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Nessuna statistica di fine 2016 dai Folletti di WordPress. Chissà perché. Allora provvedo per conto mio, poiché c’è un dato che mi preme sottolineare.
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La statistica è presto fatta: 51 articoli pubblicati nel 2016, meno dei 58 del 2015, totale visualizzazioni 32.000, non molto dissimile dai 33.000 dell’anno precedente. Proprio il numero delle visualizzazioni dà un’impressione ingannevole. 

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In realtà vi è stato un calo nel traffico del blog,  come si vede è nascosto dalle oltre 7000 visualizzazioni di 1 solo articolo: A me gli occhi, please: media e manipolazione .

Un post pietra miliare del blog? Nemmeno per idea. Dava semplicemente voce al disagio di fronte allo stile con cui i media gonfiano o travisano le notizie e la sprovveduta credulità del pubblico.  Perchè, allora, tante visualizzazioni?

L’articolo prendeva spunto da una immagine virale nei social media; rappresentava una stanza piena di uomini seminudi sdraiati sul pavimento. Non vi era nessuna possibilità di risalire al luogo nè alla data dello scatto, tanto meno all’autore, però venne accettata e diffusa come scattata in Turchia a prigionieri del post golpe di luglio, progressivamente commentata come “tortura di prigionieri incatenati”.
Questa fanta-narrazione in crescendo voleva sottolineare il post, che sarebbe passato senza clamore se un noto debunker non l’avesse ripreso, contestando il metodo da me seguito per smascherare l’autenticità del collegamento fra foto e fatti. Non intendevo far concorrenza ai debunker professionali, è ovvio, perciò sorprende che il post di Maktub lo abbia tanto interessato da farne oggetto di un suo articolo.  

Come spesso accade, criticare dà visibilità. Come spesso accade, fissare l’attenzione sull’aspetto tecnico trascura il messaggio: l’effettiva manipolazione delle informazioni. O meglio: aumenta la portata della manipolazione. David Puente, il debunker, infatti, criticando il metodo ha aggiunto credibilità all’immagine, pur non sostenendone apertamente l’autenticità.

Presto abbandonata dai media l’insinuazione sulle “torture” di massa; però l’immagine è stata funzionale a promuovere slogan:

regime”  riferito alla Turchia, sebbene il paese abbia visto elezioni regolari nel 2015, e il partito di maggioranza sia quello che è subentrato a decenni di regime militare

Il Fattoquotidiano: L’Akp ottiene così il 49,46 per cento delle preferenze, percentuale pari a 316 seggi su 550 e si riprende la guida del Paese che tiene saldamente dal 2002, eccezion fatta per gli ultimi 5 mesi quando il paese è stato guidato da un governo ad interim. 

 ” sultano” riferito a Erdogan, sebbene:

La Repubblica: Recep Tayyip Ergodan è il nuovo presidente della Turchia. Il premier ha vinto con il 51,8% per cento dei voti. L’affluenza è stata del 76,6 per cento. Superando quota 50, Erdogan ha trionfato senza dover ricorrere al ballottaggio. Più indietro, il principale candidato dell’opposizione, Ekmeleddin Ihsanoglu, che con il 38,44 per cento ha già ammesso la sconfitta. Terzo il candidato curdo Selahattin Demirtas, fermo al 9,76%.
Si tratta della prima elezione diretta del presidente turco.

La Turchia di Erdogan, nelle mie intenzioni, serviva da esempio di come non debbono essere date le news, se lo scopo è informare sullo stato reale dei fatti, e dell’abitudine con cui le opinioni vengono manipolate, vuoi dal bisogno di creare scoop, vuoi dal deliberato proposito di orientare il sentimento collettivo. Attività oltremodo pericolosa nelle circostanze gravi come un tentativo di colpo di stato.

Di esempi di manipolazione ve ne sono moltissimi. Si pensi alla campagna anti-Brexit, al fuoco di fila contro il candidato Trump. Ma si pensi anche alle improvvise inversioni a U: Erdogan è tornato ad essere chiamato “presidente” da quando ha riallacciato i legami con Putin, Trump eletto è ora narrato come il rimedio all’azione di Obama e per la terrificante Brexit si constata che la Gran Bretagna non sta andando a fondo.

Dell’effettiva sostanza delle politiche, attuate o promesse, negli articoli dei media c’è assai poco. La sensazione per chi osserva attentamente il mondo dell’informazione è quella di assistere ad un gigantesco esercizio di pettegolezzo.

 

Buon anno a tutti i blogger e ai lettori di passaggio.
E  un auspicio per il Mondo con le parole di Seneca:

“Comandare non significa dominare, ma compiere un dovere”

 

 

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