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Una bambola di carta nell’inferno della guerra di Cecenia

8 settembre 2016

mcc43

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“C’era una bambina, stringeva una bambola di carta, qualcosa che qualcuno aveva fatto per lei. Il mio amico gli chiede cosa fosse. Lei la solleva per farcela vedere, ma la bambola le sfugge di mano e si infila dentro un buco dove la strada bombardata sprofonda nella fogna. Lui si mette in ginocchio, si sporge più che può per cercare di riprenderla. Infilato dentro quel buco frugava con il braccio nella fogna cercando disperatamente di ripescare la bambola.
Allora ho tentato di farlo smettere, la bambina stava piangendo e vedevo che la gente cominciava a osservarci chiedendosi che cosa aveva quella bambina in lacrime.

Lui aveva ormai metà del corpo infilato nel buco, allora io l’ho preso per la gamba, lo scuotevo per fargli capire di alzarsi.
“Dai, dai andiamo, faremo qualcosa per lei, dopo… non così, non questo, la gente ci sta fissando.
Lui mi scalcia via e intanto lo vedo: ha  le lacrime agli occhi e mi grida
Era l’ultima cosa che aveva, maledizione, e l’ha persa. Vaffanculo, lo voglio fare.”

Mark Irkali, giornalista  a Grozny nel 2002

***

Prima Guerra di Cecenia  – Russia    1994 – 1996.
Morti civili: 50…100 mila?
Seconda Guerra di Cecenia – Russia  1999 – 2000/ 2009.
Morti civili: 22… 60 mila?

Tra la fine di dicembre 1999 e febbraio 2000 la “battaglia di Grozny” ne fece la città più distrutta al mondo. Furono anche i mesi di una delle guerre più spietate che si prolungò come guerra al terrorismo negli anni successivi, sotto il comando di Vladimir Putin, con campi di concentramento, dove era prassi la tortura e l’elettroshock dei prigionieri,  erano detti “campi di filtraggio” in un contesto di affari criminali e mafiosi: petrolio e ostaggi.

I Ceceni chiamano se stessi Nokci, parola d’incerta etimologia, sono divisi in un centinaio di clan, o Teip, di appartenza “pura”, sia per sangue che alla terra. Sono pastori e agricoltori, sono musulmani sunniti,  la maggioranza segue le tariqa, vie del Sufismo, Naqshbandiya, che ha un braccio combattente, e la Qadiriya. 

L’immagine della catena umana formata dalle donne cecene per impedire ai carri armati russi di muovere su Grozny fece il giro del mondo nel dicembre 1994, ma i tank entrarono lo stesso.

“Quando penso alle donne cecene – scrive l’autrice -, vedo davanti a me le sagome di quelle donne forti, che portano fuori il morto dal cortile contro il sole di mezzogiorno. Dietro di loro ristagna l’odore della putrefazione. E sento il coro delle cecene, il loro canto funebre”

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2 commenti leave one →
  1. 8 settembre 2016 1:29 pm

    Non si possono leggere queste cose e non provare un profondo muto dolore

    Liked by 2 people

  2. 1mariposa permalink
    13 settembre 2016 11:50 am

    Straziante

    Mi piace

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