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Iraq multietnico: i Turkmeni e gli altri dopo la cacciata dell’Isis da Mosul

19 agosto 2016

mcc43

Negli ultimi due anni in Iraq i Peshmerga curdi, l’esercito iracheno, le milizie sciite e alcune formazioni sunnite combattono l’Isis. Divergenti obiettivi e annosi conflitti fra queste forze vengono lasciati in sottofondo. Come già osservato a proposito di Raqqa in Siria (link), quando la liberazione di Mosul sarà avvenuta tutto tornerà a galla, complicato dalle sfide del presente. Chi occuperà le aree abbandonate dallo Stato islamico? Come avverrà il ritorno dei profughi? Come saranno ridisegnate le province di un territorio ricco di di risorse petrolifere?

iraq-mappa-confini
I Curdi iracheni combattendo l’Isis  hanno ottenuto aree che prima erano sotto il governo iracheno, ampliando il semiautonomo Kurdistan quasi del 50 per cento. I Curdi del YPG, Unità di protezione popolare, sono arrivati dalla Siria ad occupare i territori limitrofi, ma non si tratta di alleanza: sono forze che portano avanti una faida intra-curda. L’etichetta Hashd al-Shaabi riunisce forze del fronte sciita, sia quelle guidate dall’Iran che i gruppi di volontari locali, che si sono spinte fino all’estremo nord, in aree totalmente abitate da Sunniti. Se la città di Mosul è  a stragrande maggioranza arabo-sunnita, la zona circostante vede una popolazione di varie etnie e diverse osservanze religiose.

Per definire un quadro reale della situazione e dei possibili sviluppi nel post-Isis, ho posto delle domande al dottor Ali Albayati del Turkmen Rescue Foundation e Advisor del Consiglio per i Diritti Umani del Parlamento iracheno,  come già lo scorso anno a proposito di Kirkuk e della situazione complessiva della popolazione dei Turkmeni in Iraq.

ali-al-bayati-iraq-turkmeni

Turkmen Rescue Foundation @TurkmenRescue

D-mcc43 Può descriverci la composizione etnica di Mosul, con un particolare riferimento alla componente turkmena?

R-AlBayati Mosul in ordine di grandezza è la seconda provincia dell’Iraq, multietnica e popolata da gente di varia confessione religiosa. L’etnia araba è la più numerosa seguita da quella turkmena. Alle ultime elezioni amministrative provinciali i Turkmeni hanno ottenuto 6 seggi sui 12 dell’intero Consiglio. Le altre componenti etniche della provincia sono i Curdi, gli Assiri, che sono Cristiani, gli Yazidi e gli Shabak. I Turkmeni sono la quasi totalità a Tellfer, 400 mila persone, nella piana di Ninive sono 200 mila e a Mosul città sono 50 mila.

D-mcc43 Nell’attività di combattimento i Turkmeni hanno milizie impegnate contro Isis?

R-AlBayati Negli ultimi due giorni (ndr. 15 e 16 agosto) le forze coalizzate e i Peshmerga hanno liberato 10 villaggi turkmeni in Al Hamdania, cioè a 40 km a nord-est dal centro di Mosul. Hanno rifiutato qualsiasi partecipazione delle forze turkmene, questo nonostante ci siano oggi circa 11.000 combattenti turkmeni di Mosul in diverse unità militari ufficiali, compresa la polizia federale, l’ esercito iracheno e le PMF (ndr.  formazioni popolari)  tutti ben addestrati, avendo già molti partecipato ai combattimenti contro Isis a Tikrit, Anbar, Falluja, Makhul e altre località. Vede? Abbiamo ora questa forza numerosa e preparata, ma devono poter combattere per la liberazione delle nostre città.
L’esperienza che abbiamo fatto con le milizie curde è stata pessima: distruggono, bruciano le città non curde via via che vengono cacciati quelli dell’Isis, rallentano o impediscono il ritorno dei residenti, come è successo a Sononi, una città turkmena nei pressi di Sinjar, un anno fa. Dal 2003 I Curdi sono su territori contesi, non solo dei Turkmeni anche di altre minoranze in zone di Mosul, Kirkuk, Tuz Khurmatu e in una parte della provincia di Dyiala. In pratica, espandendo le attività contro l’Isis hanno occupato aree dalle quali non vorranno ritirarsi, vista la debolezza del governo di Baghdad in questi territori dallo status costituzionalmente e legalmente irrisolto .

D-mcc43 Questo comportamento dei Peshmerga appare molto raramente nei grandi media internazionali; ricordo solo il Washington Post  che lo scorso anno aveva dato conto delle accuse di sfruttamento lanciate dalla componente araba di Sinjar contro gli occupanti Curdi; i lettori di questo blog, invece, sanno già dalla sua intervista precedente delle espropriazioni che i Curdi portano avanti a danno dei Turkmeni.
Diamo ora uno sguardo al futuro, come ce lo possiamo prefigurare?

R-AlAbayati Purtroppo, il futuro non è chiaro. Il governo iracheno lamenta un eccesso di minacce politiche, finanziarie e di sicurezza. La comunità internazionale è parte di tutti i problemi dell’Iraq per come ha messo in piedi le nuove istituzioni, per i molti errori che ha commesso sostenendo determinate forze locali accendendo, così, il conflitto etnico e confessionale. E’ necessario che rivaluti tutto quello che ha fatto e si decida a porre attenzione alle minoranze irachene. I Turkmeni sono la più numerosa, circa il 10% della popolazione, e non inferiore in termini numerici a 3 milioni, da nord est a sud-est dell’Iraq. Impossibile pensare alla sicurezza e alla stabilità di questo paese senza coinvolgere le minoranze turkmene nel processo politico …

D-mcc43 Mi scusi, a proposito del processo politico: il premier Al Abadi ha appena dato corso a un rimpasto di governo. Ha coinvolto politici turkmeni?

