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Caldo Autunno in Palestina: Elezioni e prospettiva di negoziati con Israele

7 settembre 2016

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israele-cisgiordania-gaza
ANNO: Tre tentativi di ripresa del dialogo fra Israeliani e Palestinesi.

AUTUNNO: Palestinesi al voto amministrativo in Gaza, West Bank, Gerusalemme. Possibile incontro di Mahmoud Abbas e Benjamin Netanyahu, convocati da Vladimir Putin.

 

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Vedere aggiornamento in Palestina: The day after..

Ripresa del dialogo Palestinesi e Israeliani

Palestinesi e Israeliani non siedono a un tavolo di trattative per la pace dal 2014, quando Israele troncò i negoziati  e applicò sanzioni contro l’Autorità Palestinese a causa dell’avvenuto riavvicinamento
tra OLP e Hamas.

In Gennaio 2016 la Francia annuncia l’intenzione di lanciare una conferenza internazionale; riceve scarso entusiasmo da parte israeliana e l’assenso palestinese. L’idea cammina lentamente e l’evento si realizza in giugno, in assenza delle due parti interessate.  Tre ore di dibattito fra 29 rappresentanti di altrettanti paesi, molte fotografie ricordo, la conclusione di non essere in grado di decidere nulla.

In Maggio il presidente egiziano Al Sisi si offre d’esser “mediatore” in una locale conferenza a tre. La proposta “ristretta”, che sminuisce l’importanza dell’iniziativa francese, piace a Israele,  non ai Palestinesi. Non ha seguito concreto.

Il terzo tentativo è in faticosa gestazione, dopo il tortuoso annuncio di Agosto. E’, infatti, Al Sisi ad annunciare la disponibilità di Putin  a organizzare un incontro di Abbas e Netanyahu per far ripartire i colloqui.


Alla vigilia dello scoop Putin e Netanyahu si erano intrattenuti – in uno dei loro frequenti contatti telefonici – sulla “pace in Medio Oriente”. Consultate in anticipo da Putin anche le autorità palestinesi?
Dopo qualche giorno Mahmoud Abbas rende nota la sua disponibilità a incontrare Netanyahu, contemporaneamente Netanyahu fa sapere di essere sempre disposto a incontrare Abbas, senza preclusioni … without preclusions. Attenzione…. l’espressione non significa totale apertura da parte di Israele, al contrario si tratta dell’annosa formula ufficiale con cui Netanyahu esige sia la controparte a non avere preclusioni.  Haaretz  lo spiegava in un articolo del 2009, definendolo una tattica blocca-negoziati, sia con i Palestinesi, sia con i Siriani per la trattativa sul Golan.
Ufficialmente per la data dell’incontro era stato indicato il mese di
 Ottobre, al più tardi l’inizio di Novembre. Improvvisamente qualche media, non  si sa se per equivoco o perché meglio informato, indica la prossima settimana (dal 12 settembre).
Netanyahu chiede di posporre l’incontro, Abbas valuta questo slittamento un non dichiarato stop da parte di Israele, Putin assicura che non cesserà di fare ogni sforzo per la realizzazione del meeting.

Per Mosca dar concretezza all’annuncio è una mossa che soddisfa la volontà di accreditarsi come potenza determinante per la stabilità del Medio Oriente. Per Tel Aviv l’iniziativa russa è un conveniente ostacolo a eventuali iniziative di Obama, cui la fine del mandato lascia le mani libere per proposte sgradite a Israele.
Per i Palestinesi, in periodo elettorale, è conveniente?

Su quale risonanza abbia avuto l’annuncio di una possibile ripresa dei colloqui con Israele interrogo un contatto in Cisgiordania. La risposta non contiene molta speranza. “Mi spiace ma su questo non so niente, posso dire solo che, in quanto Palestinese, penso che nessun incontro di Netanyahu e Abbas porterebbe benefici per la situazione palestinese, sarebbe come le altre volte, sebbene organizzato da Putin o da qualsiasi altro presidente.

Palestinesi al voto, insieme dopo dieci anni

L’ultima volta che tutti Palestinesi sono andati al voto lo stesso giorno era il 25 gennaio 2006 e si trattava, allora, di elezioni legislative. Alla vigilia della consultazione Israele aveva dichiarato che non avrebbe consentito agli eletti in Gaza di uscire dalla Striscia per recarsi in Cisgiordania. Il giorno seguente alla pubblicazione dei risultati, che rende nota la vittoria del partito di Hamas, il premier Ehud Olmert dichiara che Israele decide di bloccare la corresponsione dei fondi dovuti all’Autorità Palestinese, per tasse raccolte in sua vece, fino a quando non saranno interrotti i contatti con l’organizzazione “terroristica” Hamas.
Al ricatto israeliano contro un esecutivo a guida Hamas si aggiunge quello dell’Unione Europea e i rapporti fra le maggiori formazioni politiche, Fatah e Hamas, sono spinti alla conflittualità. Fatah rifiuta di partecipare al governo e  la Cisgiordania nei mesi successivi  va a nuove elezioni.

Lo strappo formalmente si ricuce con queste elezioni amministrative dell’8 ottobre quando tutti i residenti palestinesi di Gerusalemme, della Cisgiordania e di Gaza, che si siano registrati nella liste della loro circoscrizione e abbiano compiuto 18 anni, andranno alle urne. Esclusi, trattandosi di una consultazione di tipo locale,  i Profughi che vivono nei campi dei paesi vicini, ma ammessi al voto quelli che vivono nei campi di Palestina.

