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Palestina: The day after

9 settembre 2016

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Il giorno 7 settembre nell’articolo Caldo Autunno in Palestina: elezioni e prospettive di dialogo con Israele esponevamo possibilità e difficoltà riguardo alle prime elezioni congiunte dei Palestinesi e all’iniziativa di Putin per un confronto diretto Mahmud Abbas – Netanyahu.
Nel giro di 24 ore: elezioni sfumate e negoziati sabotati da Israele.

Le elezioni rimandate

Il giorno 8 settembre l’alta Corte palestinese di Ramallah ha ordinato la sospensione delle elezioni locali in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza in programma per l’8 ottobre. La corte terrà un’altra sessione per riconsiderare la questione il 21 settembre, scriveva Maannews fino al primo pomeriggio, poi l’articolo è stato modifica e la data è diventata 21 dicembre.
La decisione deriva dalle eccezioni sollevate da Hamas contro candidati delle liste di Fatah nelle circoscrizioni della Striscia, nonché dall’impossibilità di indire elezioni a Gerusalemme est.
Afferma la Corte che, non potendosi tenere ovunque, ma solo in Cisgiordania e a Gaza, non si tratterebbe di elezioni legali. Motivazioni quest’ultima stupefacente dal momento che le ultime elezioni indette per tutti i Palestinesi nel 2006 già escludevano Gerusalemme.

Perché a Gerusalemme non si può? Nel 1967, durante la cosiddetta Guerra dei Sei Giorni, Israele aveva occupato diversi territori e fra questi anche Gerusalemme est di cui a tutt’oggi mantiene il controllo militare. L’ONU e i principali paesi occidentali non hanno mai riconosciuto l’annessione di Gerusalemme est a Israele, ma questo non cambia in pratica la situazione. Pertanto ciò che la Corte ha scritto, pensandolo o senza rendersene conto, è che nessuna elezione congiunta West-Bank e Gaza potrà mai avvenire con crismi di legalità!

Ecco cosa scrive Mustafa Barghouthi, segretario generale di Palestinian National Initiative – a giudizio di molti politico capace per la successione al presidente Abbas – in un articolo che merita una lettura integrale.

mustafa-barghouti

Mustafà Barghouti

Quando sono state svolte le elezioni presidenziali e legislative, abbiamo fatto tutto il possibile per raggiungere Gerusalemme e la sua gente nonostante il divieto [israeliano] e gli arresti frequenti. Questo per sottolineare l’importanza della partecipazione del popolo di Gerusalemme alle elezioni, come una delle forme fondamentali di resistenza e per confermare il legame tra Gerusalemme e gli Arabi. Questo è ciò che deve essere ripetuto nel corso delle prossime elezioni comunali.”

Commenti dalle leadership? Fatah accusa Hamas “Noi riteniamo Hamas pienamente responsabile per aver impedito l’elezione presentendo dei ricorsi ingiustificati”. Hamas dichiara che Fatah è responsabile: “La decisione dell’Alta Corte [che ha sede a Ramallah] è politicamente motivata per salvare Fatah essendo le sue liste franate in varie località. Noi rigettiamo la decisione di cancellare le elezioni e chiediamo a tutti di assumere questa stessa posizione.”
Va detto che Gaza teneva veramente alle elezioni, come dimostra la percentuale di aventi diritto iscritti alle liste elettorali: 80%, molto più che nella West Bank. Va pure detto che in Cisgiordania il rischio di un ritorno in scena di Mohammed Dahlan, supportato dall’Egitto e da Israele, era autentico. 

Può essere facile accusare i Palestinesi, popolo e leadership, di non saper fare fronte comune di fronte alla potenza occupante il cui atteggiamento è quotidianamente oltremodo condannabile, ma ogni giudizio deve tener conto di una condizione di rara ingiustizia in cui vive questo popolo diviso dal 1948, senza possibilità di una vita politica basata su una democrazia funzionante, tenuto in stand by dal consesso internazionale, trascurato dai paesi arabi, abbandonato all’arbitrio di Tel Aviv.

.

 Trattativa a Mosca delegittimata

Il Ministero degli Esteri russo ha annunciato Giovedì 8 settembre che Abbas e Netanyahu hanno accettato “in linea di principio” di incontrarsi a Mosca per un colloquio che i russi sperano possa rilanciare il processo di pace in Medio Oriente, ma sono ampi gli spazi indefiniti, a partire dalla data in cui l’incontro dovrebbe aver luogo. Come esposto nell’articolo di questo blog citato all’inizio, Mosca tiene a questa iniziativa per esplicitare il proprio ruolo cardine nel Medio Oriente e a Israele serve mettere uno stop a eventuali iniziative americane. Tuttavia per Israele è sufficiente che la proposta sia sul tavolo, farla avvenire non è di suo interesse. Ogni ostacolo è benvenuto.

Provvede una stazione televisiva israeliana, Channel 1, con la notizia dell’avvenuta scoperta da parte di due ricercatori israeliani di un documento da cui risulta che Mahmoud Abbas aveva lavorato per l’agenzia di intelligence sovietica, il KGB, pur vivendo in Siria, nei primi anni 1980. I ricercatori sostengono che stanno emergendo informazioni sufficienti per screditare l’onestà di Mosca come mediatore nei colloqui di pace.

Il cosiddetto  documento proverrebbe dal dossier Mitrokhin, inesauribile mole di annotazioni manoscritte in russo copiate da documenti del KGB. L’ex-funzionario aveva cercato di venderle agli americani, i quali sospettarono trattarsi di materiale falso, furono acquistate poi dal controspionaggio britannico. Gli originali non sono consultabili, è il SIS britannico a compilare dei report che invia paese per paese. 

“Lo straordinario valore storico dell’archivio e la sua segretezza hanno però reso quei documenti una delle leve con la quale nei primi anni del secolo la truppa berlusconiana mosse una formidabile macchina del fango. Il Dossier Mitrokhin andò ad alimentare e ad inquinare i lavori della commissione parlamentate d’inchiesta su Telekom Serbia e di quella non meno famigerata che prese il nome del padre del dossier, che dal 2002 fino alla sua vergognosa chiusura produsse una mole di calunnie, per lo più incredibili già a prima vista. La Commissione Mitrokhin si segnalerà in assoluto come fonte di storie incredibili, perché se la Telekom Serbia mirava a bollare Romano Prodi e altri big del centrosinistra come corrotti, quella presieduta dal vulcanico senatore Paolo Guzzanti presenterà agli italiani Romano Prodi nell’incredibile veste di agente di Mosca.”

In 24 ore i siti pro-israeliani moltiplicano, commentano e ampliano la notizia. A big deal, titola israellycool“obiettivo principale di Abbas è stato il sovvertimento della Sinistra europea e israeliana”.
Che Putin fosse funzionario del KGB è storia, ma la sigla accostata al nome di Mahmoud Abbas sortisce l’effetto voluto da Israele sulla figura di Abbas e sull’iniziativa. 

 L’ipocrisia di frugare nel passato dell’avversario mentre si chiudono in prigione senza accusa i suoi figli,
si arrestano i suoi bambini, si trattengono le salme dei suoi morti,
si irrompe nottetempo nelle sue case,
si demoliscono le sue abitazioni
per costruire su quel suo terreno le proprie. Gideon Levy  scrive
“Israel may not be Nazi, nor even a fascist state.
Yet it is a member of the same terrible family, the family of evil states.

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