R-AlBayati  Per niente! Nel nuovo gabinetto non c’è stato nessun membro turkmeno, nemmeno uno. Come stavo per dire, in quei giorni abbiamo tenuto a Washington, presso la Georgetown University il 28 luglio, una conferenza sul futuro delle minoranze nel periodo post-Isis, sul mondo più efficace di proteggerle, prevenire nuove crisi implementando la responsabilità internazionale in difesa dei gruppi a rischio di genocidio, anche creando una Zona di Sicurezza e rafforzando le nostre capacità di difesa. Vogliamo dalla comunità internazionale misure reali affinché si ponga fine al nostro vivere fra due fuochi: Baghdad e il governo del Kurdistan, che disputano e si combattono. Tellafer, Sinjar e la pianura di Ninive, Mosul, Kirkuk, Tuz Khurmatu … sono state teatro di genocidi per ben 13 anni mentre il governo, e tutti, tacevano. Devono diventare un porto sicuro per le minoranze.

D-mcc43 In concreto, vorreste una forza di pace internazionale oppure…

R-AlBayati. Nessuna forza internazionale. Vogliamo essere in grado di difenderci da soli. L’obiettivo della comunità internazionale deve essere far sì che tutte le minoranze siano coinvolte nel sistema statale. Le forze combattenti turkmene sono sufficienti per proteggere tutti i nostri territori, se ben supportate, e lo stesso vale per tutte le altre minoranze etniche.

D-mcc43 Coinvolgere le minoranze nelle decisioni dello stato… Certamente, ma il dopo Isis vedrà Iraq ridisegnato, o meglio: da ridisegnare con giustizia.

R-AlBayati Con una supervisione da parte della comunità internazionale, tutte le minoranze possono mettersi allo stesso tavolo e decidere il nostro comune futuro secondo la Costituzione vigente ,che dà il diritto di creare nuove province e regioni. Ma andiamo con ordine.
Prima di tutto, la comunità internazionale dovrebbe proteggere le minoranze irachene a rischio di genocidio, come detto prima, creando una Zona di Sicurezza lungo una striscia che si estende dal confine siro-turco-iracheno, provincia di Mosul, passa attraverso la provincia di Kirkuk, Tuz Khurmatu (che è nella provincia Salaheddin) fino a Qaratappa, Khaneqin e Mendellin (che è nella provincia di Diala, a metà del confine iraniano-iracheno).
Sulla base di questa acquisita condizione di sicurezza delle popolazioni, si potrà, in virtù di quanto consente la vigente costituzione irachena, decidere lungo questa striscia la divisione in molteplici province. Oppure ogni grande provincia potrebbe essere divisa in tre o in quattro. Prendiamo Mosul: può essere divisa in quattro province più piccole:  Mosul centro, Tellafer, Sinjar e piana di Ninive. Prendiamo Kirkuk potrebbe essere divisa in tre province. Quella di Tuz Khurnatu e quella di Qararappa formare una nuova provincia. Khanaqin e Mendelli possono essere una provincia unica per Turkmeni e la minoranza dei Curdi_Feyly (ndr. curdi sciiti). In queste località si può instaurare un nuovo modello multietnico e religioso, proprio come consentito dalla Costituzione.

D-mcc43 Leggo nell’ articolo che mi ha segnalato le sue dichiarazioni e quelle dei rappresentanti di altre minoranze, tutti siete insoddisfatti degli Usa. Obama, leggo, ha condannato verbalmente le stragi commesse dall’Isis senza provvedere a proteggere le minoranze da quello che qualcuno definisce il “lento genocidio” praticato dal KRG (ndr. Governo Regionale del Kurdistan).In particolare lei sottolinea che non è stato fatto nulla sul dramma dei rapimenti.

R-AlBayati Siamo tutti concordi nell’esigere che gli Usa intervengano per liberare le migliaia di membri dei gruppi di minoranza rapiti dall’Isis. Pensi che fra questi rapiti vi sono quasi 600 donne turkmene di cui tuttora non sappiamo più nulla. Tenga presente, però, che la pratica dei rapimenti persiste nelle zone da cui l’Isis è stata scacciata, proprio oggi (ndr.18 agosto) una milizia curda ha rapito tre ragazzi nella zona di Kirkuk e Tuz.
I nostri villaggi assaliti dai jihadisti subivano con continuità episodi di rapimento. Competeva all’esercito iracheno e ai Peshmerga impedirlo. In marzo Aljazeera ha pubblicato un articolo dal titolo Iraq’s forgotten ISIL prisoners (ndr. vedere link ) che racconta gli eventi, l’attesa, il dolore delle famiglie.
Anche gli Yazidi hanno subito dei rapimenti, ma hanno ricevuto supporto e la stampa internazionale ne ha dato conto ampiamente. Le chiedo: avete visto nei media del vostro paese altrettanta notorietà data alla medesima  tragedia subita dai Turkmeni?

§

E’ imbarazzante dover rispondere No, nessun clamore. I nostri “liberi” media non fanno il report della realtà, ci offrono una narrazione artificiosa.

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One Comment leave one →
  1. 20 agosto 2016 1:00 am

    L’ha ribloggato su L' essenziale e' invisibile agli occhi.

    Mi piace

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