Il tentativo di riavvicinamento fra l’Autorità Palestinese e Gaza  è iniziato due anni fa, con un dialogo che nel giro di sei mesi portò alla costituzione del governo di unità nazionale il 2 giugno 2014. Un riavvicinamento avversato, come già detto, da Netanyahu che appena dopo la formazione del governo attacca Gaza con l’Operazione Margine Protettivo .
Il governo di unità ebbe un anno di vita. Con un rimpasto – diplomaticamente definito di natura tecnica e non politica – lo stesso Primo Ministro Rami Hamdallah vara un governo definito di “consenso nazionale” tuttora in carica.

La campagna elettorale per le elezioni di ottobre inizierà il 24 settembre. Gli elettori di Gaza vedranno simboli di liste apertamente legate al partito di maggioranza nella West Bank, Fatah, mentre nella West Bank Hamas non esibirà il proprio simbolo, presenterà liste con varia denominazione. Per esempio a Nablus, dove sono già state presentate quattro liste, in quella denominata “Nablus per tutti” si ritiene che alcuni dei candidati siano aderenti ad Hamas.

Al 6 settembre la situazione delle candidature vede il 26% di donne; la fascia di età fra i 25 e i 35 anni è la più numerosa, 31 %, contro il 29% della fascia fra 36 e 45 anni, il 25% appartiene alla fascia 46-55 anni e il 15 % è di età superiore. 

La regolarità delle elezioni sarà certificata con la supervisione del Carter Center, del National Democratic Institute (fondato da Madeleine Albright ), dell’Independent Commission for Human Rights (ICHR)  e del governo della Giordania.

La CEC, Commissione Elettorale Centrale scrive nel suo sito in data 18 agosto “In questo contesto, la CEC osserva con preoccupazione le pratiche recenti delle forze di occupazione israeliane volte a sopprimere le libertà interferendo e ostacolando l’attività della macchina elettorale nel tentativo di influenzare il risultato delle elezioni. ”
Si può definire intromissione anche l’incitamento dell’Egitto, Giordania, Arabia Saudita ed Emirati per una riconciliazione fra Mahmoud Abbas e Mohammed Dahlan?

Mohammed Dahlan era capo della sicurezza di Gaza.  Fatah lo accusò di non aver saputo prevedere la vittoria di Hamas  nei sanguinosi conflitti scoppiati dopo la spaccatura post-elettorale. Gaza lo accusò di continuate appropriazioni di fondi  pubblici. Venne cacciato dalla Striscia nel 2007, tentò di insediarsi a Ramallah con i suoi fedelissimi e lì venne accusato d’ essere la causa del conflitto con Gaza, perché in combutta con potenze straniere (si tenga conto che George Bush stava facendo pressioni su Abbas affinché lo nominasse suo vice).

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Mohammed Dahlan con il premier israeliano E. Olmert

Su di lui negli anni si è detto  molto altro: aver procurato il polonio con cui venne avvelenato Yasser Arafat, essere collaboratore del Mossad per assassinare membri di Hamas. Espulso anche dalla Cisgiordania nel 2011, ha ottenuto la cittadinanza serba, vive tra il Cairo e gli Emirati Arabi Uniti, è consigliere speciale del principe ereditario di Abu Dhabi, viene  coinvolto in scandali sessuali e nuovamente  accusato di corruzione e condannato in absentia dalla Cisgiordania nel 2014, ma nel processo di appello del 2015 viene assolto perché al tempo dei fatti contestati “godeva dell’immunità parlamentare”.  Ora è libero di tornare nella West Bank  e immettersi di nuovo palesemente nell’arena politica palestinese.

Secondo Il Manifesto  Mahoud Abbas avrebbe già ammorbidito la sua posizione e “permesso”(*) a diversi militanti di Fatah ritenuti vicini a Dahlan di candidarsi alle elezioni municipali. Il rivale avrebbe ricambiato evitando di presentare liste alternative. 

Dahlan ricorre spesso nelle cronache del Medio Oriente, ed è noto a chi sia mediamente informato, tuttavia presso le giovani generazioni, sia in Gaza sia in Cisgiordania,  sembra non attirare grande attenzione. Chiedo al contatto in Cisgiordania se una riconciliazione dei due leader è da ritenersi probabile “La relazione fra i due è difficile e penso che all’inizio fossero motivi di natura personale. Penso che una conciliazione potrebbe avvenire per raggiungere ciascuno il suo obiettivo alle elezioni: aumentare le voci di Fatah. Intendo dire che i voti possono aumentare perché la gente che segue Dahlan potrebbe votare sotto l’etichetta Fatah se non ci saranno più divisioni interne. “

Manca ancora un mese alle elezioni, il monito della CEC sulle intromissioni israeliane può applicarsi anche alle pressioni in favore di Mohammed Dahlan, grande amico di Tel Aviv?

 

Ringraziamenti per le informazioni,
Thanks to
@Razan_Palestine

***

(*) La naturalezza con cui l’autore attribuisce ad Abbas un diretto potere di vietare o permettere le candidature è una rimozione della complicazione che caratterizza la politica della Cisgiordania e della difficoltà che incontra il Presidente Abbas a dare una parvenza di unità agli occhi della diplomazia internazionale. Una difficoltà che gli costa critiche di immobilismo e di attaccamento al potere. I sostenitori internazionali della causa palestinese talvolta assumono l’atteggiamento dei tifosi di una squadra, e ciò è molto diverso dall’osservazione e valutazione dei fatti. 

 

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