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Il 7° Congresso di Fatah: svolgimento, conclusioni e discorso di Mahmoud Abbas

6 dicembre 2016

mcc43

Il 7° Congresso di Fatah si è chiuso il 3 dicembre.
Ricostruzione dei lavori e conclusioni.

Punti principali:
-Obiettivi del 7° Congresso
-Composizione dell’Assemblea, polemiche
-Mahmoud Abbas: reincarico e discorso
(Balfour, Oslo, Israele, Hamas, Trump)
-Elezione  Comitato Centrale e Consiglio Rivoluzionario
-Chiusura e commenti

Sul percorso preparatorio del 7° Congresso vedere:  
Palestina prepara il settimo congresso di Fatah (link)

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Obiettivi del 7° Congresso

I delegati di base del partito Fatah sono stati chiamati a discutere la situazione interna palestinese, riorganizzare il fronte interno, affrontare il tema del rapporto con Hamas, renderne effettiva la riconciliazione firmata a maggio 2011 e integrarne i rappresentanti nelle istituzioni esecutive e legislative dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, OLP, e dell’Autorità Palestinese, AP. 
Hamas aveva dato segnali collaborativi a settembre, quando Khaled Meshaal, capo del politburò, ammise gli errori di Hamas dopo le elezioni del 2006: “L’esperienza ha dimostrato che ottenere la maggioranza alle votazioni è importante, ma non così importante da far abbandonare l’unità nazionale o intraprendere il processo decisionale da soli“. Non presente al Congresso, Meshaal ha affidato al  suo portavoce l’assicurazione “Siamo partner nel nostro paese, nella nostra lotta, nella nostra causa e nelle decisioni, siamo pronti per tutte le esigenze che ne conseguono” nella fiducia che il Congresso rafforzerà l’unità nazionale ha precisato.
 

L’Assemblea e le accuse di Mohammed Dahlan
L’ Assemblea contava 1322 delegati presenti, erano assenti i 75 delegati Fatah di Gaza ai quali Israele aveva negato il permesso di uscita. Il 73% veniva da Cisgiordania, Gerusalemme Est e Gaza,  i restanti erano Profughi, soprattutto da Libano, Giordania e Tunisia.
donne-women-fatah-congressPercentuale di delegati donna: 11% .
I cristiani erano il 2%.
Il 21 % del totale era stato scelto nei due anni precedenti con consultazioni locali, anche a livello di organizzazioni professionali, nella Striscia e in Cisgiordania, così da immettere una componente nuova e più giovane dell’assemblea. 

Il numero dei delegati nettamente inferiore ai duemila del congresso 2009  ha dato il via a speculazioni. Alcuni osservatori hanno espresso il timore che aver escluso parte della vecchia guardia potesse staccare Fatah dalla sua base rafforzando il controllo sul partito da parte dell’organo di governo, l’Autorità Palestinese.  Esclusioni che hanno suscitato clamore mediatico sono state: l’arresto e il licenziamento del portavoce di Fatah nel distretto di Gerusalemme est e l’espulsione dell’organizzatore di un convegno in Cisgiordania. In entrambi i casi su iniziativa di un ente denominato Fatah’s Anti-Delinquency Committee le cui motivazioni non sono state rese pubbliche. Che si sia trattato di “epurazione” lo sostengono gli interessati che non appartengono alla vecchia guardia del partito e che sono fiancheggiatori di Mohammed Dahlan (nota1).
Sempre da questo versante provengono le accuse di repressione del dissenso che Dahlan rivolge ad Abbas, riprese dai media internazionali che ricalcano le tesi dei media israeliani,
nel solco della notizia precedente “La corte costituzionale di Abbas ha tolto l’immunità parlamentare a Dahlan”. La Corte è una recente istituzione di Abbas, decisione che rientra nelle sue competenze; il verdetto emesso conferisce ad Abbas la facoltà di rimuovere l’immunità a tutti i 132 membri del PLC, Consiglio Legislativo Palestinese, istituito con gli accordi di Oslo e attualmente inattivo; non rinvenuti articoli a conferma che Abbas abbia effettivamente disposto in tal senso.
In risposta al Congresso di Ramallah, Dahlan ha annunciato un convegno parallelo da tenersi in data non ancora precisata in Egitto o in un paese europeo, se non sarà possibile a Gaza. A Gaza non sembra proprio possibile, visto l’atteggiamento ufficiale di Hamas dichiarato al Congresso.

