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Il Movimento dei Poveri in Egitto: l’11.11 di Haraket Ghalaba

3 novembre 2016
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mcc43

Si espande nei social media l’appello di “Haraket Ghalaba”, il Movimento dei Poveri, che chiama gli Egiziani a una grande sollevazione il giorno 11 novembre. Nel 2011 si disse che la rivoluzione contro Mubarak era stata preparata in Facebook, ora in Facebook si fa conoscere Haraket Ghalaba: è possibile il medesimo scenario? Si tratta di una velleità ? Di una trappola?

Mentre le origini della campagna rimangono incerte, vien detto che il portavoce  di Haraket Ghalaba, Yasser al-Omda, lancia gli appelli dalla Turchia. La sua pagina Facebook [ndr. oscurata il 2.11] ] è in crescita di consensi, i video vengono rilanciati dagli account e media egiziani; il movimento stringe legami con i sindacati e dichiara di voler ottenere l’appoggio delle ONG europee.

Dall’altra parte dell’oceano, riporta Egyptindependent,  il giornalista egiziano a New York Moustafa Elhusseiny in un video in Facebook espone le ragioni per aderire alle proteste.

“Indipendentemente da qualsiasi appartenenza politica o religiosa, dobbiamo protestare per combattere l’ingiustizia, per salvare il nostro paese, prima di svegliarci un giorno e trovarci senza cibo, dobbiamo combattere in strada per un tozzo di pane. Dobbiamo scendere nelle strade per evitare che le circostanze peggiorino; protestare per realizzare il sogno di un paese dignitoso con la libertà e la giustizia sociale nelle quali si progredisce attraverso il lavoro, non con i favoritismi. Se ci ribelliamo possiamo fare il cambiamento perché il regime attuale è molto più debole di quello di Mubarak. Se protestiamo da soli saremo uccisi, ma se lo faremo insieme salveremo il nostro paese. “

Sollevazione popolare?

egitto-polizia-bombole-gas

C’è rabbia per i privilegi, come si vede in questa immagine che mostra i vantaggi di chi indossa una divisa e può ottenere più di quanto gli spetta

Haraket Ghalaba fa leva sulle reali difficoltà delle famiglie egiziane, fiaccate da un vertiginoso e quotidiano aumento dei prezzi, dalla carenza di generi di prima necessità, medicine e dispositivi per le infusioni; da aumenti delle tasse del 13% e dell’elettricità del 40%,come per lo zucchero sovvenzionato portato allo stesso livello del mercato libero.

Si calcola che il 65% degli egiziani viva sotto la soglia di povertà e filtrano dai media notizie drammatiche. Pressata dall’indigenza un’intera famiglia egiziana si è data la morte con un pasto avvelenato, mentre in una città del Delta un uomo si è recato su un ponte del Nilo per darsi fuoco. Sono notizie che iniziano ad apparire nei media onlineegitto-sisi-zucchero e presto vengono oscurate, ma le scene della folla davanti ai punti di distribuzione per una bombola di gas, un po’ di zucchero o una razione di riso segnalano che la base del paese vive nella disperazione, pur con qualche residuo di ironia verso il potere.

Ma è diffusa anche una sorta di “sindrome di Stoccolma” e molti assumono come necessarie queste privazioni per il bene del paese. L’invito a “mangiare di meno” era venuto già egitto-povertà-molti mesi fa da Al Sisi, che ora ribadisce agli Egiziani che le loro sofferenze salveranno il paese.  

Sarà capace di ribellarsi sulla base di interessi comuni una popolazione frammentata politicamente, culturalmente, religiosamente?
Una popolazione che dal 2011 è varie volte scesa in piazza; molti anche contro il proprio interesse, come le masse che rifiutarono la pur conquistata legalità istituzionale sostenendo la destituzione da parte dei militari del presidente regolarmente eletto, Mohammed Morsi.

Che vi sia un’aspettativa nell’aria lo conferma l’inattesa uscita da un silenzio lungo tre anni di Mohammed El Baradei, vicepresidente per cinque settimane dopo il golpe 2013. Con una “Dichiarazione” pubblicata nel suo account Facebook l’1 novembre, riassume le ragioni che lo videro in contrasto con i militari e lo portarono alle dimissioni. Dopo la sorprendente affermazione d’esser stato all’oscuro dell’avvenuto arresto di Morsi, conclude:
“E’ superfluo dire che la mia opinione era ed è ancora che il futuro dell’Egitto sta nel raggiungere una formula di giustizia che si basi sulla libertà, la democrazia, la giustizia sociale,  la scienza e la cultura. Dio salvi l’Egitto e il suo popolo.”
Questo non è un endorsement della ribellione, ma un tempestivo rientro in scena  in vista di eventuali transizioni di potere, ma resta nell’impietosa memoria del web l’altra dichiarazione nell’immediatezza del golpe: “questo non è stato un golpe”.

