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“Ma la realtà è che gli olandesi hanno respinto la politica economica della coalizione, l’hanno sanzionata, di conseguenza significa che il paese non sta così bene come suggerirebbe un tasso di crescita gonfiato dalle ri-esportazioni  [*nota] da Rotterdam e dagli effetti relativi alle agevolazioni fiscali per le multinazionali.”

Questa l’estrema sintesi di La Tribune dello scossone impresso alla coalizione di Governo, composta dai liberali del VVD: Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia  di Mark Rutte e dal PvdD: Partito del Lavoro. Quest’ultimo ha più pesantemente pagato il malumore elettorale con 29 seggi in meno rispetto alle elezioni del 2012, mentre i liberali ne hanno persi “solamente” 8. Si tratta di una batosta velata dall’immagine falsata che si è voluto dare alla campagna elettorale.

Prima di tutto si è attribuito al risultato una chiave pro o contro la UE, in conseguenza del non ancora superato choc-referendum-Brexit.
Secondariamente si è voluto presentare il partito della destra xenofoba di Geert Wilders come un possibile  vincitore, un prodotto del malessere razzista che si evidenzia in vari paesi. In realtà il PVV, orwellianamente autodefinitosi Partito per la Libertà, è tutt’altro che nuovo. Nasce nel 2004 con l’uscita di Wilders dal VVD, cui però ha dato sostegno fino al 2012, quando ha ritirato l’appoggio al governo Rutte.

Si è voluto nascondere o sottovalutare che l’elettorato era tutt’altro che incline a guardare con crescente entusiasmo ai partiti di stampo xenofobo o anti-islamico.

jesse-klaver-olanda– Il partito vincitore morale di queste elezioni, infatti, è il Partito dei Verdi che passa da 4 a 14 seggi. Il leader Jesse Klaver, si tenga presente, è figlio di padre marocchino e di madre con ascendenze indonesiane.

– Si è taciuta perfino l’esistenza di  Denk,  un denk-party-netherlandstermine che in olandese significa “Pensiero” e in turco “Uguaglianza”. I fondatori sono due turco-olandesi, già deputati per il partito laburista con il quale avevano rotto nel 2014. Esordiscono in Parlamento con 3 seggi.

Su questa rappresentazione falsata della campagna elettorale ha fatto irruzione la crisi con la Turchia: il divieto ai rappresentanti del governo turco di fare campagna per il referendum costituzionale cui sarà chiamato tra qualche settimana il popolo turco.

Un divieto manifestato dal governo Rutte in modo plateale: negando il diritto di atterraggio all’aereo del ministro degli esteri e l’accesso al consolato turco di Rotterdam della ministra della famiglia.
E sostenuto con metodi brutali: cannoni ad acqua e cani, contro i manifestanti di origine turca che protestavano a Rotterdam.

Se Rutte ha cercato di inseguire Wilders sulla strada della durezza repressiva ha dimostrato di non aver il polso del suo elettorato, perdendone così il 5,3 % sul 2012.
Poichè Wilders è passato dal 10,1 al 13,3, e avendo i media impostato la consultazione come un match fra i due, è lui ad aver accumulato punti.

Nessun partito era disposto, tali erano le dichiarazioni, a formare una coalizione con Wilders qualora il suo partito avesse scavalcato i liberali. Non era pertanto pensabile un futuro governo guidato dal PVV. Rutte, pertanto, aveva in ogni caso la possibilità di ricevere l’incarico di formare una coalizione.
Il risultato deludente del suo partito è probabilmente all’origine della decisione di affidare una prima esplorazione a Edith Schippers, ministra della salute, scrive  oggi DutchNews.nl
Sarà un processo molto lungo, visto il nuovo panorama dei seggi parlamentari, prima che il nuovo governo possa essere composto e assumere i poteri.


Percentuali 2012 e 2017 a confronto   

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*nota: Il 46 % del valore delle esportazioni olandesi è costituito da ri-esportazioni di merce di produzione straniera, il che spiega l’importanza di Rotterdam come portale del commercio europeo.

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