Alla cerimonia di apertura hanno presenziato 40 delegazioni provenienti da 20 paesi.neturei-karta-ramallah-palestine-fatah
Da notare la presenza dei rappresentanti di Neturei Karta, l’Organizzazione internazionale degli Ebrei ortodossi contro il Sionismo.
(nota2)

La parte seguente dell’articolo si basa su  Wafa.ps, l’agenzia ufficiale dell’Autorità Palestinese http://tinyurl.com/jrr9bzo, e varie integrazioni da Maan News http://tinyurl.com/j68pj8z  e altre testate del M.O.

 

Mahmoud Abbas: reincarico e discorso 

Primo giorno del Congresso, votazione della leadership: Mahmoud Abbas rieletto all’unanimità. Conserva pertanto il doppio incarico presidenziale di AP e di Fatah; l’acclamazione è dl partito, mentre nella posizione di leader dell’Autorità Palestinese è oggetto di critiche come ogni altro politico in carica. 

Secondo giorno, discorso di Abbas: ha parlato più di due ore e mezza, perché interrotto 300 volte dagli applausi. Oltre all’omaggio ad Arafat, agli altri fondatori del movimento e martiri –  gli stessi che Israele definisce terroristi – oltre a sottolineare la grave situazione dei prigionieri palestinesi in Israele – alcuni in sciopero della fame e senza le cure necessarie – Abbas ha relazionato sull’attività dei sette anni trascorsi dall’ultimo congresso, sottolineando i successi conseguiti da AP,  in particolare l‘ottenimento dello status di paese osservatore all’Onu.  

Rivolgendosi ad Hamas, ha ringraziato Khaled Meshaal per il solidale messaggio di pace e ha sollecitato la dirigenza di Gaza a partecipare a elezioni presidenziali e legislative con tutte le fazioni dell’OLP e della Jihad islamica, come “via più breve per raggiungere l’unità nazionale“, ribadendo che non potrà  esistere uno Stato Palestinese senza la Striscia di Gaza.

abbas-abu-mazen-congresso-fatahSulle questioni regionali Abbas ha sottolineato che AP non interferisce negli affari di altri paesi arabi e non permetterà a nessuno di interferire in quelli della Palestina.
Appare questo un messaggio all’egiziano Al Sisi che si è proposto mediatore di colloqui con Israele,  poiché Abbas ha altresì ricordato gli sforzi della Francia per una conferenza internazionale “da tenere entro l’anno”. Messaggio fra le righe anche alla Giordania e altri stati arabi per le pressioni in favore di Dahlan. La questione dell’indipendenza di Fatah, e quindi dell’Autorità Palestinese, è stata spesso ribadita come motivo di orgoglio nelle interviste dei delegati.

Su Israele Abbas ha riconfermato i capisaldi della sua politica di fedeltà agli accordi di Oslo del 1993, quando Arafat riconobbe lo stato di Israele, ma – ha sottolineato – non vi sarà riconoscimento di uno “stato ebraico” come esige Tel Aviv.  Ha ricordato l’illegalità degli insediamenti e l’Occupazione confermando la posizione di AP: la soluzione dei due stati con Gerusalemme Est come capitale dello Stato Palestinese lungo i confini del 1967. Questa parte del discorso è visibile nel video, con sottotitoli in inglese.

Ha ribadito la “necessità” di negoziare con Israele e, rivolgendosi agli Israeliani: “vogliamo la pace in conformità con il diritto internazionale”. Ha tenuto altresì a difendere la propria partecipazione alle esequie di Shimon Peres, decisione a suo tempo molto criticata da alcuni commentatori palestinesi.

Sull’ondata di violenze iniziate da ottobre 2015 nei Territori Occupati, ha detto che i Palestinesi hanno bisogno di difendere la loro causa con una “intifada di cervelli”.  Tali dichiarazioni riflettono l’atteggiamento tenuto da AP sui recenti disordini, caratterizzati principalmente da attacchi portati da soggetti  palestinesi non affiliati politicamente che hanno causato la morte di 34 cittadini israeliani e l’uccisione di 241 palestinesi da parte dei militari israeliani.

balfour-dichiarazione-letter

Dichiarazione Balfour

Mosse diplomatiche: Abbas ha annunciato di voler presentare al Consiglio di Sicurezza  ONU una nuova richiesta di adesione come stato membro. 
Poiché il 2 novembre 2017 sarà il centenario della Dichiarazione di Balfour (nota3ha annunciato: “Abbiamo avviato il dialogo con il governo britannico affinché dichiari le proprie scuse per aver fatto quella promessa e ripari il danno causato alla nostra gente, alle risorse e alla nostra nazione, e adempia alla necessità di riconoscere lo Stato di Palestina.