Solo una velleità? 

Ai messaggi di Haraket Ghaliba fanno eco articoli in Ikhwanweb, il sito ufficiale in lingua inglese dei Fratelli Musulmani, che invitano la popolazione a ribellarsi.
“Ai patrioti d’Egitto, uomini e donne di questo paese, giovani e vecchi … E’ imperativo muoversi per salvare la nave della patria già sul punto di affondare. Tutte le forze devono unirsi per rovesciare il regime del colpo di stato militare e riportare il ruolo dell’esercito a quanto stabilisce la Costituzione. L’oppressore deve essere fermato, solo così possiamo salvare la patria nostra e dei nostri figli. Come al 25 gennaio 2011 la Rivoluzione deve ritrovare il suo slancio con le masse in tutte le piazze e le strade d’Egitto, fino a che si saranno riacquistate libertà e dignità, volontà e la ricchezza ora sperperata da traditori corrotti.”

Queste dichiarazioni probabilmente sono lo sfondo della convinzione che Haraket Ghalaba abbia origine nella Fratellanza, sebbene il responsabile del loro ufficio statunitense, Mohamed Al-Sharqaw, abbia definito il piano per le proteste come una “follia politica”, invitando i sostenitori dei Fratelli ad astenersi da proteste che ritiene destinate a fallire prima ancora di iniziare.

Ciononostante i media vicini al regime danno per sicuro che dietro Ghalaba vi siano i Fratelli Musulmani e parlano di un loro piano per destabilizzare l’Egitto. Non mancano le prese di posizione fedeli al governo di alcuni partiti e qualche gruppo di cittadini ha manifestato contro l’iniziativa “11.11”.

Anche lo storico movimento 6 aprile, in prima fila nel 2011, poi preso di mira nell’era di Al Sisi con molti suoi membri uccisi o incarcerati, prende le distanze sostenendo trattarsi di un complotto straniero.
Il portavoce del gruppo ha dichiarato ad Al Monitor:
“Anche se non si può negare che l’attuale regime è oppressivo e ha messo al bando le proteste, soffocato la società civile e la libertà d’espressione, la campagna Ghalaba è istigata da regimi avversari che risiedono in Turchia e Qatar. Mancano di una reale comprensione del panorama politico in Egitto e delle sfide che abbiamo di fronte […] e dei Fratelli Musulmani semplicemente non ci fidiamo.”

La reiterazione mediatica che dietro le proteste ci sono i “reduci” dell’epurata Fratellanza è una mossa del regime che funzionerà certamente da deterrente presso molti settori della pubblica opinione, e che risveglia i ricordi delle sanguinose repressioni del 19 agosto 2013.

Una trappola? Per chi?

Da vari mesi il governo di Sisi naviga in acque agitate e il suo carisma internazionale è drasticamente ridimensionato (2015: Il lento inabissarsi del carisma di Sisi http://tinyurl.com/jksxekm ] da una serie di conflitti diplomatici.
Alla cessione delle isole del Mar Rosso ai Sauditi, che molto ha contrariato l’opinione pubblica, è seguita una fase di allontanamento dall’Arabia, con una votazione all’Onu in contrasto con i Sauditi.

L’appoggio e le forniture militari al generale libico Haftar – che combatte il governo di Tripoli – lo mettono di traverso all’azione dell’Onu.
I legami sempre più stretti con la Russia e le esercitazioni navali congiunte, rendono freddi quelli con gli Usa; insieme al fallimento nella lotta all’Isis in Sinai consente al sito vicino al Mossad, Debqa_file, di lanciare uno psyop dal titolo “Sisi chiede a Obama un intervento militare per salvare l’Egitto dall’Isis “.  

C’è unanimità nello SCAF (Supremo Consiglio delle Forze Armate) su questi equilibrismi? Scrive un giornale egiziano:
Il Mossad, che spesso sa più di quanto sappiano gli analisti egiziani, per la sua vicinanza al regime militare in tutti i suoi livelli, ha rivelato che si combatte una guerra feroce nei corridoi del golpe e, ovviamente, non sarà a favore del popolo, anche se dovesse concludersi con la partenza di Sisi, ma una difesa dei loro interessi”.
La natura stessa dello SCAF lo rende credibile, ma occorre ricordare che il metodo Mossad è far filtrare verità aggiustate e con una tempistica che è essa stessa un messaggio. Vista la collaborazione molto stretta di Sisi con Israele, dopo le relazioni tese del periodo Morsi, è da supporre che Tel Aviv guardi con scarso entusiasmo un cambio di leadership.

