e “Guerra Santa”/ Il “Fanatismo” e le annotazioni di Antonio Gramsci/
I rapporti dopo il Concilio Vaticano II

Ciò che nel vissuto oggi accomuna masse di musulmani e di cristiani è la paura di vivere la diversità. Si usa da entrambi i versanti la parola integrazione con una premessa taciuta, poiché ciò a cui si mira è una “conversione” all’omogeneità attraverso la rinuncia delle proprie specificità. Sono efficaci per dimostrare rispettosa convivenza religiosa in una società libera e democratica le manifestazioni in comune con i propri simboli e il dialogo di preti e imam.

Sono un segnale di cedimento al quieto vivere le rimozioni dei propri fondamenti religiosi per l’esibizione moda-religione-hijab-crocedi una religiosità fatta di segni esteriori.
Spesso lasciati agli stilisti, si tratti della forma dell’ hijab in testa o di una croce ornamentale.

Ci si può domandare se la “moderazione” che si esige a gran voce dai musulmani europei, le pressioni e le minacce perché condannino l’Isis che ogni giorno ci sputa in faccia minacce e sangue, il delineare per filo e per segno i dogmi di un “Islam compatibile con l’Europa” non siano che la spia d’un ostinato restar fermi, riottosi allo sguardo onesto su come siamo e in cosa crediamo. Ci appare ovvio che coloro che arrivano in Europa compiano una metamorfosi, adottino gli stessi slogan e militino per diritti settoriali, noncuranti che i nostri paesi calpestano in altri continenti  diritti reali e di portata generale. Si esige senza nemmeno rendersene conto la “conversione” alle nostre favole, in cambio del lavoro che viene loro concesso di esercitare.

E’ quel che si comprende leggendo Michel Houellebecque che ha osato guardare dentro la pigrizia spirituale degli Europei che attira al medesimo neghittoso Nulla gli immigrati.
E’ simile alla piqûre di cui parlava Oriana Fallaci in Niente e così sia a proposito della conversione allo stile di vita americano fatto di promesse di felicità, libertà, salute, protezione, sesso e tanta tanta plastica.
Ora agli immigrati l’Europa offre tanto usa e getta in più, e se essi si convincono che è una via alla felicità, anche l’Europa ne è rassicurata nel suo mito di faro della civiltà.  Effetti negativi?

« Uno. Uno solo. »

« Quale? »

« Impedisce di pensare. E quindi di ribellarsi, battersi. Che è poi la medesima cosa. »

 

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