“Non sappiamo niente di lui, è il suo popolo che l’ha eletto, non noi. Se vuole parlare, noi ci stiamo”. Così ha sbrigativamente liquidato la questione della nuova presidenza Trump, ma in realtà l’Autorità Palestinese non vuole farsi trovare completamente impreparata. E’ già stata creata una commissione apposita di cui fanno parte personalità importanti della diplomazia palestinese (nota4). A questo Trump-team è stato affidato il compito di definire quanto AP sia pronta a fronteggiare le sfide poste dalla nuova amministrazione americana; avrà inoltre il compito di fornire report quotidiani che includano anche analisi dei consulenti palestinesi  che ricoprono incarichi nelle università americane.

Elezione del Comitato Centrale e
del Consiglio Rivoluzionario

Nella terza giornata di Congresso i delegati hanno discusso le memorie presentate dai vari comitati locali e formato la commissione responsabile della supervisione delle elezioni interne.
La quarta giornata è stata dedicata alla registrazione delle candidature.
Per i 18 posti elettivi del Comitato Centrale erano iscritti 64 candidati; gli eletti sceglieranno successivamente altri quattro membri, tenendo conto che, per statuto, nella composizione finale devono essere presenti una donna, un cristiano e un membro della sicurezza.
Erano 423 i candidati per gli 80 seggi del Consiglio Rivoluzionario, ai quali gli eletti aggiungeranno altri 50 membri scelti tra le forze di sicurezza, la diaspora e i prigionieri, portando il numero totale a 130 membri.
A seguire nel corso della giornata la votazione e lo spoglio.
Domenica 4 dicembre, quinto e ultimo giorno sono stati comunicati i risultati. 

-Per il Comitato Centrale il maggior numero di voti è andato a Marwan Barghouti, prigioniero a vita in Israele; un grande successo, ha detto personalmente Abbas in una telefonata alla moglie di Barghouti.
Al secondo posto Jibril Rajoub, ex capo della sicurezza in Cisgiordania, che deve la sua popolarità all’essere presidente del Palestinian Football Association e all’essere stato uno dei pupilli di Arafat.
Entrambi sono visti come potenziali successori Abbas, ma questo si saprà quando il Comitato Centrale si riunirà per la prima volta e sceglierà il Segretario. Secondo le voci, Saeb Erekat, sarebbe il favorito di Abbas, ma tenendo conto della sua  lunga esperienza di negoziatore e la notorietà in campo internazionale si potrebbe considerare la scelta più ragionevole.

-Circa la composizione del  Consiglio Legislativo mancano dettagli.

-Chiusura e commenti

Ovazione finale per Mahmoud Abbas.  Aver realizzato il Congresso è di per sé un grande successo, ancor di più lo è tenendo conto dei segnali di collaborazione confermati da Hamas.
Per anni l’accusa è stata la mancata celebrazione del Congresso. Ora, facendo eco ai media israeliani, la critica è diventata: è stato celebrato per rafforzare il controllo di Abbas sul partitoLa testata libanese Daily Star, di proprietà di Saadi Hariri, portavoce dei paesi del Golfo sostenitori di Dahlan, scrive “Mentre Abbas ha cementato il suo controllo sul movimento, la ri-elezione di sostenitori del partito e lealisti di Abbas è destinata a dare un’immagine pubblica di Fatah come di un movimento stantio, invecchiato, incapace di rispondere al sogno dei Palestinesi di avere uno stato ed è scollegato dalle preoccupazioni del comune cittadino palestinese. “

In vetta alla diffamazione italiana della causa palestinese un articolo di Formiche.net “Così Mahmoud Abbas avvia la rottamazione in Palestina“, ma sulla natura e la funzione di questa rivista si rimanda a un vecchio articolo dell’Espresso, leggibile in Dagospia 

Al di là delle propagande pretestuose, il risultato della ri-legittimazione della leadership di Abbas è averlo posto nelle condizioni di convocare l’OLP: il Parlamento “dei” Palestinesi, istituzione titolare dello status di Osservatore all’Onu, nel quale convergono tutti i partiti e le fazioni politiche.  Abbas, o eventualmente il successore, dovrà in quell’occasione sottoporsi al voto per l’elezione del Presidente ( e lo stesso avverrà per i membri del Consiglio Nazionale Palestinese e della Commissione palestinese indipendente per i diritti del cittadino). (nota5)