Due circostanze degli ultimi giorni aprono degli interrogativi.
-In una settimana sono stati uccisi due alti ufficiali e un terzo è scampato all’attentato (*1). Questi crimini si potrebbero collegare ad un proclama uscito nei social media in cui si annuncia la programmata uccisione di un certo numero di ufficiali, motivata dalla loro responsabilità per le violenze contro i manifestanti anti-golpe.

soldato-egitto-proteste

Link al video You Tube, in arabo

-In You Tube sono comparsi video nei quali un sedicente ufficiale, a volto coperto e con la voce modificata, invita alla sollevazione contro Al Sisi. Una finzione degli organizzatori del Movimento per dare maggior vigore all’appello alla sollevazione? O qualcuno vuole rendere noto al presidente che non dispone più del compatto sostegno dai militari?
Non si può nemmeno escludere che al governo stesso non dispiaccia che all’ 11.11 scoppi una ribellione che giustificherebbe una repressione esemplare e un’altra ondata di epurazioni di avversari politici, tutti etichettati, lo siano o no, come Fratelli Musulmani.

 

consulenza di Wahed Masry 

 

 

nota *1 il 4 novembre un terzo ufficiale è stato assassinato
citazione da articolo trad, automatico “uno dei pilastri della guerra , l’ esercito egiziano , nel Centro della città di El Arish, Venerdì, a mezzogiorno, il dibattito circa le cause e le motivazioni delle operazioni di assassinio alti ranghi, che sono stati ripetuti  in un breve periodo, non superiore a due setimane.”

Google+

 

 

 

 

6 commenti leave one →
  1. 3 novembre 2016 10:27 pm

    Io spero sia vero di questo movimento…questi scritti su FB…mi ricordano tanto i ciclostili che giravano un tempo, non molto lontano anche in Italia…
    La forza popolare, la ribellione ha bisogno di voci che emergano e chiamino a raccolta; che ricordino al popolo che devono unirsi per ottenere ciò che gli spetta…

    Quello che mi giunge strano è che si dia indicazione del giorno della scesa in piazza…in un paese dove usare le armi non è poi così difficile…
    Io sono con loro.

    Liked by 1 persona

    • 4 novembre 2016 9:26 pm

      Sono perplessa… temo una trappola per quelli che avranno il coraggio.
      In quanto all’indicazione della data, credo vogliano ricordare il 20_11 anno della grande rivoluzione..
      Anche io sono con loro, con tutto il cuore : pane e libertà… le esigenze umane basilari

      Liked by 1 persona

  2. Marc permalink
    4 novembre 2016 9:28 pm

    Che sia la volta buona, ma ne dubito

    Mi piace

  3. 4 novembre 2016 10:58 pm

    Hanno sicuramente presente l’esperienza di Morsi. La libertà conquistata in piazza in pochi mesi minacciava di ammantarsi nientemeno….che della Shari’a. Anche gli esempi di Libia e Siria devono riuscire poco incoraggianti per molti egiziani.

    Ingerenze esterne, tentativi di imporre agende politiche oscurantiste, maneggi volti a creare divisioni settarie. Niente di buono. A peggiorare la situazione ora serpeggia la fame; rischiano di saltare per aria al primo inghippo.

    Liked by 1 persona

    • 4 novembre 2016 11:29 pm

      Ci si casca per colpa dei media che poco si informano e molto rimaneggiano per creare clamore. La Costituzione vigente in Egitto dopo il colpo di stato e approvata con referendum nel gennaio 2014 conferma la legge della Sharia.
      Differisce da quella di Morsi perché vieta i partiti che espressamente si dichiarano religiosi, ma aumenta ulteriormente, direi sfacciatamente, i poteri dell’esercito. In pratica: la religione è stata presa in ostaggio dai generali. Dal Ministero degli Affari Religiosi vengono settimanalmente le linee guida dei sermoni del venerdì. E’ scandaloso che la maggior parte degli imam accetti.
      Non so quanto si paragonino agli altri paesi, penso che a frenare la rivolta degli egizioni sarà semplicemente la paura. Forse la rabbia ispirata dalla fame, che è reale, si sfogherà in gesti di disperazione personale o di conflitti fra gruppi che paragoneranno i loro guai con apparenti vantaggi di altri gruppi. Niente di buono, proprio niente temo anche io.
      http://www.ilpost.it/2013/12/03/nuova-costituzione-egitto/
      Grazie del commento.

      Mi piace

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