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Il 25° Emendamento della Costituzione e l’inquilino della Casa Bianca

3 febbraio 2017

mcc43

La Costituzione degli Stati Uniti si adegua via via con l’aggiunta di Emendamenti. Inizialmente per la Vicepresidenza non era fissata una funzione esecutiva, né codificata – in caso di morte o di impossibilità ad operare del Presidente – la successione del Vicepresidente.

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Questo passaggio si verificò per la prima volta nel 1841, quando John Tyler succedette al defunto Presidente Harrison. Fu una soluzione improvvisata, ma divenne abituale per superare la crisi causata dalla morte di sette presidenti fino al 1963.
Fu c
on l’assassinio di John F. Kennedy che i poteri vennero assunti in modo formale dal vicepresidente Lyndon Johnson e gli venne ufficialmente attribuita anche la facoltà di scegliere il nuovo Vicepresidente. Tutto venne scritto nella Costituzione con l’aggiunta del 25° Emendamento.

Le Sezioni 1 e 2 dell’Emendamento riportano quanto sopra.

La sezione 3 prevede l’evenienza di un passo indietro del Presidente attraverso l’invio al  Presidente pro tempore del Senato e allo Speaker della Camera dei Rappresentanti di  una dichiarazione scritta sulla propria impossibilità ad esercitare poteri e doveri inerenti l’ufficio presidenziale; tale dichiarazione trasferisce automaticamente la carica al Vicepresidente fino a quando con nuova dichiarazione scritta egli comunicherà di essere nuovamente in grado di riassumere il ruolo. 

Fin qui nulla di stupefacente; una certa sorpresa suscita invece la sezione 4, ora  messa in evidenza dai critici della presidenza di Donald Trump (vedere Donald Trump a vele spiegate verso l’impeachment? )

La Sezione 4 recita:

“Qualora il Vice Presidente e la maggioranza dei principali responsabili dei Dipartimenti esecutivi, o di qualsiasi altro organismo che il Congresso possa istituire per legge, trasmettano al Presidente pro tempore del Senato e allo Speaker della Camera dei Rappresentanti la loro dichiarazione scritta che il Presidente non è in grado di esercitare i poteri e i doveri del suo ufficio, il Vice Presidente assume immediatamente poteri e doveri di  Presidente facente funzione”.

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Da notare: l’articolo non indica alcuna motivazione necessaria per dar corso a tale iniziativa, non prevede, pertanto, che il Presidente sia colpito da impedimenti di qualche natura.

Naturalmente le cose non terminano qui, i diritti del “deposto” Presidente vengono tutelati e la Sezione 4 prosegue:

“Successivamente, quando il Presidente trasmette al Presidente pro tempore del Senato e allo Speaker della Camera dei Rappresentanti una sua dichiarazione scritta che non sussiste sua  incapacità, riassumerà i poteri e i doveri del suo ufficio A MENO CHE il Vice Presidente e una maggioranza o dei principali membri dei Dipartimenti esecutivi o di qualsiasi altro organismo che il Congresso possa per legge istituire, trasmettano entro quattro giorni al Presidente pro tempore del Senato e allo Speaker della Camera dei Rappresentanti la loro dichiarazione scritta che il Presidente non è in grado di esercitare i poteri e i doveri del suo ufficio.”

A questo stadio, tutto viene rimesso ai membri del Congresso e

“A quel punto il Congresso deciderà sulla questione,  convocandosi entro quarantotto ore, se non già in sessione. Se il Congresso, entro ventuno giorni dal ricevimento della dichiarazione scritta [del Presidente “deposto”] o, se il Congresso non è in sessione entro ventuno giorni dalla convocazione, determina con due terzi dei voti delle due Camere che il Presidente è inabile a esercitare i poteri e i doveri del suo ufficio, il Vice Presidente continuerà ad agire come Presidente facente funzione; in caso contrario, il Presidente riprenderà i poteri e i doveri del suo ufficio.”

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Con queste disposizioni, la Costituzione consente di rimuovere il Presidente eletto senza che sia avviata la complessa procedura dell’impeachment, senza che sia necessario elevare accuse precise.  E’ sufficiente l’accordo raggiunto dal Vicepresidente e da: o una maggioranza di Segretari dei vari Dipartimenti o da una Commissione Parlamentare – e che ottenga i due terzi dei voti favorevoli nei due rami del Parlamento qualora il Presidente abbia fatto opposizione – per voltare pagina.
In altre parole per escludere Donal Trump dallo Studio Ovale in modo costituzionale.

Non si tratterebbe di un evento indolore, provocherebbe la rivolta di una gran parte degli elettori non solo repubblicani, indebolirebbe gli Stati Uniti sulla scena del mondo. Tuttavia la possibilità – di questo che potremmo chiamare “golpe delle istituzioni” se non fosse in realtà una procedura democratica condivisa –  esiste e può essere un’altra spada di Damocle sulla testa di Trump, oppure una scappatoia dignitosa attraverso la lettera di rinuncia, dovesse prendere corpo la possibilità della messa in stato d’accusa: il traumatico impeachment.
Questi sono i magnifici check and balance della democrazia americana.

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7 commenti leave one →
  1. 3 febbraio 2017 7:25 pm

    Vedremo come andrà avanti…non mi pare, in ogni e…in qual caso, un tipo che molla facilmente…

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    • 3 febbraio 2017 7:37 pm

      Non so, la coerenza non è il suo forte e non reagisce bene a chi o contraddice. Ora è la luna di miele con il Congresso, ma lui non è un repubblicano doc, vedremo come prosegue, ma non è una situazione tranquillizzante.

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  2. 4 febbraio 2017 8:10 am

    questo post e` tecnicamente molto interessante, direi quasi insostituibille. grazie!

    Liked by 1 persona

    • 8 febbraio 2017 5:09 pm

      Grazie a te, per aver letto e soprattutto per averlo ritenuto utile. E’ un giudizio che vale … una medaglia 🙂

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  3. 3 aprile 2017 8:02 pm

    Articolo veramente interessante. Grazie

    Liked by 1 persona

    • 3 aprile 2017 10:38 pm

      Grazie, anche della visita

      Liked by 1 persona

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  1. Trump all’impeachment – 75 – cor-pus 15

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