[ in Al Monitor eccellente articolo di commento ai lavori ]

Note

Nota1) Mohammed Dahlan era il capo della sicurezza a Gaza fino al 2007, l’anno della sua cacciata. Da un lato, Fatah lo accusa di non aver saputo prevedere  la vittoria sul campo di Hamas, dall’altro Gaza lo accusa di continuate appropriazioni indebite di fondi  pubblici. Dahlan ripara a a Ramallah con le forze a lui fedeli, e lì si attiva come elemento di disturbo. La leadership di Fatah lo accusa di aver provocato il conflitto con Gaza in combutta con “potenze straniere”, intanto George Bush fa pressioni su Abbas affinché lo nomini suo vice. Si trova coinvolto nel mistero della morte di Arafat, sospettato di aver procurato il polonio con cui venne ucciso, causa accertata dall’ultima autopsia.  . Collabora con il Mossad per l’eliminazione di membri di Hamas, viene coinvolto in scandali sessuali e nuovamente accusato di corruzione. La condanna è stata emessa in absentia nel 2014, essendo stato espulso da Ramallah nel 2011. Mohammed Dahlan, che intanto ha ottenuto la cittadinanza serba, vive tra il Cairo e gli Emirati Arabi Uniti, consigliere speciale del principe ereditario di Abu Dhabi secondo la Saudi Gazette, altamente elogiativa di Dahlan.

Nota2) Un delegato, Uri Davis, Ebreo di Israele, era stato eletto al Consiglio Rivoluzionario durante il sesto Congresso nel 2009.

Nota3) E’ un documento ufficiale, una lettera del ministro degli esteri inglese Arthur Balfour a Lord Rothschild del movimento sionista  nel Regno Unito, nella quale è scritta l’approvazione per la creazione  di un “focolare ebraico in Palestina”.  Sulle ragioni dietro questa promessa, wikipedia .

Nota4) I membri della commissione sono Saeb Erekat, membro del comitato direttivo di Fatah, che è stato responsabile per i negoziati con Israele; Maen Areikat, che è stato rappresentante dell’OLP a Washington e il suo sostituto Husam Zomlot. Assisteranno la commissione noti esperti di cose americane,  come l’ambasciatore palestinese all’Onu Riyad Mansour, l’ex ambasciatore Onu, nonché nipote di Y.Arafat,  Nasser al-Qudwa, considerato molto vicino ad Abbas; e politici come Hanan Ashrawi,  Mohammad al-Shattiyeh e l’alto funzionario di Fatah Azzam al-Ahmad.

Nota5) Secondo un’indagine condotta in Cisgiordania e in Gaza nel mese di settembre dal Palestinian Center for Policy and Survey research, il politico con maggiore popolarità è risultato Ismail Haniyeh, attualmente capo del governo a Gaza,

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5 commenti leave one →
  1. 6 dicembre 2016 7:50 pm

    Mammamia che rapporti complicati 🤔🤔🤔
    Comunque sin tanto che si riuniscono a discutere penso sia sempre positivo.
    Chissà che non si arrivi al più presto ad una soluzione definitiva

    Liked by 1 persona

    • 6 dicembre 2016 8:49 pm

      Guarda… dire complicato è dire poco!! E come non bastassero le questioni oggetti e la disinfo di Israele, ci sono serti siti pro-palestinesi che amplificano le crepe anche fra supporter .. Povera gente.

      Liked by 1 persona

      • 6 dicembre 2016 9:38 pm

        Ma lo sai…faccio fatica davvero a capire tutti gli intrecci, le situazioni…

        Mi piace

        • 6 dicembre 2016 11:58 pm

          Sono 70 anni di storia che i giornalisti hanno sempre raccontato superficialmente o tendenziosamente. La storia di una popolazione prevalentemente agricola, per secoli alla periferia di un grande impero, poi passata sotto un dominio coloniale, e poi alle prese – villaggio per villaggio – con delle bande armate, autentici terroristi che erano una minoranza fra gli Ebrei arrivati là con l’intenzione di convivere con i locali. Come se non bastasse, i paesi arabi hanno deciso di “proteggerli” con un conflitto di cui furono i Palestinesi a pagare il conto, cacciati, uccisi. oppure inglobati in uno stato che ancora oggi li considera di seconda categoria. Per quanti errori facciano, per quanti politici incapaci o corrotti ci siano (anche) fra loro, di scusanti ne hanno da vendere e la colpa è nell’indifferenza degli arabi e negli Usa che tengono il sacco mentre Israele ruba.

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