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Michel Aoun e Hassan Nasrallah

L’elezione a Presidente di Michel Aoun suggerisce che dal braccio di ferro delle capitali che contano in Libano: Teheran, via Hezbollah, e Ryad, via Hariri, quest’ultima esce sconfitta. Presumibilmente scontenti la Francia, che puntava su Samir Geagea, e gli Usa, che annoverano Saad Hariri fra i loro fedelissimi.

Scrivevamo  a maggio 2014 nell’articolo Libano: le difficili alchimie per eleggere un Presidente   dei vari interessi stranieri che premono sulla politica libanese e sull’avvio delle discussioni per l’elezione presidenziale:

Le tattiche dei due blocchi variano: far mancare il quorum, votare scheda bianca, presentare un candidato manifestamente inaccettabile.
Quest’ultima  sembra la preferita dall’Alleanza 14 Marzo [
Hariri] che ha indicato Samir Geagea, il quale molto si sta adoperando sulla scena internazionale viaggiando fra Arabia Saudita ed Europa, accusando i correligionari Maroniti della coalizione avversaria per lo stallo cui è giunto il Parlamento. La verità è che mai gli Sciiti, fiancheggiatori dei profughi Palestinesi, convergeranno sul nome di Geagea  che fu alleato di Israele durante la guerra civile. E lo dichiarano apertamente.
L’Alleanza 8 marzo [Nasrallah] non ha avanzato candidature ufficiali e segue la tattica del boicottaggio delle sedute. […]  è priva di ambiguità su un solo punto
: è disponibile a votare esclusivamente candidati fortemente schierati a difesa della sovranità territoriale del Libano, in altre parole: che non abbiano agganci con Israele.  […] Secondo i rumors, il nome con qualche possibilità di diventare il candidato di largo consenso è quello del generale Michel Aoun, Maronita nel campo dell’Alleanza 8 Marzo e capo del  FPM.  Fonti anonime di Hezbollah  fanno trapelare che potrebbe avere il loro voto qualora si candidasse, ma il generale è deciso a esporsi solamente se si conclude una preventiva intesa fra le due coalizioni. “

L’elezione odierna mostra che Aoun ha vinto alle sue condizioni, anche se ciò ha tenuto la politica libanese in un surplace di due anni, interrotto proprio quando il partito di Hariri ha abbandonato il candidato Geagea e dato il sostegno ad Aoun  “per il bene del Libano“. Dopodiché il partito di Hezbollah ha annunciato che avrebbe interrotto il suo boicottaggio delle sedute parlamentari rendendo possibile raggiungere il quorum.

Sono stati due anni in cui Tammam Salam ha ricoperto sia la carica di Primo Ministro sia quella di Presidente ad interim. Due anni in cui ha dovuto affrontare l’aggressione jihadista e il sequestro di soldati da parte di Al Nusra, una serie di attentati, la straordinaria mobilitazione popolare You Stink per la crisi dei rifiuti a Beirut e contro la corruzione dei sistema politico, nonché le proposte di cambiamento istituzionale per arrivare all’elezione diretta del Presidente.

Il sostegno degli Sciiti Hezbollah, la forza politica più coesa nonché potente formazione militare in un paese dal debole esercito, alla presidenza Aoun indica agli osservatori il passaggio del testimone da Damasco a Teheran. Per molti anni la regola imposta dai siriani era “voi pensate agli affari, noi pensiamo alla politica” e ogni grande decisione veniva presa o ogni crisi risolta con una telefonata a Damasco.

D’ora in poi saranno, più scopertamente, i Guardiani della Rivoluzione iraniana a intonare il coro della politica libanese. Il cambiamento era nell’aria, perchè di recente gli inquirenti hanno emesso mandati di arresto contro ufficiali siriani, molto vicini ad Assad, con l’accusa di  complotto per le bombe alla moschea di Tripoli nel 2013.

Il nuovo Presidente, tuttavia, non dovrebbe rappresentare un nemico per Damasco, stando alle dichiarazioni di supporto del governo siriano nel 2012, a guerra civile già iniziata, com’era ovvio attendersi da un politico in buoni rapporti con Hezbollah.

Mano tesa ora all’Arabia Saudita, che gli ha fatto recapitare un invito che Aoun ha accettato assicurando “vogliamo migliori relazioni con l’Arabia Saudita”    

Pochi giorni prima dell’elezione di Michel Aoun, il politologo  Rami G Khouri dell’Università Americana di Beirut scriveva amaramente e autorevolmente:

“Ora che  il Libano entra in una selvaggia  ridda di speculazioni e di anticipazioni di quello che succederà poi, l’accordo  ribadisce che in politica non esistono principi, solo interessi; e il mondo politico libanese ha riconfermato che l’auto-interesse dei singoli politici a conservare il loro potere è l’interesse che prevale in tutti. In cambio del sostegno ad Aoun Saad Hariri sarà nominato Primo Ministro. Ciò servirà a frenare un po’  il lento declino di Hariri come un leader politico credibile nel paese.”

 

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